Prosecco DOC

La zona interessata dalla Denominazione Prosecco DOC è situata nella parte nord orientale dell’Italia, che include parte del territorio regionale del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, ed è caratterizzata da un’area fondamentalmente pianeggiante con alcune zone collinari. Nella fascia pedemontana, in particolare nelle colline trevigiane, il Prosecco trova il suo terroir d’elezione e grazie alla fama dell “Prosecco di Conegliano Valdobbiadene” la coltivazione delle uve per la sua produzione ha cominciato a interessare anche i territori pianeggianti, diffondendosi prima nella provincia di Treviso e successivamente in altre province del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Il successo del Prosecco è dovuto essenzialmente allo sviluppo, a partire dai primi anni del 1900, di idonee tecniche di rifermentazione naturale, prima in bottiglia, poi in autoclave. Il vitigno principale da cui si ottiene il Prosecco è la Glera, classificato come semiaromatico; possono concorrere poi, fino ad un massimo del 15%, altri otto vitigni, dagli autoctoni Bianchetta, Perera, Verdiso, Glera lunga agli internazionali Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero. Il vino Prosecco, nelle versioni spumante e frizzante, è tipicamente secco, dal colore giallo paglierino brillante con perlage fine. All’olfatto, il vino è caratterizzato da spiccate note floreali (fiori bianchi) e fruttate (mela, pera, frutta esotica e agrumi) che esprimono eleganza e finezza. Al gusto, presenta un equilibrio tra le componenti zuccherina ed acidica, che unite alla sapidità conferiscono note di freschezza, morbidezza e vivacità al palato. Il Prosecco viene elaborato con il metodo Charmat, che prevede la rifermentazione naturale del vino base in grandi recipienti o autoclavi. Il Prosecco esprime così al meglio il proprio potenziale aromatico e di piacevolezza, tipicità e freschezza che lo rendono un vino apprezzato e richiesto dai consumatori nazionali ed internazionali. Esiste anche una versione ferma (tranquillo) del Prosecco, che presenta un profilo sensoriale analogo alle precedenti tipologie, ma dai marcati sentori di frutta e dal gusto impostato su una maggior sapidità e pienezza.

Valpolicella Ripasso DOC

La zona di produzione della Valpolicella Ripasso DOC copre l’intera fascia pedemontana della provincia di Verona estendendosi dal lago di Garda fino quasi al confine con la provincia di Vicenza. La zona è costituita da una serie di vallate e di colline che entrano nella pianura disegnando la forma di una mano e che hanno alcune caratteristiche comuni e proprie della Valpolicella dove il clima ed il suolo hanno un ruolo fondamentale. Il vino Valpolicella Ripasso DOC è prodotto con una tecnica particolare. Dopo la vinificazione, il vino Valpolicella viene conservato per essere successivamente sottoposto alla pratica della rifermentazione per 10/15 giorni sulle vinacce residue di Amarone della Valpolicella e divenire così Valpolicella Ripasso. II tempo di contatto fra vinacce e vino che deve essere breve per consentire il passaggio dei tannini presenti nei vinaccioli al vino e donare a quest’ultimo la caratteristica “secchezza”. Dopo la vinificazione il Valpolicella Ripasso viene lasciato affinare in botti di legno e successivamente in bottiglia per entrare in commercio non prima di 2 anni dalla vendemmia. Il Valpolicella Ripasso DOC ha maggior struttura e longevità rispetto al “Valpolicella” base, una maggiore alcolicità, un’acidità più bassa e una maggior rotondità, un più elevato valore in estratti e in sostanze fenoliche. E’ di colore rubino con riflessi granati, con un profumo, lievemente etereo e di frutta rossa, con note di vaniglia; il suo è sapore affinato, armonico, secco e vellutato. Per le sue caratteristiche di piacevolezza, può accompagnare primi piatti invernali, secondi piatti, salumi e formaggi di media stagionatura.

Valpolicella DOC

La zona di produzione della Valpolicella DOC copre l’intera fascia pedemontana della provincia di Verona estendendosi dal lago di Garda fino quasi al confine con la provincia di Vicenza. La zona è costituita da una serie di vallate e di colline che entrano nella pianura disegnando una caratteristica forma di una mano, con caratteristiche comuni e proprie della Valpolicella come il clima ed il suolo. I vini della Valpolicella sono caratterizzati dall’uso di varietà autoctone dal territorio. La Corvina è la varietà più importante presente nell’uvaggio del “Valpolicella” e conferisce struttura e corpo. La Rondinella risulta invece particolarmente importante per l’apporto di colore che riesce ad assicurare al vino. I vini prodotti sono mediamente alcolici, ben strutturati e con un quadro polifenolico interessante. Il Valpolicella giovane è un vino fine, dal colore rosso rubino, dal profumo vinoso, sottile, con toni di ciliegia e rosa, dal sapore fresco, secco o alquanto morbido, piacevolmente tannico amarognolo e vivace. Il Valpolicella Superiore, proveniente da uve scelte, deve avere un affinamento minimo di un anno e può così presentarsi con il caratteristico colore rubino con alcune note granate; il profumo lievemente etereo e di vaniglia; il sapore affinato, armonico, secco e vellutato.

Soave DOC

L’area di produzione dei vini Soave DOC si trova in provincia di Verona, sotto i monti Lessini, al confine con la provincia di Vicenza. Tale zona rappresenta uno dei comprensori viticoli italiani a più alta densità di coltivazione della vite. Il territorio di Soave costituisce un comprensorio unico nel suo genere per la specifica identità legata all’origine vulcanica dei suoli. I terreni tufacei basaltici di origine vulcanica dei rilievi collinari della zona costituiscono un suolo ideale per la coltivazione della Garganega. Il territorio di Soave era già in epoca romana noto per la sua buona posizione e per l’intensità delle coltivazioni. Dalle uve si ottenevano anche peculiari vini “acinatici”, risultato di un tradizionale metodo di appassimento delle uve. L’uva Garganega non possiede un’aromaticità spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi. Il Trebbiano di Soave, storicamente molto presente nei vigneti, seppure in quantità limitata è essenziale per caratterizzare i vini della denominazione. La sua presenza favorisce la sapidità e vivacità, nonchè la struttura e la densità tipiche della Garganega. Nei vini i sentori prevalenti sono quelli fruttati, floreali e speziati (cannella), arricchiti da note di ciliegia e mandorla. L’ottima intensità e la pienezza gustativa sono caratteristiche peculiari di questi vini e quindi strettamente riconducibili alle caratteristiche fisiche e minerali proprie dei suoli di origine vulcanica del Soave. Il Soave Classico è il vino della zona che vanta la tradizione più antica, più ambiziosi, è un prodotto con profumi lievemente minerali con gusto pieno ed autorevole ed al tempo stesso delicato ma molto aromatico, con basse note vegetali, olfattive e retro olfattive.

Piave DOC

La zona di produzione della DOC Piave si trova tra la fascia collinare Trevigiana ed il Friuli, con il Montello a nord e la laguna veneziana a sud, lungo l’asse del fiume Piave. Il nome della denominazione deriva da quello del fiume Piave che ne attraversa il territorio. L’intera area riconducibile all’attuale zona DOC Piave era interessata alla coltura della vite già in epoca preromana, ma le prime testimonianze concrete sulla viticoltura nella zona risalgono alla dominazione asburgica: ai primi del ‘900 la provincia di Treviso per consistenza del vigneto e produzione di vini, era al secondo posto tra le province venete. I vini rossi della DOC Piave sono caratterizzati da elevata struttura, grande equilibrio fra le diverse componenti e un’elevata morbidezza al palato. Il loro colore è rosso rubino più o meno intenso, con riflessi violacei, talvolta granati con l’invecchiamento. Il profumo è fragrante e intenso e, a seconda dei vitigni, si possono riscontrare i sentori di frutti rossi, ciliegia, frutta matura, note speziate, erba fresca o secca, tabacco o di tostato. I vini bianchi e aromatici, ottenuti con produzioni più elevate, presentano minori livelli di gradazioni zuccherine e tenori acidi e sono caratterizzati da profumi floreali, di frutta e di crosta di pane fresco.

Lessini Durello DOC

L’area compresa nella zona Lessini Durello DOC si estende nella parte collinare dei Monti Lessini orientali, a cavallo tra le province di Verona e Vicenza. La Durella è un vitigno caratterizzato da produzione costante, buona resistenza alle malattie, ottima attitudine alla spumantizzazione (vedi contenuti acidi) ed alta vigoria (consona alle buone precipitazioni di questa zona collinare). Il Durello Spumante nasce da un uvaggio che prevede un minimo dell’85% di uva Durella, con possibili aggiunte di Chardonnay, Garganega, Pinot bianco e Pinot nero. Grazie all’alta percentuale di acidità totale si presta bene alla spumantizzazione, sia in Metodo Classico con rifermentazione in bottiglia, che con il Metodo Charmat. Sono previste due tipologie: il Lessini Durello che quasi sempre è ottenuto con la rifermentazione in autoclave (charmat) ed il Lessini Durello Riserva prodotto con la rifermentazione in bottiglia con una permanenza sui lieviti per almeno 36 mesi. Più fruttato e fragrante il primo, più strutturato, pastoso e complesso il secondo, che può arrivare anche oltre i dieci anni di affinamento. In entrambi è comunque la vivacità acida e la caratteristica persistenza olfattiva a definire fortemente l’identità. Questo vino si presenta con una spuma fine e persistente e con un colore giallo paglierino più o meno carico, con riflessi verdognoli. I profumi sono caratterizzati da sentori di marini di gesso e iodio che sembra esaltare note più floreali di sambuco e biancospino. In bocca è la sua vibrante acidità a definirne il carattere. Ritornano i sentori marini tipici di questo territorio ed anche se il corpo non è mai eccessivo, la sensazione di sapidità nobilitata da un retrogusto minerale e amarognolo non sembra mai esaurirsi. Proprio per queste caratteristiche, ha una grande duttilità, sia come aperitivo che per i piatti più grassi e sapidi.

Gambellara DOC

Gambellara si trova al confine tra Vicenza (22 km) e Verona (30 km), allo sbocco della valle del Chiampo, sulle ultime propaggini dei Monti Lessini. L’area della denominazione comprende un vasto settore collinare con creste comprese tra 250 e 350 metri di quota, i cui versanti sono rivestiti da vigneti, con vallette verdeggianti formate da vari corsi d’acqua. Il suolo è di origine vulcanica, con terreni per la maggior parte franco/argillosi con più o meno scheletro. Nei vigneti di Gambellara la grande protagonista è l’uva Garganega, pressoché esclusiva del Veneto occidentale, dalla quale si traggono vini bianchi, secchi o passiti, di eccezionale qualità, caratterizzati da elevata mineralità. Dalla Garganega in questa zona nascono i vini “Gambellara”, “Gambellara Classico”, “Gambellara Superiore” e “Gambellara Spumante” tutti di colore giallo paglierino tenue, profumo fresco e delicato, dal sapore asciutto, di medio corpo e giusta acidità. Nel Gambellara Spumante è da sottolineare la finezza della spuma e la sua persistenza. Il Vin Santo di Gambellara è caratterizzato da un colore giallo dorato intenso o ambrato, profumo fruttato, di frutta matura e passita, sapore intenso, persistente, abboccato, morbido e caldo.

Colli Euganei DOC

I Colli Euganei sono colline di origine vulcanica che si elevano nella pianura padana nei pressi delle città termali di Abano Terme e Montegrotto Terme, in provincia di Padova, all’interno del Parco dei Colli Euganei, isola naturalistica di quasi 19.000 ha. La zona, per la maggior parte collinare, consente ai produttori di scegliere per ogni tipologia di vitigno le esposizioni e le giaciture più idonee a far risaltare le qualità specifiche. Infatti, a seconda dell’esposizione “più o meno fresca”, la scelta enologica cambia passando da uve destinate a vini bianchi, a base spumante o a uve per vini, sia bianchi che rossi, giovani e fruttati nei terreni ad esposizione prevalentemente a nord, ad uve per ottenere vini più strutturati e riserve per i versanti a sud. La combinazione tra natura del terreno e fattori climatici fanno dei Colli Euganei un territorio altamente vocato alla produzione di vini di pregio. I vini rossi sono caratterizzati da un colore rosso rubino più o meno intenso, con riflessi violacei, talvolta granati con l’invecchiamento. Il profumo è fragrante, caratteristico, intenso. A seconda dei vitigni si possono riscontrare sentori di frutti rossi, ciliegia, frutta matura, note speziate, erba fresca o secca, tabacco o di tostato. I vini rossi dei Colli Euganei presentano un’ottimale maturazione fenolica, che, grazie anche ad un ottimale rapporto tra zuccheri e acidi, permette di ottenere vini caratterizzati da elevata struttura, un grande equilibrio fra le diverse componenti e
un’elevata morbidezza al palato. I vini di varietà a bacca bianca come il Moscato, il Serprino, il Pinello, lo Chardonnay offrono produzioni contenute dal punto di vista quantitativo associate ad elevate gradazioni zuccherine e buoni equilibri acidi. La maturazione delle uve è buona. I vini ottenuti sono caratterizzati da profumi floreali, di frutta e di crosta di pane fresco. I vini bianchi giovani presentano un carattere fresco molto apprezzato specialmente dai consumatori più giovani. Tra i vini bianchi aromatici, il Moscato, molto caratteristico della zona, presenta un peculiare equilibrio di estratti e zuccheri e vengono esaltate le note di pesca, banana, citronella geranio, salvia, rosa. Non a caso la zona di produzione è tra le rare zone viticole nel Veneto dove si ottengono le massime espressioni dei moscati nei quali, a seconda della tipologia di suolo e delle esposizioni, vengono esaltate le note di pera, banana, citronella, geranio, salvia, rosa.

Colli Berici DOC

I Colli Berici costituiscono la caratteristica paesaggistica più rilevante a sud di Vicenza, con un caratteristico profilo ondulato e di altezze modeste (300-400 metri). La coltura della vite nei Colli Berici risale all’epoca romana, ma si sviluppò soprattutto dopo l’anno 1000. Cronache raccontano che sin dal XIII secolo tutta la parte nord dei Colli Berici era interamente coltivata a vite, così come le colline di Barbarano. L’avvento della Repubblica Veneta diede un forte impulso alla viticoltura e a partire dai primi anni dell’Ottocento, accanto ai due vitigni autoctoni Garganega e Tocai rosso sono stati importati vitigni internazionali provenienti dalla Francia e in particolare dalla zona di Bordeaux, che messi a dimora nei Colli Berici hanno sviluppato nel tempo caratteristiche peculiari in relazione al terreno e al clima. Il Cabernet franc dei Colli Berici è stato il primo Cabernet DOC in Italia. La punta di diamante dell’enologia berica è il vino Tai Rosso che deriva dal vitigno Tocai rosso, della stessa natura genetica del Cannonau sardo, del Grenache francese e della Garnacha spagnola, ma che nel Vicentino ha trovato un areale adatto alla sua coltivazione e una propria identità. Coltivato nella zona di più antica tradizione, costituita dal Comune di Barbarano e dai comuni limitrofi, è identificato con il nome Barbarano rosso. La Garganega è l’altra varietà autoctona dei Colli Berici, particolarmente duttile dal punto di vista enologico che in questi colli dà origine a vini fermi di colore giallo paglierino con delicato profumo fruttato, dal sapore asciutto, abbastanza fresco e sapido. I vini bianchi dei Colli Berici sono caratterizzati da sentori fruttati, floreali e minerali che al palato si rivelano abbastanza freschi e sapidi. Fra questi il Sauvignon, che all’analisi sensoriale si rivela fresco, floreale e fruttato con buona sapidità, note tipiche di peperone e foglie di pomodoro. I vitigni internazionali a bacca nera danno origine nella zona dei Colli Berici a vini rossi di buon corpo e morbidezza con colorazione che varia dal rosso rubino al granato, più o meno concentrato a seconda della micro area di produzione. Il tenore alcolico e il corredo polifenolico risultano in generale piuttosto elevati, ma ben bilanciati a favore dell’equilibrio complessivo. In particolare il Tai Rosso fa percepire all’olfatto aromi primari e varietali, in particolare la freschezza della frutta a bacca rossa e la fragranza dei fiori di ibisco: le note aromatiche predominanti sono quelle del lampone e della rosa canina. Il sapore è asciutto, fresco e morbido con sentori di frutti di bosco, spezie e retrogusto di mandorle e prugna.

Breganze DOC

L’area della DOC Breganze è costituita dal bacino ad anfiteatro compreso tra i fiumi Astico e Brenta, il cui margine settentrionale confina con le aree montagnose delle prime pendici dell’Altopiano di Asiago. La vite era presente nella zona della DOC Breganze sia in epoca preistorica che durante la dominazione romana, ma trova le prime testimonianze scritte nel periodo della Repubblica di Venezia, durante il quale i vini di Breganze ed in particolare il Vespaiolo entrano nei racconti degli avvenimenti del tempo. La DOC Breganze include i vini “Breganze Rosso”, “Breganze Cabernet”, “Breganze Pinot Nero”, “Breganze Bianco”, “Breganze Pinot Bianco”, Breganze Vespaiolo” ed altri, fino ad arrivare a 16 tipologie complessive. Dal 1995 la gamma dei vini è completata con il Torcolato, gemma enologica delle pedemontana vicentina. L’emblema della denominazione Breganze è il vitigno Vespaiolo, vinificato in tre versioni, fermo, spumante e passito. In quest’ultimo caso prende il nome di Torcolato. L’uva Vespaiola deve il suo nome alla dolcezza dei suoi succhi, particolarmente amati dalle vespe. Il vino Vespaiolo che se ne ottiene presenta un’interessante predisposizione all’invecchiamento ed è caratterizzato da un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli in gioventù, profumo di buona intensità, elegante e non aggressivo, con sentori floreali e fruttati come l’acacia e gli agrumi. In bocca presenta una freschezza invidiabile per la presenza di una naturale acidità. Il Torcolato è ottenuto dai grappoli appassiti di uva Vespaiola, si presenta con un colore giallo oro carico, con fragranze che richiamano il miele e l’uva passa. Il suo gusto dolce-non dolce, armonico, vellutato, pieno e rotondo ricorda la frutta matura, il miele e l’uva sultanina. E’ un vino “da meditazione”, ottimo da solo ma eccellente a fine pasto con dolci secchi, dà il massimo sui formaggi erborinati. In generale i vini bianchi della DOC Breganze sono caratterizzati da sentori fruttati, floreali e minerali che al palato si rivelano abbastanza freschi, sapidi e delicati. L’area della denominazione si è dimostrata particolarmente vocata alla coltivazione dei vitigni internazionali a bacca rossa, in particolare il merlot e cabernet, che vi vengono coltivati fin dal diciassettesimo secolo, oltre al Pinot Nero che per le
caratteristiche organolettiche si erge tra i migliori d’Italia. I vini rossi in generale evidenziano una interessante mineralità, una buona struttura, con morbidezza ed intensità notevoli, una colorazione dal rosso rubino al rosso mattone, al granato con l’invecchiamento. Il tenore alcolico e il corredo polifenolico sono elevati, ma ben bilanciati a favore di un ottimo equilibrio complessivo.

Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste DOC

La zona vinicola della Valle d’Aosta DOC si identifica con il fondo valle pianeggiante dove scorre la Dora Baltea. L’orientamento Est-Ovest della Dora Baltea determina l’esposizione dei versanti della valle principale: uno esposto a Sud “adret” e uno esposto a Nord “envers”. La scarsità di superfici idonee all’agricoltura ha spinto le popolazioni dell’arco alpino a rivolgere i propri sforzi verso i versanti soleggiati delle montagne dando vita alla costruzione di imponenti terrazzamenti. Tra i vitigni della DOC Valle d’Aosta, ben 7 sono autoctoni (Mayolet, Fumin, Cornalin, Petit rouge, Premetta, Vuillermin e Prié blanc), 2 sono tradizionali (Petite Arvine, Nebbiolo), mentre il Moscato bianco è storicamente coltivato nella zona di Chambave. I vini rossi della Valle d’Aosta DOC presentano aromi fruttati tipici dei vitigni di origine, che nelle versioni da affinamento sfumano in note speziate e balsamiche. Le tonalità vanno dal rubino più o meno intenso dei vini giovani fino al granato con riflessi aranciati delle versioni più mature di alcune varietà. Alla degustazione si presentano di moderata acidità, con buona struttura e con una discreta persistenza dei tannini che vanno dal molto morbido al leggermente amarognolo, a seconda dei vitigni. I vini bianchi della Valle d’Aosta DOC si caratterizzano per tonalità che vanno dal giallo tenue con riflessi verdognoli al paglierino dorato; predominano, al palato, le sensazioni fruttate con note minerali anche importanti, caratteristiche dei terreni di origine sciolti e leggeri. L’olfatto è caratterizzato da note fruttate e floreali spesso molto intense, grazie alla forte escursione termica che caratterizza gli ambienti di coltivazione in quota. Per le versioni passito e vendemmia tardiva, le note fruttate lasciano il posto a percezioni di confettura e frutta secca molto nitide in un contesto di buona complessità con calde note di alcol e strutture importanti ed equilibrate allo stesso tempo.

Orvieto DOC

L’Orvieto DOC è senza dubbio il vino più famoso dell’Umbria e dell’Italia centrale e la denominazione rappresenta l’80% dell’area vitata della regione. I vigneti che producono vino Orvieto sono piantati su entrambi i lati del Paglia, il fiume che scorre attraverso la città di Orvieto in direzione del Tevere. I terreni tufacei e il substrato roccioso così caratteristici dell’area non solo contribuiscono alla qualità del terroir locale, ma sono anche adatti allo scavo di cantine per la conservazione del vino. La denominazione Orvieto DOC è riservata esclusivamente al vino bianco. Copre tipologie dolci e secche, disponibili in versioni base o superiore. I vini sono ottenuti da una combinazione di Procanico (Trebbiano Toscano) e Grechetto, che insieme rappresentano almeno il 60% della massa. Il restante 40% può essere costituito da qualsiasi combinazione di altre varietà bianche, a condizione che siano autorizzate all’interno della provincia di Viterbo, ad esempio Canaiolo Bianco e Malvasia Toscana. I vini di Orvieto hanno seguito i trends del mercato ed oggi l’Orvieto è un vino secco, dal profumo di pesca, con un profilo pulito, fresco e moderata acidità. Lo stile dorato e semi-dolce dell’Orvieto Abboccato, un tempo apprezzato dai papi e dai principi, è ancora prodotto per il consumo locale. Alcuni produttori elaborano eccellenti versioni da uve sovra mature attaccate dalla muffa nobile, la Botrytis cinerea, che gli conferisce caratteri unici di concentrazione ed eleganza. I mosti che si ottengono sono quindi molto zuccherini, ricchi di glicerina che conferisce al vino una particolare “untuosità” con concentrazione di tutti i componenti aromatici. La denominazione Orvieto DOC ha una sottozona classico, situata intorno alla città di Orvieto stessa e che si estende leggermente verso est includendo l’area intorno al lago di Corbara. Il suo confine occidentale segue il confine regionale con il Lazio a pochi chilometri di distanza. I vini qui prodotti possono essere etichettati come Orvieto Classico .

Montefalco DOC

La zona  della Montefalco DOC ricade in provincia di Perugia, al centro dell’ Umbria, e abbraccia l’ intero territorio comunale di Montefalco e parte dei comuni di Bevagna, Giano dell’ Umbria, Gualdo Cattaneo e Castel Ritaldi. Si tratta di una zona molto piccola, con terreni che digradano dolcemente lungo i profili dei rilievi collinari più elevati presidiati da antichi borghi medievali. La pendenza degli appezzamenti vitati e l’esposizione generale è variabile, tanto da creare un ampio ventaglio di microclimi e condizioni di coltivazione. Il vino DOC Montefalco Rosso deve essere ottenuto da uve Sangiovese dal 60% al 70%, e Sagrantino dal 10 al 15%, e altri vitigni a bacca rossa coltivati localmente. Il vino Montefalco Bianco DOC deve essere ottenuto da Grechetto (min. 50%), Trebbiano toscano (20%-35%) e altri vitigni a bacca bianca. Il Montefalco Rosso presenta un colore rosso rubino intenso e brillante con sfumature violacee. Ha un odore delicato, caratteristico, con note di frutta matura; sapore asciutto e di buon corpo. L’aroma è molto persistente al naso con tipici sentori di frutti di bosco, lampone e mirtillo che si legano perfettamente con la vaniglia data dal legno. Il gusto è pieno e leggermente tannico. E’ un vino con capacità di invecchiamento che può evolvere in bottiglia, se ben conservato, per 5 e più anni. Il Montefalco bianco presenta un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Le caratteristiche organolettiche che ne risultano sono: odore leggermente vinoso, fine, con note fruttate e floreali; sapore caratteristico, sapido, secco e leggermente fruttato. L’aroma è intenso. Il gusto è persistente. E’ un vino buono in gioventù ed ha una capacità di invecchiamento di due o tre anni.

Trento DOC

La zona della denominazione Trento DOC comprende vigneti ubicati nella Valle dell’Adige, nella Valle di Cembra, nellaVallagarina, nella Valle del Sarca, nella Valsugana e nelle Valli Giudicarie, incidendo praticamente sullo stesso territorio della Trentino DOC. L’area vitata è di circa 800 ettari all’interno di questo territorio. I terreni vitati destinati alla produzione del vino Trento DOC, ubicati prevalentemente in declivio, si spingono fino agli 800 m s.l.m. La produzione di spumante metodo classico in Trentino è più che secolare. Negli ultimi cento anni la produzione di spumante è ininterrottamente progredita sia per numero di produttori, sia per quantitativi di bottiglie ottenute. La Trento DOC è stata la prima denominazione italiana ad essere riservata esclusivamente allo spumante ottenuto con il metodo della rifermentazione in bottiglia. Il Trento DOC è prodotto utilizzando le varietà di vite localmente più idonee alla spumantizzazione con il metodo della rifermentazione in bottiglia: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero e Pinot Meunier. La raccolta delle uve destinate alla produzione dello spumante Trento DOC avviene, di norma, in epoca più precoce rispetto alle uve destinate alla produzione di vini fermi per assicurare il giusto equilibrio fra zuccheri ed acidità necessario per ottenere uno spumante di qualità. La vinificazione delle uve avviene prevalentemente in purezza con, eventuale, successivo assemblaggio delle diverse componenti in fase di costituzione della partita (cuvèe). Nella elaborazione dello spumante Trento DOC è consentito esclusivamente il “metodo classico” della rifermentazione in bottiglia comprendente le operazioni di scuotimento (remuage) e sboccatura (dégorgement). Il processo di elaborazione prevede un periodo minimo di permanenza sui lieviti della durata di 15 mesi, elevato a 36 mesi per la tipologia “riserva”.

Trentino DOC

La zona di produzione della denominazione DOC Trentino e Trentino Superiore si estende tra i comuni viticoli della provincia di Trento, nella Valle dell’Adige, nella Valle di Cembra, nella Vallagarina, nella Valle del Sarca, nella Valsugana e nelle Valli Giudicarie. L’area è prevalentemente montuosa o collinare, con il 70% del territorio trentino al di sopra dei 1.000 di quota. I terreni vitati per la produzione del vino DOC Trentino e Trentino Superiore varia dai 70 ai 600/700 m s.l.m. La coltivazione della vite e la produzione di vino fanno da sempre parte del bagaglio culturale della regione, come testimoniano numerosi ritrovamenti archeologici e documenti storici che coprono un arco temporale che va dall’Età del Bronzo ai giorni nostri. Nella zona della denominazione DOC Trentino e Trentino Superiore vengono coltivati sia vitigni autoctoni, quali Lagrein, Marzemino, Moscato giallo, Moscato rosa, Müller-Thurgau, Nosiola, Rebo e Traminer aromatico che varietà internazionali, quali Cabernet, Chardonnay, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Riesling e Sauvignon. La vinificazione avviene di norma in purezza con indicazione del nome della varietà, fatta eccezione per la tipologia rosso (bordolese), bianco e rosato/kretzer. Nella produzione del Vino Santo del Trentino DOC le uve Nosiola, dopo la raccolta, vengono sottoposte ad appassimento fino al momento della pigiatura la quale può avvenire dal 1° marzo successivo alla raccolta per il “Trentino Superiore Vino Santo“ e di norma dal 1° febbraio successivo alla raccolta per il “Trentino Vino Santo”. Per ottenimento dei vini recanti la menzione “vendemmia tardiva” viene invece praticato un più o meno prolungato appassimento delle uve sulla vite.

Teroldego Rotaliano DOC

La zona di produzione della denominazione Teroldego Rotaliano DOC comprende un’area di circa 1.200 ettari sulla destra del fiume Adige, di fronte pareti montuose che sovrastano gli abitati di Mezzolombardo e Mezzocorona, attraversata dal torrente Noce, denominata “Campo Rotaliano“. I vigneti sono ubicati ad una quota d 200 – 250 m s.l.m. La coltivazione della vite e la produzione di vino fanno da sempre parte del bagaglio culturale della regione e testimonianze sull’attività viticola ed enologica in epoca romana sono state ritrovate anche all’interno della zona di produzione del vino in questione. La prime citazioni del vitigno Teroldego in provincia di Trento risalgono al 1480 e riconducono il vino Teroldego alla zona di produzione del “Teroldego Rotaliano”, documentato sin dal XV/XVI secolo. Il vitigno idoneo alla produzione del vino Teroldego Rotaliano DOC è quindi rappresentato dalla varietà Teroldego; le forme di allevamento sono quelle tradizionali della zona: pergola semplice, pergola doppia sono le più comuni, accanto a forme a spalliera verticale (Guyot, cordone speronato, ecc.). Di colore rosso scuro con riflessi granati, il Teroldego Rotaliano DOC presenta al naso fragranze di frutta matura che richiamano la mora selvatica, il mirtillo e il lampone. Al palato risulta forte, possente, quasi carnoso e avvolgente nella struttura solida e compatta. Si abbina ai prodotti tipici della gastronomia trentina, quali carni rosse, salumi e formaggi a lunga stagionatura.

Alto Adige o dell’Alto Adige DOC

La zona della DOC Alto Adige insiste su quella piccola parte del territorio della provincia di Bolzano che risulta idonea, per altitudine ed esposizione, alla produzione di vini. Tale zona è circoscritta lungo la valle superiore percorso dal fiume Adige e lungo la Valle Isarco nella parte inferiore. Infatti circa l’86% della superficie provinciale si trova ad un livello del mare superiore ai 1000 metri e nel fondovalle, dove vive il 65% della popolazione altoatesina, è collocato solamente l’8% del territorio provinciale. I vigneti, situati nella fascia che va dai 220 fino ad oltre 1.000 metri s.l.m. rappresentano l’anello di congiunzione tra il fondovalle ben sviluppato ed economicamente importante e la zona con l’agricoltura di montagna ad elevate altitudini. Il 14% dei vigneti si trova ad un’altitudine superiore ai 500 metri e il 30% dei vigneti si trova in zone di pendenza oltre il 30%, favorite da insolazione diretta e prolungata. La viticoltura dell’Alto Adige si è sviluppata partendo dalle varietà tradizionali come Lagrein, Schiava, Moscato giallo, tuttora presenti, a cui si sono aggiunte nell’ottocento le varietà bordolesi (Cabernet, Merlot, Sauvignon), alcune varietá derivanti dalla Borgogna (diversi Pinot) e del Reno (Riesling, Sylvaner, Traminer aromatico). Da circa 50 anni sono stati introdotti Müller-Thurgau e Kerner. I vini dell’Alto Adige si contraddistinguono soprattutto per i loro spiccati aromi primari, come per esempio le note di sambuco del Sauvignon, il profumo di rosa del Traminer aromatico, il bouquet di frutti di bosco del Pinot nero o del Lagrein, le note di ciliegia e viola della Schiava. I vini bianchi coltivati in altitudine (oltre i 300 m) spiccono per la loro freschezza e dato l’ottimo irraggiamento solare i vini si presentano contemporaneamente fruttati ma allo stesso tempo con buona struttura. I vini rossi prodotti per di più sotto le 400 m s.l.m. approfittano delle condizioni di più alte temperature ottenendo vini corposi con tannini morbidi.

Vin Santo di Montepulciano DOC

Il comprensorio del Vin Santo di Montepulciano DOC ricade interamente nel Comune di Montepulciano, in provincia di Siena. Tutto il territorio è compreso nell’area collinare di produzione ubicata tra i 250 e i 600 metri di altitudine. I vitigni utilizzati per produrre il Vin Santo di Montepulciano DOC sono la Malvasia bianca lunga, il Trebbiano toscano ed il Grechetto. E’ prevista anche una tipologia Occhio di pernice, più rara e prodotta utilizzando anche uve a bacca nera, a base Sangiovese. Le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono fondamentali e consolidate in zona per la produzione del Vin Santo. Le uve sono raccolte a piena maturità e dopo accurata cernita vengono messe ad appassire in appositi locali coperti ampi e ventilati, denominati “appassitoi” e tradizionalmente presenti nelle strutture agricole della zona. I grappoli selezionati vengono fatti appassire distesi su sostegni orizzontali chiamati “graticci” oppure appesi su telai verticali in legno o metallo. La durata dell’appassimento può arrivare ad alcuni mesi (fino a marzo per la tipologia Occhio di pernice), in modo da portare le uve ad una concentrazione zuccherina di almeno il 28% per la tipologia base e del 33% per la “Riserva” e per l’ “Occhio di pernice”. La fermentazione, conservazione ed il lungo invecchiamento (minimo 3 anni per la tipologia base) avvengono in piccoli contenitori di legno all’interno di idonei locali (vinsantaia), in genere separati dal resto della cantina e spesso posti sottotetto per accentuare le escursioni termiche stagionali che influenzano il decorso stesso dell’evoluzione aromatica. La DOC Vin Santo di Montepulciano è riferita a 3 tipologie di vino (base, Riserva e Occhio di Pernice) che si differenziano per le pratiche di appassimento, per la durata dell’invecchiamento e per la tipologia produttiva dei vini. Dal punto di vista organolettico i vini della tipologia base si presentano di colore giallo da dorato a ambrato intenso; evidenziano un profumo intenso, etereo, con caratteristiche di frutta matura; al gusto sono vellutati ed eleganti. La tipologia Occhio di pernice ha colore tra ambrato e topazio, con riflessi da rossastri a marrone.

Vin Santo di Carmignano DOC

La zona  della denominazione Vin Santo di Carmignano DOC si trova all’interno della piccola catena del Montalbano, che da Serravalle Pistoiese giunge a strapiombo sull’Arno a sud di Artimino. Il Vin Santo di Carmignano è un vino di antica tradizione locale e viene prodotto prevalentemente da Trebbiano toscano, Malvasia bianca lunga e da altri vitigni complementari a bacca bianca. Si può affermare che il Vin Santo di Carmignano sia parte integrante della tradizione carmignanese. Il vino viene prodotto seguendo l’antica ricetta tramandata da generazioni, cominciando dagli “scelti” termine che viene usato per indicare la vendemmia delle uve, fatta a mano. Si tratta di una vera e propria cernita dei grappoli migliori e possibilmente spargoli (perché più adatti all’appassimento). Le uve sono poi fatte appassire in locali, generalmente a tetto e dotati di una buona aerazione, su stuoie, in cassette oppure appese. Terminato l’appassimento si passa all’ammostamento, tramite torchiatura dei grappoli interi. Il mosto poi fermenta nei caratelli (piccole botticelle di rovere o di castagno di capacità variabile da 20 fino a 150-300 litri) dove poi il mosto/vino continua la sua evoluzione e completa il suo affinamento. La permanenza del mosto/vino nei caratelli può durare diversi anni. Questo vino si presta ad accompagnare pietanze dolci ma anche ad abbinamenti diversi, ad esempio con formaggi erborinati o stagionati o con il foie gras. Il Vin Santo di Carmignano Occhio di Pernice è anch’esso un vino di antica tradizione locale ed è prodotto prevalentemente a partire da uve rosse (principalmente il Sangiovese). Il Vin Santo di Carmignano e il Vin Santo di Carmignano Occhio di Pernice sono vini dall’odore intenso, complesso e fine tipico dei vitigni a bacca bianca e dei vitigni a bacca rossa coltivati in questo territorio, mentre all’esame gusto-olfattivo si presentano equilibrati, persistenti e armonici.

Vin Santo del Chianti DOC

La zona della denominazione Vin Santo del Chianti DOC ricade nella parte centrale della Toscana ed interessa parzialmente i territori collinari, a ridosso della catena degli Appennini, delle provincie di Arezzo, Firenze, Pistoia, Pisa, Prato e Siena. I vitigni idonei alla produzione dei vini Vin Santo del Chianti e relative sottozone, sono il Trebbiano Toscano e la Malvasia Bianca Lunga che devono essere presenti in misura superiore al 70%. Per i vini Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice il vitigno a bacca rossa prevalente é rappresentato dal Sangiovese, con presenza non inferiore al 50%. L’uso delle menzioni relative alle sottozone Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rufina é consentito in via esclusiva al vino prodotto nelle relative sottozone e a condizione che il vino sia ottenuto da uve raccolte e vinificate nell’interno dei rispettivi territori di produzione delimitati per ciascuna delle predette zone. L’elaborazione delle tipologie Vin Santo del Chianti e Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice deve effettuarsi seguendo specifiche procedure di accurata cernita preventiva delle uve, loro successivo appassimento naturale in locali idonei per raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al 26%. La vinificazione e l’invecchiamento devono avvenire in recipienti di legno, caratelli, di capacità non superiore a 5 ettolitri. Al termine del periodo di invecchiamento il prodotto deve avere un contenuto alcolico minimo del 15,50%. La resa massima dell’uva in vino finito, della denominazione di origine controllata Vin Santo del Chianti, non deve essere superiore al 35% dell’uva fresca, al terzo anno di invecchiamento del vino. L’immissione al consumo della tipologia riserve della denominazione di origine controllata Vin Santo del Chianti, non può avvenire prima del primo novembre del quarto anno successivo a quello di produzione delle uve.

Vin Santo del Chianti Classico DOC

La zona della denominazione Vin Santo del Chianti Classico DOC si estende per 71.800 ettari al centro della Toscana e comprende parte del territorio delle province di Firenze  e Siena. In particolare fanno interamente parte della zona i Comuni di Greve in Chianti, Castellina in Chianti, Radda in Chianti, Gaiole in Chianti. Vi rientrano invece parzialmente i Comuni di San Casciano Val di Pesa e Tavarnelle. Nel territorio del Chianti Classico la produzione di Vin Santo del Chianti Classico è una vera e propria arte che richiede tempo e pazienza. Il primo passo è la raccolta delle uve più adatte come il Trebbiano toscano, la Malvasia del Chianti, il Canaiolo bianco, il Pinot bianco o grigio, il Sauvignon , lo Chardonnay, il Sangiovese. Il vino di ciascuna annata può essere immesso al consumo non prima del 1° novembre del terzo anno successivo a quello della vendemmia. Il metodo di appassimento è naturale: i grappoli vengono selezionati ad uno ad uno e messi a riposo, appesi o stesi in luoghi dove c’è forte escursione termica. Così facendo l’acqua presente nell’uva evapora e dopo tre o quattro mesi si passa alla vinificazione. Particolarmente legati all’esperienza dei viticoltori locali, che tradizionalmente producono questo vino, sono anche la durata della fermentazione, i procedimenti di travaso, i tempi e le modalità di invecchiamento. A tal proposito è infatti essenziale la conservazione obbligatoria in piccoli caratelli di legno. Il Vin Santo del Chianti Classico è profumato, intenso, di colore giallo fino all’ambrato, di sapore armonico e vellutato, con gradazione alcolica complessiva non inferiore a 16% e con discreta acidità. Nella tipologia “occhio di pernice” dove prevalente è il vitigno Sangiovese il colore è rosa dal pallido all’intenso, con odore che diventa caldo inteso e sapore dolce, morbido e vellutato.

Rosso di Montepulciano DOC

La zona di produzione del vino Rosso di Montepulciano DOC ricade interamente nel Comune di Montepulciano, in provincia di Siena. Ad eccezione della zona di fondovalle nella Valdichiana, esclusa dalla zona di produzione, tutto il territorio è compreso nell’area collinare di produzione che passa da 250 a 600 metri di altitudine e ricalca i limiti di produzione della DOCG Vino Nobile di Montepulciano. il Sangiovese, in particolare il biotipo locale chiamato Prugnolo gentile, costituisce la base ampelografica del vino Rosso di Montepulciano. Tra i vitigni complementari si sono nel tempo individuate diverse varietà ad uva nera, sia autoctone (Canaiolo nero in particolare) che internazionali, in grado di esaltare le potenzialità del territorio e del vitigno base. E’ permesso anche l’impiego di una piccola percentuale di uve a bacca bianca, come tradizione negli uvaggi toscani. La DOC Rosso di Montepulciano è riferita a una tipologia di vino rosso di colore rosso rubino intenso, profumo intenso, con caratteristiche note primarie fruttate e floreali, al gusto sono mediamente strutturata, equilibrata ed elegante.

Rosso di Montalcino DOC

Il territorio di produzione del vino Rosso di Montalcino DOC corrisponde all’area del comune di Montalcino, in provincia di Siena, nella Toscana sud-orientale a 40 chilometri a sud della città di Siena. Negli anni ’60 del XX secolo si pensò di inquadrare questo vino nell’ambito di una denominazione di origine e la prima idea fu di designare questo vino come “Rosso dai Vigneti di Brunello”. Successivamente il vino è stato designato come “Rosso di Montalcino”, nome che si è radicato proprio per essere immediato e legato al territorio. Il Rosso di Montalcino è apprezzato per la sua fragranza e freschezza, data dagli aromi primari (fruttati) e dagli aromi secondari (provenienti dalla fermentazione). Il Rosso di Montalcino è un vino visivamente limpido, brillante, di colore rosso rubino intenso. Ha profumo caratteristico ed intenso e sapore asciutto, caldo e gradevolmente tannico. Il Rosso di Montalcino si accompagna a primi piatti con salse strutturate ed a salumi, formaggi e carni non troppo strutturate. Va servito in calici a forma ampia e ad una temperatura di 16-18°C.

Elba DOC

La zona di produzione dei vini della denominazione “Elba DOC” corrisponde all’intero territorio dei comuni dell’Isola d’Elba. La DOC Elba è riferita a 8 tipologie di vini fermi e 5 di vini passiti. Le diverse tipologie sono ottenute principalmente dai vitigni che nei secoli si sono meglio adattati all’ambiente geografico dell’isola d’Elba: i vini bianchi sono ottenuti prevalentemente dalle varietà Trebbiano toscano, Ansonica, Vermentino e Moscato, i vini rossi ed il rosato dalla varietà Sangiovese. Per il clima caldo e asciutto i vini hannoalcolicità abbastanza elevata e modesto tenore in acidità totale; i vini passiti, ancora a motivo del clima caldo durante il periodo di appassimento delle uve, presentano un elevato estratto non riduttore e un buon contenuto in residuo zuccherino. Per la composizione minerale dei terreni i vini, in particolare i bianchi, presentano una buona sapidità e una decisa mineralità al gusto.

Montecucco DOC

La zona  della DOC Montecucco ricade nella parte meridionale della Toscana e, in particolare, nel lembo orientale della provincia di Grosseto, in una vasta area che si estende dalle pendici del monte Amiata fino agli ultimi rilievi prima della città di Grosseto, con un prolungamento in direzione nord e nord-est, fino ai confini con la provincia di Siena, delimitati in parte dal corso del fiume Ombrone e del suo affluente Orcia. L’area comprende tutto o parte del territorio di Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano, con esclusione del fondo valle. La DOC Montecucco è riferita alle tipologie di vino Bianco e Rosso , al Rosso con menzione “Riserva”, al tipo Rosato, al Vermentino, ed ai tradizionali Vin Santo e Vin Santo Occhio di Pernice. I vitigni idonei alla produzione dei vini della Montecucco DOC sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata, e cioè, in primis, i vitigni autoctoni Sangiovese, Ciliegiolo, Trebbiano toscano, Vermentino, Malvasia bianca lunga e Grechetto, affiancati da varietà eventualmente presenti tra i vitigni complementari, come ad esempio Canaiolo nero, Colorino, Syrah, Alicante, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit verdot e Montepulciano. I vini rossi presentano un colore rosso rubino intenso, talora con riflessi violacei nei vini giovani, che sfuma al granato nei vini più maturi come quelli con qualifica Riserva, comunque influenzato, nella tonalità, dalla percentuale di Sangiovese presente. I vini bianchi presentano un colore giallo paglierino, profumi delicati, freschi, con note floreali e fruttate più o meno accentuate, la cui ricchezza è in funzione della percentuale di Vermentino presente. Il Vin Santo si presenta con un colore dal giallo dorato fino all’ambrato intenso, un profumo ricco e complesso, etereo, intenso, con evidenti note di frutta matura, di uva passa e candita, mentre al gusto denota sensazioni vellutate, rotonde, con una notevole lunghezza e persistenza. Il Vin Santo occhio di pernice è caratterizzato, invece, da un colore tra l’ambrato ed il topazio intenso, con un’ampia unghia rossiccia che si fa marrone con l’età, profumi intensi e ricchi di frutta matura con note che richiamano il cioccolato e la liquirizia, mentre al palato è morbido, vellutato, molto rotondo ed ampio, con retrogusto dolce ed una notevole lunghezza e persistenza delle note retro olfattive.

Cortona DOC

La DOC Cortona è riferita principalmente a tre tipologie di vino, rosso, bianco e Vin Santo. I vitigni idonei alla produzione del vino Cortona DOC sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area di produzione, sangiovese, merlot e syrah tra i rossi, chardonnay, sauvignon, grechetto e trebbiano toscano tra i bianchi. Questi vitigni danno vita anche a tipologie distinte riferite alle singole uve vinificate in purezza. I vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie; un elemento di spicco e di identità può essere rilevato nel rapporto che si crea tra una notevole dotazione in polifenoli, da una parte, appaiata da un’ottima capacità di mantenere valori elevati della struttura acida dei vini (ruolo rilevante degli strati argillosi ai fini del mantenimento di una riserva idrica elevata nel sottosuolo, pur in presenza di notevoli valori della temperatura estiva). Questa doppia valenza, in particolare nei grandi vini rossi, consente di raggiungere notevoli livelli di eleganza in vini di alta capacità di invecchiamento. Al sapore e all’odore si riscontrano aromi caratteristici ed armonici con caratteristico retrogusto nella tipologia Vin Santo.

Colline Lucchesi DOC

La DOC Colline Lucchesi è fra le primissime in Toscana, risalendo al 1968, inizialmente con la sola versione Rosso. Come altri vitigni della Toscana il vitigno Sangiovese, chiamato dai lucchesi “Sangioveto”, è stato abbinato da tempo ai vari Canaiolo, Ciliegiolo e Colorino, Merlot, Syrah, nonché ad una piccola parte di Moscati e Aleatici. Nel 1985 veniva riconosciuta la DOC Colline Lucchesi anche al Bianco: accanto al tradizionale Trebbiano Toscano, troviamo il Vermentino, il Greco e il Grechetto, la Malvasia del Chianti (sinonimo lucchese di Malvasia Bianca Lunga) con l’aggiunta di Chardonnay e Sauvignon nonché di una piccola parte di vitigni a bacca bianca locali. Oggi, oltre ai tradizionali rossi e bianchi, si producono alcuni vini fermentati in purezza da singoli vitigni Sangiovese e Merlot, oltre al Vermentino e Sauvignon. A questi si aggiunge il Vin Santo, che le aziende di Lucca hanno sempre prodotto e ne facevano un vanto da offrire agli amici, oggi anch’esso è DOC e anche se prodotto in limitate quantità viene a comporre un ventaglio di prodotti di qualità che danno l’immagine di un ambiente, di una tradizione di valori a cui i viticoltori lucchesi non intendono rinunciare.

Bolgheri Sassicaia DOC

Nel contesto del territorio alquanto omogeneo di Castagneto Carducci, la zona di produzione della DOC Bolgheri Sassicaia vanta aspetti e caratteristiche di buona parte dei terreni destinati a vigneto che li differenziano dal restante territorio di Bolgheri e che li rendono particolarmente vocati per la produzione delle uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Il Cabernet ha qui un rapporto tra lo sviluppo vegetativo e la produzione di uva per pianta ottimale; questo determina elevati accumuli zuccherini, buona acidità e riscontri sensoriali caratterizzati da un’elevata persistenza gusto-olfattiva, con note evidenti di frutta rossa e di speziato. La elevata presenza di scheletro e la scarsa profondità dei suoli inducono un corretto e limitato sviluppo vegetativo con ottimi risultati qualitativi ed olfattivi. Le caratteristiche dei terreni, unite alle pratiche agronomiche praticate dall’azienda conferiscono al vino le sue peculiari caratteristiche di eleganza e freschezza, oltre ad un profilo olfattivo che ricorda la macchia mediterranea che circonda interamente gli impianti viticoli di quest’area.

Bolgheri DOC

La coltivazione della vite nel territorio di Bolgheri, nel comune di Castagneto Carducci, ha origini antichissime, e testimonianze della sua presenza derivano dagli Etruschi e poi dai Romani. Testimonianze più recenti risalgono al periodo medievale per la presenza di numerosi monasteri e domini ecclesiastici. Le scelte viticole degli ultimi decenni furono effettuate non solo in base al terroir, ma soprattutto in base alla cultura vinicola francese con particolare attenzione ai metodi di vinificazione e ai vitigni usati in Francia. La consacrazione ufficiale del vino Sassicaia avviene nel 1978 quando la rivista Decanter pubblica una degustazione comparata di cabernet del mondo ed il Sassicaia si piazza al primo posto. Ma il Sassicaia non rimane un fenomeno isolato e, a partire dagli anni ’80, viene affiancato da numerosi altri vini di famose aziende che ottengono una enorme messe di riconoscimenti. I vitigni della DOC Bolgheri, sia a bacca nera che bianca, si sono rivelati come la migliore scelta qualitativa per l’area. Le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle consolidate in zona per la vinificazione in rosso, adeguatamente differenziate per i vini base e la tipologia superiore, riferita quest’ultima a vini maggiormente strutturati, la cui elaborazione comporta determinati periodi di invecchiamento e affinamento in botte e in bottiglia obbligatori. Per la vinificazione in bianco e rosato le pratiche sono adeguate all’ottenimento di vini freschi sapidi e armonici.

Ansonica Costa dell’Argentario DOC

La DOC Ansonica Costa dell’Argentario si trova in una zona collinare, con una quota media intorno a 190 metri s.l.m., esposta a sud-est, in un territorio aperto alle brezze marine che assicurano una buona ventilazione durante tutto l’anno e che concorrono a determinare un ambiente areato, luminoso, particolarmente vocato per la coltivazione della vite. Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in modo determinante con la coltura della vite, contribuendo all’ottenimento delle peculiari caratteristiche fisicochimiche e organolettiche dei vini DOC Ansonica Costa dell’Argentario. La denominazione si riferisce esclusivamente ai vini ottenuti dal vitigno Ansonica. Essi presentano un colore giallo paglierino più o meno intenso, talvolta anche giallo dorato, un profumo tendenzialmente fresco, lievemente fruttato e delicato, mentre al gusto si presentano asciutti, morbidi, caldi e armonici, scarsamente acidi, con una gradazione alcolica mediamente elevata.

 

Pantelleria DOC

La denominazione Pantelleria DOC comprende i vini Moscato prodotti nella zona vinicola più meridionale d’Italia, l’Isola di Pantelleria. Situata a soli 70 km dalla costa nord-orientale della Tunisia, quest’isola vulcanica si trova ad una latitudine di 36 gradi nord e ospita alcuni dei vigneti più meridionali d’Europa, infatti solo quelli di Creta e Cipro si trovano ancora più a sud. Pantelleria è un’isola legata alla Sicilia (così come Lipari, sul versante settentrionale dell’isola) e per molti secoli ha contribuito a rerndere invidiabile la reputazione della Sicilia per la produzione di vini dolci. Questi stessi vini si ritrovano anche nella mitologia antica. Si dice infatti che la dea Tanit abbia sedotto Apollo, su consiglio di Venere, servendogli il vino moscato dell’isola. Il vino non si è diffuso al di fuori dalla comunità dell’isola per quasi 2000 anni dalla leggenda e non è arrivato neanche in Italia fino al 1880. Alla fine il Moscato di Pantelleria ha guadagnato il suo posto nel moderno mercato del vino quando il Moscato di Pantelleria e il Passito di Pantelleria hanno ottenuto la DOC (Pantelleria DOC) stato nell’agosto 1971. Fu il terzo vino siciliano ad ottenere la DOC, dopo i vini dell’Etna (agosto 1968) e il Marsala (aprile 1969). I vini sono prodotti con l’uva Moscato d’Alessandria, simile al Moscato bianco ma generalmente considerata inferiore, non solo per la sua suscettibilità alle malattie ma anche per la sua pungente aromaticità. Si pensa che il Moscato di Alessandria sia originario del delta del Nilo, vicino alla città egiziana di Alessandria. In Sicilia è chiamato Zibibbo, che significa “uva passa” in arabo, aggiungendo valore a questa credenza. Un altro sinonimo dell’uva è “Moscato Romano”, così detto perchè sua distribuzione nel Mediterraneo avvenne per prima da parte dei Romani.

Marsala DOC

Il Marsala è uno dei più famosi vini fortificati del mondo. Viene prodotto esclusivamente nella città di Marsala, nell’estremo ovest della Sicilia, in provincia di Trapani. Lo stile del vino Marsala è stato originariamente creato dal mercante di vino inglese John Woodhouse, specializzato nella distribuzione di Porto, Sherry e Madeira e giunto a Marsala nel 1770. Grazie a lui, il Marsala acquisì rapidamente una solida reputazione nel mercato britannico. Gran parte del vino all’epoca fu venduto alla flotta britannica, nel suo momento di massima espansione. Per ordine dell’ammiraglio Nelson si arrivarono ad imbarcare fino a 500 barili l’anno. Dovettero passare due secoli (nell’aprile del 1969) perchè i vini Marsala ricevessero la denominazione DOC, solo pochi mesi dopo che l’Etna divenisse la prima DOC della Sicilia. Il primo disciplinare di produzione per i vini Marsala era molto permissivo, consentendo rese produttive eccessivamente elevate. A peggiorare le cose, a quei tempi il governo italiano incoraggiava attivamente i produttori di vino ad aumentare i raccolti. Ciò ha portato a uno scadimento della qualità del vino di base da cui si otteneva il Marsala, condannandolo all’utilizzo prevalente come vino da cucina. Ora il vento è girato e la tendenza è quella di ritornare alle origini, ma il processo è lungo e difficoltoso. Il progressivo allontanamento dei consumatori dalle tipologie fortificate sicuramente non è di aiuto agli sforzi qualitativi dei produttori. Trent’anni dopo si intravedono segni di recupero, ma difficilmente il Marsala riuscirà mai a riconquistare la gloria che un tempo conosceva. Il Marsala di oggi può essere prodotto utilizzando dieci varietà di uva, tra cui i tradizionali Grillo e Inzolia e il Catarratto (nelle varietà Catarratto Bianco Comune e Catarratto Bianco Lucido). Le altre uve ammesse sono gli autocotni Pignatello, Nerello Mascalese e Damaschino e l’unica varietà che viene coltivata anche al di fuori della Sicilia, il Nero d’Avola. Il Marsala rubino deve essere ottenuti da almeno il 70% di varietà a bacca nera. Cinque tipologie di Marsala sono legate alla maturazione dei vini: fine (un anno), superiore (due anni), superiore riserva (quattro anni), vergine o soleras (cinque anni) e infine vergine o solera stravecchio (dieci anni). Le tipologie sono integrate dalle menzioni ufficiali relative al colore e al contenuto zuccherino dei vini: oro, ambra e rubino descrivono le tonalità dei vini; secco (max 40 g/l), semisecco (40-100 g/l) e dolce ( più di 100 g/l) indicano la quantità di zucchero nel prodotto finito.

Malvasia delle Lipari DOC

La Malvasia delle Lipari DOC è la denominazione di origine dei vini a base di Malvasia prodotti nelle Isole Eolie, l’arcipelago vulcanico al largo della costa nord-orientale della Sicilia. La DOC comprende vini bianchi ottenuti dal vitigno Malvasia Bianca, a volte con aggiunte di Corinto Nero, a bacca nera. Lipari, dalla quale prende il nome la DOC, è la più grande delle otto Isole Eolie e la più viticolturalmente produttiva. Con i suoi 11.000 residenti, è anche l’unica isola ad avere una popolazione significativa, e quindi la forza lavoro necessaria per trasformare l’uva dell’isola in vino. Le altre isole dell’arcipelago, Alicudi, Basiluzzo, Filicudi, Panarea, Salina, Stromboli e Vulcano furono in gran parte abbandonate durante la seconda metà del 20° secolo, con il passaggio della popolazione da rurale a urbana. Il vino Malvasia delle Lipari risale ai tempi dell’antichità classica, molto similmente al suo omologo meridionale Moscato di Pantelleria, l’altro vino bianco “vulcanico” della Sicilia. I vini Malvasia delle Lipari sono disponibili in diverse tipologie in funzione della loro dolcezza (zucchero residuo). I vini più leggeri e asciutti si possono consumare a tutto pasto o anche come aperitivo. Quelli denominati dolce naturale (simili al vin doux naturel) sono molto più dolci e si adattano meglio ai dessert. Più dolce e fortificata con spirito d’uva, la Malvasia delle Lipari Liquorosa, con circa 20% di alcol in volume, viene invecchiata per sei mesi o più in botte. L’appassimento, nelle isole Eolie, viene utilizzato per aumentare i livelli di zuccheri fermentabili e quindi intensificare il sapore naturale delle uve Malvasia. I vini Malvasia delle Lipari Passito devono avere una gradazione alcolica complessiva di almeno il 18% vol. e almeno il 6% di zuccheri residui.

Etna DOC

La denominazione Etna DOC italiano è basata sul territorio alle pendici dell’Etna, il vulcano attivo di 3330 metri che domina l’angolo nord-orientale della Sicilia. La tipologia più comune di vino dell’Etna è l’Etna Rosso DOC, di base, prodotto prevalentemente da uve del vitigno Nerello Mascalese con aggiunta fino al 20% di Nerello Cappuccio (noto anche come Nerello Mantellato). L’Etna bianco DOC è invece composto per almeno il 60 percento da uve Carricante, cui si aggiunge il Catarratto, l’ uva bianca più diffusa della Sicilia e altri vitigni presenti in quantità minori, tra cui il Trebbiano e la Minnella. Esiste anche un rosato basato anch’esso su Nerello Mascalese e Nerello Capuccio. La zona vinicola dell’Etna si sviluppa attorno al lato orientale del vulcano, dal comune di Randazzo a nord fino a Santa Maria di Licodia a sud. I terreni della zona partono dal livello del mare per arrivare a più di 1200 metri. I vigneti dell’Etna sono oggi tra i più alti d’Italia e anche del mondo, accanto solo a quelli dell’Alto Adige.

Erice DOC

La denominazione Erice DOC si trova nell’estremo occidente della Sicilia e comprende i vini rossi e bianchi provenienti dalla zona intorno all’antica città di Erice, un tempo una delle principali cittadelle medievali della provincia di Trapani. I vini di Erice hanno ricevuto il riconoscimento della DOC nell’ottobre 2004, appena un mese dopo la Mamertino di Milazzo DOC, ponendosi tra i vini DOC più recenti dell’isola. L’antica cittadina di Erice si trova sulle pendici superiori dell’imponente Monte Erice, noto come Monte San Giuliano per molti secoli, fino alla metà del XX secolo. La zona interessata dalla DOC comprende non solo Erice, ma anche i comuni di Valderice, Custonaci, Castellammare del Golfo e Trapani, il capoluogo di provincia. Ciò significa che si sovrappone sostanzialmente alla zona di produzione del vino più famoso della Sicilia, il Marsala DOC. Ma a parte la zona di provenienza, i vini dolci e fortificati di Marsala hanno molto poco in comune con i vini di Erice. Mentre il Marsala è un vino liquoroso, i vini della Erice DOC sono in genere asciutti, con la notevole eccezione delle sue due Vendemmie Tardive a base di Zibibbo e Sauvignon e la versione relativamente dolce Erice Spumante DOC. L’Erice Passito DOC è ottenuto da uve Zibibbo (Moscato d’Alessandria). L’uva Zibibbo svolge un ruolo importante in tutte le denominazioni della Sicilia, ma soprattutto qui, in quanto rappresenta il 95% nel vino Erice Moscato DOC. I vini bianchi di base della Erice DOC si basano sul 60% di Catarratto, la vite di gran lunga più coltivata in Sicilia, e per la parte rimanente da “Altri vitigni a bacca bianca non aromatici, idonei alla Coltivazione Nella Regione Sicilia”. I vini rossi di base sono composti per il 60% di Nero d’Avola, la varietà rossa più comunemente usata sull’isola. Come quasi sempre per i vini DOC siciliani, anche questi vini hanno la possibilità di prendere la menzione riserva se invecchiati per almeno 24 mesi prima della loro messa in commercio. La DOC Erice comprende anche molti vini varietali, ossia fatti con almeno l’85% della varietà dichiarata in etichetta. Essi includono tutte le le varietà già citate ed in aggiunta ad esse anche Frappato, Perricone, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah tra i rossi; Chardonnay, Grecanico, Grillo, Inzolia, Sauvignon e Müller-Thurgau tra i bianchi.

Vernaccia di Oristano DOC

La denominazione Vernaccia di Oristano DOC si riferisce all’omonimo vino liquoroso, un vino fortificato simile allo sherry, ma prodotto in Sardegna. Nell’agosto del 1971 è stato il primo vino della Sardegna ad ottenere il riconoscimento della DOC. Vernaccia, così come Moscato e Malvasia, è un nome applicato a svariati vitigni diversi tra loro, non accomunati da somiglianze geografiche o genetiche, ma solamente nell’assonanza del nome. La ragione di ciò, nel caso della Vernaccia, è semplicemente che il nome deriva da una parola latina che indicava “domestico” o “nativo”, correlato al verbo “vernacolare”, ossia esprimersi nella lingua di un particolare luogo o persone. La Vernaccia di Oristano si distingue dalle altre vernacce solo per il fatto di venir coltivata ad Oristano, nella parte occidentale della Sardegna e di non trovarsi in nessun’altra parte del mondo. Come il Cannonau, anche le vigne di Vernaccia di Oristano sono tradizionalmente coltivate ​​nella forma nota come Alberello latino. Le vigne della denominazione Vernaccia di Oristano DOC sono coltivate ​​in 20 comuni all’interno e nei dintorni della città di Oristano. Le uve vengono raccolte e pressate in modo tradizionale, quindi vengono fatte maturare in barriques scolme in condizioni ossidative per tre o quattro anni, sotto un film di lievito detto flor. I barili non sono riempiti fino all’orlo, permettendo al flor di svilupparsi sopra il vino, cosa che permette di controllare in una certa misura il livello di ossidazione. L’aroma di muffa e nocciola che deriva da questo stile di invecchiamento è noto nel dialetto locale del Campidanese come murrai. Purtroppo, nonostante il procedimento affascinante con il quale sono realizzati, i vini Vernaccia di Oristano si trovano solo raramente fuori dall’Italia e quasi mai fuori dall’Europa.

Moscato di Sardegna DOC

La denominazione Moscato di Sardegna DOC è stata creata nel settembre 1972, subito dopo la Moscato di Cagliari DOC. Si tratta di una DOC regionale, ossia che copre l’intera isola, da Cagliari e dal Sulcis a sud fino alla Gallura a nord, per una distanza di circa 265 km. Come evidenziato dal suo titolo, il vino Moscato di Sardegna DOC viene prodotto a partire dal Moscato bianco, la varietà più diffusa della famiglia dei Moscati. Il Moscato bianco è diffuso in tutta Italia e anche in tutta la Francia meridionale, dove viene chiamato Muscat Blanc a Petit Grains. Come per molti altri vini sardi, esiste anche la tipologia fortificata del Moscato di Sardegna DOC, che porta la menzione liquoroso sull’etichetta. I vini liquorosi sono più dolci e più alcolici, raggiungendo in genere una gradazione alcolica tra il 17,5% (minimo legale) e il 20% in volume. Sono vini generalmente dolci ed intensi, che si abbinano idealmente ai dessert, in particolare alle crostate di frutta. Esiste comunque anche una tipologia Secco di questi vini liquorosi. I vini Moscato di Cagliari possono anche essere prodotti con la menzione riserva, nel caso in cui abbiano passato un periodo di affinamento obbligatorio di almeno nove mesi e siano poi stati invecchiati in botti di legno per almeno due anni.

Vermentino di Sardegna DOC

La denominazione Vermentino di Sardegna DOC è stata creata nel febbraio 1988 (ben 15 anni dopo la maggior parte delle DOC Sarde). Alla sua istituzione è seguito un periodo di costante miglioramento della qualità dei vini da Vermentino sardi. Nel 1996 è stata creata la prima DOCG dell’isola, la Vermentino di Gallura DOCG. La denominazione Vermentino di Sardegna DOC copre la Sardegna nella sua interezza, dal Sulcis e Cagliari al sud fino alla Gallura al nord. Questa estensione è condivisa con altre DOC, in particolare il Cannonau di Sardegna DOC, il Moscato di Sardegna DOC, il Monica di Sardegna DOC e il Sardegna Semidano DOC. Il Vermentino di Sardegna DOC è prodotto con il vitigno Vermentino, la cui importanza è sempre più significativa nel panorama vinicolo Sardo. La provenienza del Vermentino in Sardegna non è nota con precisione. La varietà è presente sia in Liguria che nel nord della Toscana, ma è anche ampiamente rappresentata nella Francia sud-orientale (in Provenza e nel Languedoc-Roussillon) dove è conosciuta come Rolle. È anche molto diffusa in Corsica, immediatamente a nord della Sardegna. La provenienza del Vermentino in Sardegna, quindi, potrebbe essere ricollegata altrettanto facilmente al nord dell’Italia come al sud della Francia. Il vermentino potrebbe anche avere origine Spagnola, anche se ai nostri giorni la varietà è molto poco diffusa in Spagna. Se questa teoria fosse vera, molto probabilmente la varietà sarebbe arrivata via Alghero, città che che ha conosciuto una successione di sovrani di origini spagnole nel corso dei secoli. Indipendentemente dalle sue origini e da come sia giunto in Sardegna, oggi il Vermentino è uno dei vitigni dell’isola di maggior successo.

Cagliari DOC

La Cagliari DOC è stata creata nel 2011, unendo le precedenti denominazioni Malvasia di Cagliari DOC, Moscato di Cagliari DOC e Monica di Cagliari DOC, aggiungendo alle tipologie delle DOC di origine anche il vino varietale prodotto a partire dal Vermentino. Cagliari è da sempre una città che gioca un ruolo significativo nelle regioni DOC dell’isola, ma anche il capoluogo della provincia di Cagliari, trasformata nel 2005 nelle nuove province di Medio Campidano e Carbonia Iglesias, al loro volta confluite nella provincia Sud Sardegna nel 2018, mentre il territorio attorno al capoluogo veniva unito alla zona urbana, dando vita all’unità amministrativa della città metropolitana di Cagliari. La DOC Malvasia di Cagliari fu creata nel giugno 1972, un mese prima della Malvasia di Bosa DOC. Nonostante il nome Cagliari DOC, la zona coperta dalla denominazione si estende alla provincia di Oristano, che viene generalmente associata alla Vernaccia di Oristano DOC. Alla Cagliari DOC corrisponde quindi una zona di produzione molto vasta, che copre una parte sostanziale della metà meridionale della Sardegna.

  • Malvasia è un nome attribuito a diversi vitigni sia a bacca bianca che nera, localizzati in tutta Italia, ma anche in Francia (Malvoisie). Nel caso dei vini della Cagliari DOC, la Malvasia in questione è la Malvasia di Sardegna. Questi vini sono presenti sia con una tipologia secca, cui si aggiungono una dolce ed un vino liquoroso. Dopo un affinamento obbligatorio di nove mesi, il vino destinato alla tipologia riserva viene invecchiato in botte per un minimo di due anni, creando un vino dolce e intenso che si abbina perfettamente ai dessert, in particolare quelli al caffè o cioccolato fondente.
  • La tipologia Monica di Cagliari si basa sul vitigno a bacca nera Monica, presente solamente in questa zona della Sardegna e in nessun’altra parte del mondo. Purtroppo, le alte rese consentite dal disciplinare rendono faticoso lo scoprire il vero potenziale di questa varietà. I vini liquorosi del Monica di Cagliari, prodotti anche in versione secca, raggiungono tipicamente un titolo alcolometrico tra il 17,5% (minimo legale) e il 20% in volume. Dopo il periodo di invecchiamento obbligatorio di nove mesi, il vino destinato alle tipologie riserva viene invecchiato in botte per un minimo richiesto di due anni, creando un vino dolce e intenso che si abbina perfettamente ai dessert, in particolare quelli al caffè o cioccolato fondente.
  • Il Moscato di Cagliari è ottenuto dalla varietà di uva Moscato Bianco, presente anche in tutta la Francia meridionale, dove prende il nome di Muscat Blanc a Petit Grains. Come per molti vini sardi, esiste anche la versione fortificata del Moscato di Cagliari, identificata dalla menzione “liquoroso” posta sull’etichetta. Questi vini, che raggiungono in genere una gradazione alcolica compresa tra il 17,5% (il minimo legale) e il 20% in volume, sono vini intensamente dolci e saporiti che si abbinano al meglio con i dessert, in particolare quelli agli agrumi e alla frutta. I vini Moscato di Cagliari per ottenere la menzione riserva devono essere stati affinati per nove mesi, e poi invecchiati in botti di legno per almeno due anni.
  • L’origine della diffusione del Vermentino in Sardegna sembra provenire dalla Liguria, anche se nella Francia sud-orientale (in particolare in Provenza e nel Languedoc ) è stata conosciuta come Rolle per molti secoli. È anche molto presente in Corsica, subito a nord della Sardegna. Il Vermentino presente in Sardegna, quindi, potrebbe provenire altrettanto facilmente dal sud della Francia come dall’Italia continentale. Indipendentemente dalle sue origini, oggi il Vermentino è uno dei vitigni Sardi di maggior successo, ed è diffuso anche nella parte meridionale dell’isola, nella zona coperta dalla Cagliari DOC.

Primitivo di Manduria DOC

Il Primitivo di Manduria DOC è un vino rosso fondamentale per la  Puglia. Oltre ai vini secchi, c’è anche una versione dolce del vino, il Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG. Il Primitivo, vitigno da cui provengono questi vini, è originario di questa parte d’Italia. Manduria è la casa spirituale del Primitivo, anche se alcuni studiosi ritengano che la varietà sia arrivata dalla Croazia. È l’unica area viticola in Italia specializzata in questo vitigno. Negli Stati Uniti, la California è anch’essa un importante centro per questa varietà, localmente nota come Zinfandel. Il Primitivo ha questo nome perché l’uva matura presto, analogamente al Tempranillo in Spagna (temprano significa “presto” in spagnolo). Le uve, scure di colore di questa varietà producono vini altrettanto scuri e intensi nei tannini. Per questo motivo, i vini da Primitivo hanno bisogno di alcuni anni di affinamento in bottiglia o in botte prima di essere apprezzati. La zona di produzione dei vini Primitivo di Manduria DOC si estende verso est dalla città di Taranto, lungo la costa del Golfo di Taranto per circa 40 km. I suoi confini settentrionali sono marcati da quelli del villaggio di Francavilla Fontana. Il clima qui è quello tipico della Puglia meridionale, caldo, secco e con una topografia costiera piuttosto piatta, in gran parte costituita da pianure che degradano dolcemente verso il mare. I vigneti in questa zona sono antichi e condividono la terra con le estensioni di uliveti. Il Primitivo di Manduria DOC, nella versione secca, ha raramente più di 8 g/l e una gradazione alcolica finale minimo del 13,5%. Questo è il più alto requisito minimo in alcol per una denominazione di vino secco non fortificato al mondo.

Moscato di Trani DOC

Le denominazione Moscato di Trani DOC è stata introdotta in Puglia nel settembre 1974 e da allora è divenuta una delle DOC più importanti nella regione. Il Moscato di Trani DOC è probabilmente il meno famoso nel panorama delle denominazioni DOC e DOCG specifiche per i Moscati in Italia e viene oscurato dalla fama del più conosciuto Moscato d’Asti. Il vitigno principe utilizzato per produrre questi vini bianchi è il Moscato Bianco (conosciuto anche come Moscato di Canelli e all’estero come Muscat Blanc a Petit Grains). Questa varietà di vite è solo una delle tante appartenenti alla diffusa e complessa famiglia delle uve Moscato. Nella zona della Moscato di Trani DOC predomina un clima caldo e soleggiato, così come nelle regioni meridionali francesi come il Languedoc Roussillon, anch’esse caratterizzate dalla presenza di questo vitigno. L’area vitivinicola di Trani si sovrappone sostanzialmente con le zone del Rosso Canosa e di Castel del Monte e il suo confine meridionale è in gran parte formato dal confine settentrionale con la DOC Gravina. La città costiera di Trani, che si trova nel cuore della Moscato di Trani DOC, sia idealmente che geograficamente, è stata a lungo un importante centro vinicolo, grazie anche al suo porto commerciale. Infatti, fin dai tempi antichi, i vini provenienti da tutta la regione venivano portati a Trani e il nome della città nel dialetto locale ricorda le locande che popolavano i quartieri portuali.

Locorotondo DOC

Introdotta nel giugno del 1969, Locorotondo è una delle DOC più antiche della regione e anche di tutta l’Italia. Nonostante questa relativa anzianità, è però solo a cavallo del nuovo millennio che i vini della Locorotondo DOC hanno davvero iniziato a prendere piede nel mondo del vino. I vini della denominazione, con la loro freschezza e vivacità, risaltano subito nel panorama dei vini Pugliesi, in quanto vini bianchi caratteristici prodotti in una regione dominata da vini rossi dal carattere rustico. Analogamente ai vini bianchi di Martina Franca, a pochi chilometri a sud, anche i vini di Locorotondo sono fatti con uve dei vitigni Verdeca e Bianco d’Alessano. La Verdeca rappresenta la maggior percentuale nei vini base, con almeno il 50% secondo il disciplinare, ma un rispettabile 35% è riservato al Bianco d’Alessano. I vini della denominazione sono per lo più vini fermi, ma ci sono anche le tipologie frizzante e spumante. Anche se il tradizionale vino di Locorotondo è un assemblaggio, la denominazione copre anche vini monovarietali, ovviamente basati su Verdeca e Bianco d’Alessano, ma anche sul Fiano. Il Fiano è forse più conosciuto per il suo ruolo nei vini della vicina Campania (in particolare il Fiano d’Avellino), ma ha preso piede anche in Puglia, in particolare qui, nella penisola Salentina. La DOC prende il nome dal comune di Locorotondo, situato a soli 16 km dalla costa adriatica, che domina la Valle d’Itria, una grande depressione costituita dalla stessa roccia calcarea di cui è fatto il Salento. Insieme alle vicine Colline Joniche Tarantine, la valle segna il punto di transizione tra la Puglia settentrionale e quella meridionale.

Castel del Monte DOC

La Castel del Monte DOC è una denominazione della  Puglia, importante per i suoi vini rossi (anche se viene prodotta anche una piccola quantità di bianco e rosé) ottenuti dalle uve del vitigno Uva di Troia, vinificato assieme a uve Aglianico e occasionalmente Bombino Nero. Il Castel del Monte bianco, meno noto e prodotto in piccole quantità, si ottiene principalmente da Bombino Bianco, Chardonnay e il poco conosciuto Pampanuto. Il “castello sul colle” a cui fa riferimento il nome della denominazione Castel del Monte è una fortificazione ottagonale del XIII secolo con una vista imponente sul paesaggio circostante. Nel corso dei secoli il castello (patrimonio mondiale dell’UNESCO) è stato utilizzato come prigione, lazzaretto per la peste e infine fonte di marmo e pietra per l’ediliza locale dei tempi passati. La collina su cui sorge è quasi perfettamente al centro dell’area interessata dalla denominazione, che si estende da Canosa di Puglia a Grumo Appula (una distanza di quasi 60 km). L’Uva di Troia, il vitigno a bacca nera su cui si basano la maggior parte dei vini rossi di Castel del Monte, è una varietà locale in grado di dare vini di alta qualità, tra i più caratteristici del sud Italia. Il vitigno possiede un buon equilibrio di zuccheri e acidi, ma sfortunatamente, le basse rese e la sensibilità alla peronospora ne hanno limitato la diffusione e quindi non ha mai goduto dello stesso tipo di popolarità delle più famose uve da vino della Puglia, quali Negroamaro e Primitivo. Fortunatamente, l’evoluzione dell’enologia in Puglia verso una produzione vinicola orientata alla qualità ha portato nuova luce al futuro dell’Uva di Troia. Nel 2011, i vini Uva di Troia di Castel del Monte sono stati inclusi tra i migliori della Puglia e hanno ottenuto lo status di DOCG. In quell’anno, tre varietà di vino rosso di Castel del Monte hanno ottenuto tre DOCG indipendenti: La Castel del Monte Bombino Nero DOCG, la Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG e la Castel del Monte Rosso Riserva DOCG. Allo stesso tempo, il ministero dell’agricoltura italiano ha attuato l’ accorpamento della denominazione Rosso Canosa DOC nella zona di produzione della Castel del Monte DOC, come richiesto dai produttori di vino locali.

Verduno Pelaverga o Verduno DOC

Il Verduno Pelaverga DOC nasce da pochi ettari di vigneto nei comuni di Verduno, La Morra e Roddi ad ovest di Alba. Viene prodotto con uno dei vitigni più rari del Piemonte, il Pelaverga piccolo, che a Verduno soprattutto ha raccolto i maggiori consensi. Ha un tenero colore rubino, sfumato di riflessi che vanno dal violetto al cerasuolo. Il delicato equilibrio tra acidità e tannini lo rende fresco e aggraziato al palato anche se di una certa struttura; è piacevole da bere giovane, quando prevalgono le note fiorite e fruttate come quelle di violetta e ciliegia, stimolante quando raggiunge un moderato invecchiamento che accentua le caratteristiche note speziate di pepe verde e bianco. Utilizzato da sempre negli uvaggi con altri vitigni della zona, solo da pochi decenni il Pelaverga piccolo viene vinificato in purezza ed in breve tempo ha acquisito personalità ed apprezzamento presso i consumatori. Nei suoli di Verduno il Pelaverga piccolo regala un vino dal colore rubino, sfumato di riflessi che vanno dal violetto al cerasuolo. Il delicato equilibrio tra acidità e tannini lo rende fresco e aggraziato al palato anche se di una certa struttura; è piacevole da bere giovane, quando prevalgono le note fiorite e fruttate come quelle di violetta e ciliegia, stimolante quando raggiunge un moderato invecchiamento che accentua le caratteristiche note speziate di pepe verde e bianco. Pur essendo una delle denominazioni meno estese del Piemonte, il Verduno Pelaverga DOC con il suo aroma fragrante e speziato, è considerato un vino da conoscitori attenti e appassionati di rarità alla ricerca continua di nuove emozioni e abbinamenti speciali.

Loazzolo DOC

La denominazione Loazzolo abbraccia il solo comune di Loazzolo, che si trova ad oltre 400 metri s.l.m. sulla dorsale collinare che separa la valle del fiume Bormida da quella del Belbo. In questa piccolissima area di produzione si produce questo particolare vino da uve Moscato bianco. La sovramaturazione in pianta è una delle due tecniche utilizzate per produrre il vino Loazzolo, l’altra è l’appassimento in fruttaio su graticci o in cassette. Talora queste due tecniche vengono affiancate, ottenendo un vino dolce molto pregiato, in quantità limitatissime, che dopo almeno 2 anni di affinamento in cantina può chiamarsi Loazzolo. La zona di produzione del Loazzolo è caratterizzata da un ambiente di alta collina ricco di boschi e dal clima asciutto e ventilato, con notti fresche, tali da consentire la sovramaturazione in pianta delle uve moscato con talvolta con attacco della muffa nobile Botritys Cinerea che provoca una parziale disidratazione dell’acino che resta integro e imbrunito. La produzione di vini passiti è tradizionale in Valle Bormida e per lo più destinata al consumo familiare. Nei paesi di Strevi e di Loazzolo veniva prodotto, sia pure in piccole quantità, anche per la vendita e per le funzioni religiose.

Lessona DOC

La DOC Lessona è situata nell’Alto Piemonte, rivolta verso occidente. I terroir della Lessona caratterizzano notevolmente il vitigno Nebbiolo dal punto di vista aromatico. Il bouquet aromatico del vitigno si impreziosisce con quella tipica mineralità rugginosa che dona a questi vini una sapidità minerale spiccata e nitida. Il vitigno Nebbiolo si esprime in questa zona con una particolare eleganza e tannini perfettamente amalgamati grazie alle tecniche di coltivazione naturali. Le altitudini medie della Lessona sono attorno ai 350 m. slm ed il clima è abbastanza mite, grazie alla vicinanza del Monte Rosa, che contribuisce quale riparo delle correnti nordiche. Per questo le vigne dell’Alto Piemonte godono di una buona escursione termica. I terreni della Lessona sono ricchi di minerali quali ferro, potassio e magnesio.

Langhe DOC

Le Langhe al loro interno possiedono una varietà di suoli non comune in nessun’altra zona viticola italiana e forse nel mondo. Il termine Langhe secondo alcuni studiosi deriverebbe da “Langues“, delle lingue di terra che si sviluppano in un gioco di profili modulati dal mutare delle stagioni, sulle colline che dominano il fiume Tanaro. Quello delle Langhe è l’unico disciplinare della zona ad avere una base ampelografica che include tutti i vitigni tradizionalmente coltivati nella zona. La Langhe DOC nasce nel 1994 con l’intento di riunire le diverse realtà geologiche e climatiche che rendono unico questo territorio. Il numero elevato di vitigni coltivati nelle Langhe trova giustificazione nel complesso panorama pedo-climatico della zona, che presenta suoli marnosi, calcarei, sabbiosi ed argillosi, a volte miscelati tra loro in maniera unica. E’ per questo che al suo interno troviamo diversi vitigni e molte tipologie di vini, 22 in tutto, che abbracciano tutte le possibili declinazioni enologiche dei vitigni coltivati in zona.

Grignolino del Monferrato Casalese DOC

Il Monferrato casalese o basso Monferrato è un sistema collinare compreso tra i 120 e i 350 metri, che attraversa il comune di Vignale Monferrato. Le Alpi ed il mare (rispettivamente a circa 130 e 90 km) influenzano il clima del Monferrato e lo rendono ottimale per la pianta della vite. Per la denominazione si prevede oltre al Grignolino la possibile aggiunta fino al 10% di Freisa. I vigneti devono essere impiantati con sistema di allevamento a potatura di tipo tradizionale e quindi a guyot. Il Grignolino del Monferrato Casalese DOC è presente in un’unica tipologia. Il suo colore: è rosso rubino chiaro, con tendenza all’arancione per l’invecchiamento; al naso si presenta caratteristico e delicato, mentre al palato risulta asciutto, leggermente tannico, gradevolmente amarognolo, persistente con retrogusto caratteristico.

Grignolino d’Asti DOC

Il Grignolino è uno dei grandi vini caratteristici del Piemonte, valorizzato anche dalla limitata quantità prodotta. Il nome “Grignolino” pare derivare da “grignòle”, termine con cui vengono indicati in lingua piemontese i vinaccioli, anche se un’altra tesi lo fa originare dal verbo “grignare” (ridere). Sebbene le prime notizie sul Grignolino risalgano alla fine del ‘700, sembra che esso fosse conosciuto e venisse utilizzato per produrre vini “chiaretti” già nel Cinquecento. La sua origine è senz’altro localizzata nei colli tra Asti e Casale, che tuttora costituiscono la principale zona di coltura, anche se si diffuse in altre parti della provincia di Alessandria. Un tempo il territorio del Grignolino era molto più esteso, ma il diffondersi in Europa di micidiali malattie della vite, come la fillossera, portò alla riduzione della coltura di molti vitigni, tra i quali anche il Grignolino.

Freisa d’Asti DOC

La denominazione Freisa d’Asti DOC trova la sua zona di produzione nel territorio collinare della provincia di Asti. La Freisa è un vitigno a bacca rossa autoctono della zona dell’Astigiano, dove da secoli viene coltivata e vinificata. Oggi la possiamo trovare anche in altre aree del Piemonte, in particolare nelle province di Cuneo, Alessandria e nella zona di Casale Monferrato. Sulle colline attorno ad Asti, che ne rappresentano la zona classica e più vocata, la Freisa esprime al meglio le sue qualità enologiche. Oltre che nella versione ferma, il vino può essere anche prodotto in versione Spumante e Superiore, sempre con uve Freisa in purezza. Il titolo alcolometrico minimo richiesto è di 11% e di 11,5% per la Freisa Superiore. Il Freisa è un vino che ha faticato a ritagliarsi un posto d’eccellenza tra i grandi rossi piemontesi. In una terra dove i celebri vini delle Langhe, Barolo e Barbaresco la fanno da padrone, non è facile affermare la propria identità e salire alla ribalta. Inoltre, spesso la Freisa è stata in passato vinificata in versione frizzante, indicata per un consumo quotidiano ed è solo negli ultimi decenni che è stata giustamente valorizzata con versioni ferme di prestigio, che ne hanno messo in luce l’eleganza del bouquet, la complessità e una buona longevità.

Dolcetto di Ovada DOC

La denominazione Dolcetto di Ovada DOC si trova nel Monferrato, e in particolare sulle colline che caratterizzano i territori dell’Ovadese, comprende il territorio di 22 Comuni in provincia di Alessandria con punto di riferimento il comune di Ovada. L’area è prevalentemente collinare e si snoda attorno al corso del fiume Orba. Il territorio è costituito in gran parte da colline a forte pendenza, con terreni aridi, magri, fangosi, provenienti dalla disgregazione di rocce tufacee-calcaree, appartenenti all’antico terziario. I vigneti sono impiantati solo nelle zone collinari in altitudini non superiori ai 400m.sul livello mare, con una densità di impianto non inferiore ai 3.500 ceppi ettaro. Le caratteristiche dei terreni esaltano le caratteristiche migliori delle uve Dolcetto sulle quali denominazione è centrata, permettendo di ottenere vini più profumati e di qualità. Pur avendo caratteristiche atte all’invecchiamento, Il Dolcetto di Ovada DOC è un vino di pronta bevibilità, di moderata acidità totale e gradazione alcolica.

Dolcetto d’Asti DOC

L’area di coltivazione del Dolcetto d’Asti DOC si identifica col sistema collinare che da Nizza Monferrato, a partire dalla destra orografica del torrente Belbo, si innalza verso sud fino ad un altezza di circa 400 metri, dove una linea di crinale separa le province di Asti e Alessandria. Il Dolcetto è uno dei più antichi vitigni del Piemonte e la prima testimonianza della coltivazione del Dolcetto nell’astigiano risale al primo decennio del cinquecento. Il Dolcetto rientra fra i vitigni autoctoni piemontesi e da esso si ottiene un vino di indiscussa gradevolezza, grazie alla naturale e contenuta acidità fissa dei mosti. Il Dolcetto trova la sua prestigiosa collocazione in un’area circoscritta a sud di Asti, nella quale assume espressioni qualitative riconoscibili. È in grado di sprigionare le caratteristiche migliori se mantenuto in cantina, fino a potersi fregiare della menzione Superiore dopo un anno di affinamento.

Dolcetto d’Alba DOC

Il comprensorio produttivo della denominazione Dolcetto d’Alba DOC si estende su 35 comuni attorno ad Alba. Le colline vitate del sud del Piemonte, poste alla destra del fiume Tanaro, da secoli accolgono la vite di Dolcetto, che sugli stessi pendii ha tratto la propria origine. Le Langhe sono letteralmente “Langues“, delle lingue di terra che si estendono in un vivace gioco di profili, modulati dal mutare delle stagioni. Nei terreni di Langa il Dolcetto trova il suo habitat ideale: infatti le marne argillose donano un vino fresco ed elegante. La sua coltivazione si può dividere in due fasce principali: una che comprende i territori della zona del Barolo e Barbaresco, dove si ottengono vini più strutturati; l’altra che parte da Alba per salire verso la Valle Belbo dove la struttura geologica origine dolcetti più fini e leggeri. Questo suo essere vino “quotidiano” porta il Dolcetto ad essere giustamente considerato il vino dell’amicizia, dal carattere semplice e rustico con colore rosso rubino più o meno intenso in relazione alla tipologia dei terreni e profondi riflessi violacei, molto marcati. Il suo profumo è vinoso e fragrante con invitanti sentori di fruttato nei quali si riconoscono la ciliegia e la prugna; il sapore è decisamente secco e asciutto, di modesta acidità, amarognolo delicato e invitante.

Colli Tortonesi DOC

Il territorio della denominazione Colli Tortonesi DOC è costituito da trenta comuni collocati nella parte sud est del Piemonte, aventi tutti un denominatore comune: la predisposizione geologica e climatica ad ospitare una viticoltura di elevata qualità. Caratteristica di tutti i vini della Colli Tortonesi DOC è la spiccata sapidità, dovuta ai terreni argillo-marnosi,che trasferiscono alle uve e di conseguenza al vino sali tra questi il litio, dandone caratteristiche uniche. I vini ottenuti, grazie alla loro particolare mineralità, presentano forte predisposizione all’invecchiamento, anche nel caso dei bianchi. Il Timorasso è un vitigno presente nel Colli Tortonesi fin dall’antichità. Dimenticato negli anni, è stato recentemente recuperato dai produttori e la sua fama è cresciuta fino a farlo diventare la bandiera dei Colli Tortonesi. Le performance del vino ne determinano i numerosi successi sanciti con premi e primarie posizioni in concorsi enologici.

Dolcetto d’Acqui DOC

Il Dolcetto d’Acqui viene prodotto utilizzando l’omonimo vitigno Dolcetto e se ne ricava un vino intenso nel colore, sciolto, leggero. La vinificazione di cantina rispetta la tradizione al fine di valorizzare ed esaltare le caratteristiche del Dolcetto: la freschezza e la bevibilità. Il carattere giovane e gradevole di questo vino Piemontese si esprime nel suo sapore asciutto ed armonico. Le caratteristiche del Dolcetto d’Acqui DOC sono date principalmente dal territorio di produzione, l’Alto Monferrato. Le colline che tagliano il territorio di Acqui sono in generale composte di un tufo bianco, o per meglio dire, di una marna argillosa compatta, o a volte sabbiosa, questi terreni influiscono nettamente ed in modo rilevante sulle caratteristiche organolettiche delle uve prodotte e del vino derivante.

Carema DOC

Sui pendii al confine con la Val d’Aosta nasce uno dei più nobili vini rossi piemontesi: il Carema. Le viti sono coltivate sulle pendici del monte Maletto, tra i 350 e 700 metri di altitudine, grazie a un duro lavoro di terrazzamento a secco. L’ area viticola di Carema occupa la parte più a nord del canavese e quindi del Piemonte. Il vino Carema DOC si ottiene da uve del vitigno Nebbiolo, nelle varietà locali Picutener e Prugnet. La coltivazione è a pergola costituita interamente di traverse di supporto in castagno ed i tralci sono legati su di esse per resistere ai forti venti della valle. La coltura a terrazzamenti è caratterizzata da muretti a secco (topion) e pilastri in pietra, che, oltre a catturare i raggi del sole rilasciandoli poi alle viti nel periodo notturno, rappresentano un vero e proprio vanto architettonico per questi vignaioli che tramandano l’arte costruttiva ed una concreta prova del sacrificio di coltivare una terra dura e difficile.

Bramaterra DOC

Il nome Bramaterra è diventato di uso comune per produttori di vino dei comuni di Masserano, Brusnengo, Curino, Roasio Villa del Bosco, Sostegno e Lozzolo già a partire dal 1914. Bramaterra identifica il vino derivato dalla migliore composizione ampelografica di tradizione locale nei terreni collinari. Il territorio della Bramaterra DOC è composto da colline originate milioni di anni fa, con terreni acidi porfirici e una copertura superficiale di terreno fertile. Sul lato occidentale i suoli hanno una maggiore ricchezza di sabbie con depositi marini, ad est si trovano zone maggiormente argillose, a sud i terreni si fanno più profondi, con maggiore ricchezza in limo ed argilla. La vicinanza con il Monte Rosa offre una barriera naturale dai venti montani e garantisce un microclima favorevole per la coltivazione della vite. I vini DOC Bramaterra e Bramaterra riserva devono essere ottenuti dalle uve dei vitigni Nebbiolo (Spanna) dal 50 al 80 %; Croatina, fino ad un massimo del 30 %; Uva rara (Bonarda novarese) e Vespolina da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 20%. Il vino Bramaterra DOC deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento minimo di 22 mesi di cui 18 il legno, mentre la versione “riserva” di 34 mesi di cui almeno 24 in legno. I vini Bramaterra e Bramaterra riserva possono essere accompagnati dalla menzione aggiuntiva “vigna” seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale purché il vigneto abbia un’età di impianto di almeno 7 anni.

Barbera del Monferrato DOC

La zona della denominazione di origine Barbera del Monferrato DOC comprende la provincia di Asti e parte della provincia di Alessandria. Si tratta di un sistema collinare poco elevato, con altitudini per lo più tra i 150 e i 400 metri, caratterizzato da clima temperato o temperato-caldo, poco ventoso e con una piovosità annuale nella media. Nel Monferrato per tradizione il vino da uve Barbera viene tagliato con una modesta quantità di Freisa nell’area casalese e astigiana e di Dolcetto nell’ovadese. La tradizione monferrina era di imbottigliare una parte del vino nuovo in luna di marzo, quando aveva ancora residui zuccherini e quindi rifermentava in bottiglia con presa di spuma. Da questa tradizione deriva il Barbera del Monferrato in versione “vivace”.

Barbera d’Alba DOC

Il Barbera d’Alba nasce nelle Langhe, vere e proprie “lingue” di terra che si estendono in un vivace gioco di profili, modulati dal mutare delle stagioni. Il vitigno Barbera rappresenta la fortuna del territorio di Langa e Roero, essendo in grado di produrre grandi vini da invecchiamento ed al contempo regalare emozioni nei vini più giovani. Viene coltivato prevalentemente sui versanti collinari esposti a Sud–Ovest, con forma di allevamento a spalliera con potatura guyot. Il Barbera d’Alba viene ottenuto dalla vinificazione in purezza di uve del vitigno Barbera, anche se in alcuni casi un piccolo assemblaggio con il Nebbiolo permette di smorzare la caratteristica acidità del vitigno. Il Barbera era considerato in passato un vino “rustico”, ma con il tempo è cresciuto nella stima del pubblico perché si è dimostrato capace di offrire, tramite appropriati processi di vinificazione, sia ottimi vini di pronta beva, sia vini di media longevità e buona struttura che resistono al tempo e confermano anche dopo molti anni i caratteri più originali di una terra e di un vitigno di particolare prestigio.

Tintilia del Molise DOC

La DOC Tintilia del Molise è una delle più recenti denominazioni del Molise, approvata alla fine del 2011, quasi 30 anni dopo le prime due DOC della regione. Le tipologie di vino incluse in questa denominazione sono rossi varietali basati sul vitigno Tintilia, autoctono a bacca nera del Molise. Dopo la Valle d’Aosta, il Molise è la regione più piccola d’Italia e anche dal punto di vista vitivinicolo la produzione è assai limitata. Per questo anche il numero delle denominazioni DOC presenti in regione è limitato a quattro. La DOC Tintilia del Molise nasce nel 2011, nello sforzo di dare vita al maggior numero possibile di denominazioni prima del passaggio di consegne all’Unione Europea dell’autorità per il riconoscimento DOP e IGP. Il Tintilia è un vitigno a bacca nera dalle origini tanto antiche quanto incerte ed era fino all’epoca moderna la varietà più diffusa in Molise. A causa delle sue basse rese, la coltivazione del Tintilia fu in gran parte abbandonata dopo la seconda guerra mondiale. Solo negli negli anni ’90 grazie ad alcuni produttori più lungimiranti e all’introduzione della DOC regionale “Molise” nel 1998, il Tintilia ha iniziato a ricevere la dovuta attenzione, ma nonostante ciò i vini di questa tipologia sono ancora relativamente rari. I vini da Tintilia sono caratterizzati dal colore rosso rubino intenso, sono strutturati, con tannini evidenti. Il loro contenuto alcolico è elevato, e al naso sono fruttati e speziati, con riconoscimenti di prugne, amarene, liquirizia e pepe nero.

Verdicchio di Matelica DOC

La zona geografica della DOC Verdicchio di Matelica interessa il territorio di otto comuni di cui sei compresi nella provincia di Macerata e due in quella di Ancona. L’area è decisamente interna e lontana dall’ambiente e dall’influenza marina, difatti è una pianura alluvionale interna che include tutti i tratti di fondovalle fluviale e torrentizio, all’interno della regione Marche. Il Verdicchio di Matelica DOC è un vino con molta struttura, sapido e caratterizzato da buoni profumi dovuti al microclima di tipo continentale. I vigneti del verdicchio di Matelica sono coltivati su terreni calcarei, che conferiscono al vino maggior finezza e qualità gusto-olfattiva. Di colore giallo paglierino con inconfondibili riflessi verdolini, in bocca si presenta secco, persistente e caldo con sentori che ricordano la frutta matura. Un’avvolgente morbidezza regala al palato sensazioni di rotondità che non stancano, grazie anche al retrogusto di mandorla tipico del Verdicchio.

Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC

La zona geografica delimitata per la produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC è individuata in parte del bacino geografico del fiume Esino, nei territori di 22 Comuni della Provincia di Ancona e 2 di Macerata storicamente detti “Castelli” perché gravitanti nella politica e nell’economia di Jesi che nel 1194 ha dato i natali a Federico II di Svevia. Il Verdicchio è un vino dai grandi profumi e sensazioni. Strutturato, corposo, elegante si presenta di un giallo paglierino con evidenti riflessi verdolini, da cui il nome Verdicchio, che ne evidenziano fragranza, vivacità ed una notevole freschezza. Inizia con decisi profumi di fiori di biancospino e fiori di campo per passare poi ad un fruttato fresco di pesca, mela e lievi ricordi di agrumi. Inconfondibile finale caratterizzato dal retrogusto di mandorla amara. Interessante notare come nella zona classica nella vallata sinistra del fiume Esino si percepiscono notevoli sensazioni minerali per passare ad una maggiore sapidità dei vini prodotti nella vallata opposta.

Rosso Piceno DOC

L’area geografica della DOC Rosso Piceno è la parte del territorio della regione Marche che ha come confine nord il decorso del fiume Metauro, per le province di Pesaro ed Ancona, ed a sud il fiume Tronto che è confine con la regione Abruzzo. Il Rosso Piceno DOC comprende quattro tipologie di vino rosso (Rosso Piceno, Rosso Piceno novello, Rosso Piceno Sangiovese, Rosso Piceno Superiore). In particolare i vini Rosso Piceno presentano un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, all’odore si riscontrano note di frutti rossi, al gusto risultano armonici ed equilibrati, con un retrogusto abbastanza persistente. I vini Rosso Piceno novello hanno colore rosso rubino intenso, profumi floreali con sfumature di frutta rossa, sapore fresco e armonico. I vini Rosso Piceno sangiovese hanno colore rosso rubino intenso con sfumature violacee, profumi di frutta rossa riconducibili alle more al ribes, al gusto sono equilibrati minerali con un retrogusto abbastanza persistente. I vini Rosso Piceno Superiore provengono da un’area molto ristretta della parte sud delle Marche, zona ad altissima vocazionalità viticola, presentano colore rosso rubino con riflessi granato aranciati, perché sono vini invecchiati almeno un anno; al profumo si riscontrano aromi di frutti rossi, con note di liquirizia e cacao, al gusto sono corposi, armonici, intensi e sono molto persistenti.

Rosso Conero DOC

Il riferimento geografico per la DOC Rosso Conero è il promontorio del Monte Conero che si erge sul mare Adriatico e le colline che discendono dallo stesso verso l’entroterra. Interessa i comuni di: Ancona, Camerano, Numana, Sirolo, Osimo, Offagna Castelfidardo ricadenti nella provincia di Ancona. Persistenza aromatica e grande fruttato al palato sono le principali caratteristiche del vino Rosso Conero. Il colore è rubino intenso dalle sfumature violacee in età giovane e passa a toni più maturi, granati ed aranciati con il passare dell’affinamento, che può protrarsi anche oltre i 10 anni. La pungente tannicità che si avverte se consumato entro il primo anno si sposta ad una piacevole morbidezza con il passare del tempo. Strutturato e corposo, il Rosso Conero si fa notare per la sua iniziale vinosità che volge alla frutta, quasi confettura, con il trascorrere degli anni. Secco, asciutto e complesso, ha una grande sensazione pseudo-calorica dovuta alla bassa resa per ettaro delle uve , alla conformazione del terreno unita e all’esclusivo microclima presente nel promontorio del Conero.

Lacrima di Morro d’Alba DOC

La denominazione Lacrima di Morro d’Alba DOC comprende l’intera area dei Comuni di Morro d’Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, con esclusione delle aree di fondo valle e dei versanti delle colline del comune di Senigallia prospicienti il mare e compresi tra il litorale e la sede autostradale. La DOC Lacrima di Morro d’Alba è riferita a 3 tipologie di vino rosso (“base”, “Superiore” e “Passito”), tutte ottenute da uve del vitigno Lacrima per almeno l’85%. Le uve di Lacrima, durante la fase di fermentazione, rilasciano antociani, tannini e sostanze aromatiche, tra cui il geraniolo, che conferisce il piacevole profumo di rosa. Nello specifico le singole tipologie di vino si caratterizzano come segue:

  • «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba»: buona struttura e presenza di buone dotazioni polifenoliche e tanniche polimerizzate, di colore rosso rubino intenso con notevoli ed evidenti sfumature violacee. Se consumato giovane si nota un delicato e caratteristico profumo di rosa. Con l’invecchiamento i toni passano invece ad un fruttato-floreale di fragola, ciliegia, more di rovo, mirtilli, viola e violetta.
  • «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» “Superiore”: ottima struttura e presenza di buone dotazioni polifenoliche e tanniche polimerizzate, che conferiscono al vino carattere di pienezza di corpo, assenza di ruvidezza e buona longevità. Il prodotto presenta un colore rosso rubino con riflessi violetti, odore intenso con sentori fruttato-floreale di fragola, ciliegia, more di rovo, mirtilli, viola e violetta. Il sapore è secco ed armonico di giusto corpo.
  • «Lacrima di Morro» o «Lacrima di Morro d’Alba» “Passito”: vino da dessert e da meditazione ben strutturato, di colore rosso più o meno intenso, talvolta tendente al granato con l’invecchiamento, dall’odore caratteristico più o meno intenso e dal sapore armonico e vellutato, da secco a dolce in relazione al tenore di zuccheri residui.

Riviera del Garda Classico DOC

Per Riviera del Garda Classico si intende la zona viticola della provincia di Brescia che occupa il territorio Gardesano delle colline comprese fra la riva di Salò e Desenzano ad oriente ed il corso del fiume Chiese ad occidente. Questo territorio è da sempre conosciuto come “Riviera del Garda” dove la parola “Riviera” ha un significato specifico che indica quel particolare territorio e tutto ciò che in esso viene prodotto, come limoni, olio, alloro e vino. Il vino Riviera del Garda Classico Bianco assume aromaticità delicate più o meno intense a seconda delle percentuali dei due vitigni. Armonico, equilibrato e fresco, leggermente ammandorlato. Il Riviera del Garda Classico Chiaretto è sicuramente il vino più originale e caratteristico della Denominazione, unico nelle sue piacevolissime caratteristiche, ottenuto dalle uve rosse del Riviera del Garda Classico rosso, ma vinificato in modo da ottenere un vino dal colore rosato “petalo di rosa” con una sorprendente aromaticità floreale e di frutti di bosco, accompagnata da una giusta acidità che determina una grande freschezza di sensazioni gustative e una buona struttura. Il Riviera del Garda Classico Groppello, ottenuto dalle uve del vitigno Groppello, considerato una rarità enologica in quanto coltivata solo in Valtenesi, sulle pendici delle colline del lago di Garda. Se ne riconoscono tre biotipi, il Gentile, il Mocasina ed il Santo Stefano. È il vino più tipico della zona, un rosso delicato e di pronta beva, speziato con note fruttate, vellutato e piacevole, che si accompagna a primi saporiti, a piatti di carne di tutti i tipi e a formaggi di media stagionatura. Se sottoposto ad un invecchiamento di almeno due anni si ottiene il Valtenesi Riserva, più ricco, intensamente speziato di spezie dolci, corposo, di ottimo spessore gustativo, sempre molto avvolgente ma dalla tannicità morbida, adatto al medio invecchiamento.

Valcalepio DOC

La zona geografica della DOC Valcalepio comprende un territorio nell’area collinare a nord-ovest della città di Bergamo, delimitato a nord dalle Orobie, ad est dal lago d’Iseo ed a ovest dal monte Canto. Le prime testimonianze dell’antichità della viticoltura nell’area bergamasca ci vengono dall’epoca latina, durante la quale alcuni storici riportano la notizia dell’impianto di viti nella zona di Scanzo da parte dei romani. Plinio il Vecchio racconta che in questo territorio la coltivazione della vite era molto sviluppata, soprattutto nei luoghi più appropriati, cioè in collina. Anche nei secoli bui la gente bergamasca non smise mai di amare il suo vino e risalgono al 1000-1100 d.C. alcune carte di permuta e di vendita di terre vitate. A partire dal 1700, con l’espansione dell’allevamento dei bachi da seta e della coltivazione dei gelsi, che in pianura sostituirono la vite, la produzione diminuì fino al punto che i Bergamaschi, all’inizio dell’800 furono costretti ad importare vino da altre regioni. In seguito all’arrivo della peronospora e dell’oidio e alla comparsa della filossera nel 1886, i vigneti subirono gravi perdite ma i bergamaschi in breve tempo reimpiantarono vastissime superfici tanto che già nel 1912 la superficie investita in viti superava quella di un tempo e continuò ad aumentare sino al 1940, all’inizio cioè della Seconda Guerra Mondiale. Si arriva quindi ai giorni nostri, e alla tendenza da parte dei vitivinicoltori alla produzione di vini di qualità, cui fa seguito la contrazione delle superfici vitate e la diminuzione delle rese medie per ettaro dei vigneti. I vitigni della DOC Valcalepio affiancano al tradizionale Moscato di Scanzo, utilizzato per la produzione di vini dolci passiti, vitigni a bacca nera internazionali (Merlot, Cabernet) e a bacca bianca quali Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio, per dare origine alle tipologia bianco, rosso e rosso riserva.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC

L’area di produzione del Pinot nero dell’Oltrepò Pavese DOC si colloca all’interno del bacino padano, delimitato dalle catene alpina ed appenninica e con una apertura principale verso est; in particolare la fascia collinare pavese si inserisce nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge verso l’Emilia-Romagna. L’Oltrepò Pavese è un lembo collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Tale peculiare caratteristica rende l’Oltrepò Pavese ricco di culture, lingue, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro. L’Oltrepò Pavese vitivinicolo attuale trova le sue radici nel secolo scorso, come conseguenza dei danni portati dalla fillossera, e nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. Nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni, mentre oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione, tra cui il Pinot nero.La DOC Pinot nero dell’Oltrepò Pavese è riferita ad un unico vino, rosso fermo, anche nella tipologia riserva. Dal punto di organolettico alla vista si presenta rosso rubino più o meno intenso con sfumature amaranto e un’unghia aranciata; al naso intenso, netto con sentori di marasca, ribes nero, bacche di bosco, funghi secchi, prugna matura e frutta macerata in alcol, speziato; in bocca vellutato, fruttato, molto equilibrato, di struttura medio buona, morbido, caldo, dotato di persistenza aromatica e leggermente amarognolo.

Oltrepò Pavese DOC

L’area della Oltrepò Pavese DOC si inserisce nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge verso l’Emilia-Romagna, un lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. L’Oltrepò Pavese risulta pertanto ricco di culture, lingue, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro. L’Oltrepò Pavese vitivinicolo attuale trova le sue radici nel secolo scorso, a seguito dei danni portati dalla fillossera, e nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. Nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni, mentre oggi sono solo circa una dozzina quelli di maggior diffusione. Nonostante tale decimazione, il panorama vinicolo dell’Oltrepò è ancora molto ricco, soprattutto per quanto concerne le diverse tipologie di vino prodotte, tra cui quelle previste dal presente disciplinare di produzione. I vitigni idonei alla produzione dei vini sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata, come la Barbera, il Riesling, la Croatina. Si possono fare delle distinzioni tra aree adatte alla produzione di uve a bacca bianca o base spumante e zone più idonee alla produzione di uve a bacca rossa. Ciò non toglie che l’intero areale oltrepadano ben si presti alla coltivazione di tutte le uve qui menzionate .

Oltrepò Pavese Pinot Grigio DOC

L’area di produzione dell’Oltrepò Pavese Pinot grigio DOC si inserisce nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge verso l’Emilia-Romagna ed è noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Tale caratteristica rende l’Oltrepò Pavese ricco di culture, lingue, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro. La più antica testimonianza della presenza della vite nel territorio arriva dal reperto di un tralcio risalente ai tempi preistorici, trovato nei pressi di Casteggio. All’Oltrepò Pavese viene attribuita l’invenzione della botte, nel I sec.a.C. L’Oltrepò Pavese vitivinicolo attuale trova le sue radici nel secolo scorso, come conseguenza dei danni portati dalla fillossera, e nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. Nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni, mentre oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione, tra cui il Pinot grigio. Nel 1970 il vino Oltrepò Pavese, e con esso la tipologia Pinot grigio è stato riconosciuto come DOC. La DOC Oltrepò Pavese Pinot grigio è riferita a due tipologie di vino: tranquillo e frizzante, che presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate: in entrambe le tipologie all’olfatto si riscontrano gli aromi prevalenti tipici del Pinot grigio. I vini hanno colore giallo paglierino, a volte leggermente ramato o rosato tendente al cerasuolo tenue, profumo caratteristico e fruttato e un sapore fresco, sapido e gradevole.

Lugana DOC

La zona della DOC Lugana ricade al confine tra le regioni Lombardia e Veneto con rispettivamente le province di Brescia e Verona e si affaccia sul Lago di Garda, il più esteso del territorio italiano. Più precisamente il territorio della DOC Lugana comprende tutto il comune di Sirmione (BS) e una porzione dei comuni confinati Desenzano del Garda (BS), Lonato del Garda (BS), Pozzolengo (BS) e Peschiera del Garda (VR). Il territorio è pressoché omogeneo, prevalentemente pianeggiante e la sua formazione fu originata da un immenso ghiacciaio che scendeva dalla valle dell’Adige, di cui una diramazione di minore grandezza occupava tutto l’attuale bacino del Lago di Garda. Il Lugana è una DOC di pianura, contraddistinta da fertili suoli di matrice argillosa, che nella fascia più collinare della Doc si fanno via via più sabbiose. Questi suoli sono depositari del patrimonio organolettico del Lugana: corpo e calore, acidità e sapidità nell’ossatura strutturale del vino, profumi vigorosi, netti, tra la mandorla e l’agrume, nel corredo aromatico. Nella DOC Lugana il microclima viene influenzato positivamente dalle temperate brezze del lago di Garda ed è ideale per la mitezza e la scarsa incidenza delle escursioni termiche tra il giorno e la notte. Le temperature e le sue condizioni meteorologiche sono per molti versi più simili a quelle del clima mediterraneo. Infatti il Garda è caratterizzato da una flora di tipo mediterraneo: ulivi e limoni prosperano un po’ovunque nei paesi rivieraschi. La Turbiana, coltivata in loco, altro non è che il Trebbiano di Soave, che però dimora in un altro tipo di habitat. E’ un vitigno in grado di esprimersi con versatilità sia nelle versioni classiche in bianco che in quelle spumantizzate. L’attuale disciplinare di produzione prevede ben cinque tipologie di Lugana: la versione base, il Superiore, la Riserva, la Vendemmia Tardiva e lo Spumante. Il Lugana base presenta un colore giallo paglierino tenue con riflessi verdognoli. Ha profumi, delicati, quasi accennati, offrono sensazioni floreali miste a note di mandorla; il gusto è garbato, stilizzato, definito, teso e gustoso. Il Lugana Superiore per definirsi tale deve essere sottoposto a un periodo di affinamento di almeno un anno. Presenta un profilo più variegato e complesso: il colore ha riflessi più dorati; i profumi, più articolati, offrono sentori di erbe di campo, di clorofilla, di mela matura, di agrume (mandarino in primis), uniti a note di nocciola o spezie con il passaggio nel legno (oggi sempre meno nuovo e tostato, e più grande in capacità). Il palato, di maggior struttura, è sorretto da un’acidità viva e tonica, ed è attraversato da una sapidità di matrice minerale che sa conferire intriganti sfumature “salate” al vino. Il Lugana Riserva è la naturale evoluzione della tipologia Superiore: deve invecchiare o affinarsi per almeno 24 mesi, di cui 6 in bottiglia e presenta toni cromatici più accesi, profumi più evoluti e complessi, con note affumicate di pietra focaia e riflessi balsamici, una mineralità più calda al palato, ma parimenti avvolgente, sapida e persistente.

Colli di Luni DOC

Il territorio della Denominazione “Colli di Luni DOC” ricade nella parte orientale della Liguria, in provincia della Spezia e nella parte settentrionale della Toscana in provincia di Massa Carrara, e comprende un territorio piuttosto differenziato con vigneti situati per la maggior parte in pianura e bassa collina. La storia della zona di produzione del Vino DOC dei Colli di Luni è documentata fin dall’epoca dell’Impero Romano. Le coste miti, soleggiate e ventilate di produzione del vino dei Colli di Luni che si affacciano sul Mar Ligure e sul Mar Tirreno, rappresentano assieme alla Sardegna le terre di elezione del vitigno Vermentino, il più diffuso e rinomato nella zona. La DOC Colli di Luni fa riferimento a varie tipologie di vino e diversi vitigni, che grazie all’influenza dell’ambiente geografico in cui sono coltivati danno luogo a vini con caratteristiche molto riconoscibili. In particolare i vini si distinguono per il fatto di possedere acidità contenute, colori intensi e vivaci, profumi fini ma intensi in prevalenza floreali e fruttati, sapidità al gusto. I terreni per la maggior parte drenanti e sabbiosi danno ai vini caratteristiche di freschezza e di sapidità. Si tratta di vini non particolarmente adatti all’invecchiamento, in quanto il territorio dona al vino i sapori degli aromi mediterranei, dei sentori di mare e di genuinità. I sapori sia freschi, secchi ma morbidi nei bianchi, caldi e di buon corpo nei rossi e il fondo leggermente amarognolo e leggermente acidulo, sono le caratteristiche che legano questi prodotti alle aree da cui sono ottenuti.

Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua DOC

Il territorio della Denominazione Rossese di Dolceacqua DOC ricade nell’estrema parte occidentale della Liguria, in provincia di Imperia, a Dolceacqua e comuni limitrofi. Nella provincia di Imperia il Rossese costituisce “il vitigno” la cui coltivazione ha storicamente caratterizzato l’evoluzione agraria di questi territori con numerosi riferimenti e testimonianze che di fatto ne certificano l’importanza ed il valore. Le più recenti ricerche scientifiche basate sulla conoscenza e comparazione tra i genomi conferma come il Rossese a bacca nera (ma anche quelli a bacca bianca) è vero vitigno autoctono non riscontrato in altre zone di coltivazione italiane ed europee; tale peculiarità in relazione al fatto che ben pochi sono i vitigni a bacca rossa affermatisi nelle regioni di costa fanno del vino Rossese di Dolceacqua DOC una esclusività unica del territorio imperiese. Il clima inoltre aggiunge al prodotto di quell’uva particolarità interessanti immediatamente riscontrabili, ad esempio, nella potenzialità alcolica del vino che, quando espressa ai suoi livelli più elevati, consente addirittura raggiungimenti qualitativi eccelsi evidenziabili dalla menzione “superiore”.

Pornassio o Ormeasco di Pornassio DOC

Il territorio della Denominazione Ormeasco di Pornassio DOC ricade nella parte occidentale della Liguria in provincia di Imperia e comprende gran parte dei comuni della Valle Arroscia, con vigneti situati per la maggior parte nell’entroterra in versanti terrazzati. Sembra che fu la comunità benedettina esistente nel territorio di Ormea, in stretti contatti con i centri del Pavese dove si coltivava il Dolcetto, a selezionare la progenie giunta fino a noi. Da allora la coltivazione dell’Ormeasco nelle zone interne della provincia si è affermata definitivamente caratterizzando i territori intorno alla Valle Arroscia. La sua caratterizzazione si è evoluta grazie soprattutto al perfetto adattamento del Dolcetto ed all’acquisizione di caratteri propri assunti per orografia, condizioni pedologiche nonché per i particolari microclimi che si generano nella media ed alta collina ligure di ponente stretta tra Alpi ed il mare.

Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà DOC

Il territorio della Denominazione “Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà DOC” ricade nella parte orientale della Liguria, in provincia di La Spezia e comprende un territorio caratterizzato da vigneti situati per la maggior parte in alta collina, di superficie media ridotta e posti su terrazzamenti a picco del mare che hanno valso alla viticoltura delle Cinque Terre l’appellativo di “eroica”. Cinque Terre è il nome di un tratto della Riviera Ligure di Ponente che riunisce i comuni di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Qui vengono coltivati i vitigni Albarola, Bosco e Vermentino. Le prime notizie certe della presenza di attività viticole nella zona delle Cinque Terre risalgono ai secoli Vi-V a.C., quando i Greci, abili navigatori e commercianti, approdano sui lidi della Riviera Ligure e si sviluppò seguendo le vicende umane fino agli anni ’20 del ventesimo secolo, con l’avvento della fillossera. All’inizio degli anni ’30 le vigne erano decimate e gli abitanti iniziarono a ricostituire i vigneti con l’impianto delle barbatelle di vite americana poi innestate coi i vitigni locali tradizionali. Le peculiarità dei vitigni utilizzati per le varie tipologie, grazie all’influenza dell’ambiente geografico in cui sono coltivati danno luogo a vini caratterizzati da acidità modeste, colori tenui, profumi fini e delicati in prevalenza floreali, sapidità al gusto.

Frascati DOC

La zona della denominazione Frascati DOC ricade nella parte centrale della regione Lazio, in Provincia di Roma e comprende la parte acclive ed le pendici del versante settentrionale dei Colli albani. I vitigni idonei alla produzione del vino Frascati DOC sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata, come la Malvasia bianca di Candia, la Malvasia del Lazio, il Bellone, il Bombino bianco, il Greco bianco ed il Trebbiano toscano e giallo; La DOC Frascati è riferita a 2 tipologie di vino bianco (“Frascati” e “Spumante”). Il “Frascati” è un vino fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino più o meno intenso, odore intenso, con profumo caratteristico e delicato con note floreali, sapore secco, o amabile o abboccato, sapido, morbido. Il “Frascati” spumante è vino fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino chiaro, spuma fine e persistente, odore fine e caratteristico, sapore armonico, da brut a extradry. Al sapore tutti i vini presentano un’acidità normale, un amaro poco percepibile, poca astringenza e buona struttura, che contribuiscono al loro equilibrio gustativo.

Est!! Est!! Est!! di Montefiascone DOC

La zona geografica della denominazione Est!! Est!! Est!! di Montefiascone DOC ricade nella parte settentrionale del Lazio, in provincia di Viterbo e comprende un territorio di media e alta collina, situato sulle pendici del distretto vulcanico Vulsino. I vitigni idonei alla produzione del vino Est!! Est!! Est!! di Montefiascone DOC sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata: il Trebbiano toscano, localmente detto Procanico, il Trebbiano giallo, localmente detto Rossetto, la Malvasia bianca lunga e la Malvasia del Lazio. La DOC Est! Est!! Est!!! di Montefiascone è riferita a 3 tipologie di vino bianco (“Est! Est!! Est!!! di Montefiascone”, “Est! Est!! Est!!! di Montefiascone spumante” e “Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Classico”). Nello specifico le singole tipologie di vino si caratterizzano come segue:

  • “Est! Est!! Est!!! di Montefiascone”: vino fresco ed equilibrato, con colore giallo paglierino più o meno intenso, odore fine, caratteristico, leggermente aromatico, sapore secco o abboccato o amabile, sapido, armonico, persistente con leggera vena amarognola.
  • “Est! Est!! Est!!! di Montefiascone” spumante: vino fresco ed equilibrato, con colore giallo paglierino tenue, perlage fine e persistente, odore gradevole con caratteristiche di fruttato delicato, sapore secco, fruttato e lievemente aromatico.
  • “Est! Est!! Est!!! di Montefiascone” Classico: vino fresco ed equilibrato, con colore giallo paglierino più o meno intenso, odore fine, caratteristico, leggermente aromatico, sapore secco o abboccato o amabile, sapido, armonico, persistente con leggera vena amarognola.

Al sapore tutti i vini presentano un’acidità normale, un amaro poco percepibile, poca astringenza e buona struttura, che contribuiscono al loro equilibrio gustativo.

Castelli Romani DOC

La zona della denominazione Castelli Romani DOC ricade nella parte centrale del Lazio, per la maggior parte in provincia di Roma e per una quota minore in provincia di Latina, comprendendo la parte meridionale dell’Agro romano, i Colli Albani, la parte nord orientale dell’Agro Pontino e l’alta valle del fiume Sacco. I vitigni idonei alla produzione dei vini Castelli Romani DOC sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata: la Malvasia di Candia, la Malvasia del Lazio ed il Trebbiano toscano, verde e giallo per i vini bianchi; il Cesanese, il Merlot, il Montepulciano ed il Sangiovese per quelli rossi. La DOC Castelli romani è riferita a 3 tipologie di vino bianco (“secco”, “amabile” e “frizzante”), a 3 tipologie di vino rosato (“secco”, “amabile” e “frizzante”) e a 4 tipologie di vino rosso (“secco”, “amabile”, “frizzante” e novello). Al sapore tutti i vini presentano un’acidità normale, un amaro poco percepibile, poca astringenza e buona struttura, che contribuiscono al loro equilibrio gustativo.

Friuli o Friuli Venezia Giulia DOC

La denominazione Friuli Venezia Giulia DOC comprende tutto il territorio della Regione, con le sue provincie di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. Il Friuli-Venezia Giulia è la regione più nord-orientale d’Italia, che confina con l’Austria a nord e la Slovenia ad est, ad ovest con la regione Veneto, mentre a sud si affaccia sul mare Adriatico. La regione si estende su una grande varietà di climi e paesaggi, passando dal mite clima mediterraneo della costa al clima continentale della media pianura, fino a quello alpino. Data la grande estensione della denominazione, gli ambienti rappresentati mostrano una considerevole varietà di elementi morfologici che, nel loro insieme, danno vita ad un paesaggio molto articolato in cui i rilievi collinari sfumano nella pianura. Il clima della regione si caratterizza per la presenza di estati calde ma non afose e di inverni freddi e mediamente piovosi. La coltivazione della vite nel territorio dell’attuale regione Friuli Venezia Giulia è stata protagonista indiscussa fin dall’antichità. Nella seconda metà del XX secolo i vini prodotti nel Friuli Venezia Giulia  arrivarono all’eccellenza a livello nazionale ed internazionale, soprattutto per quanto riguarda i bianchi. Se con gli anni ’80 alcune zone DOC iniziarono ad emergere per le produzioni di alta qualità, si è sempre riconosciuto uno stile “friulano” comune a tutta la regione. Le attuali DOC del Friuli Venezia Giulia vennero riconosciute tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ’80, mentre successivamente vennero riconosciute anche le IGT “Venezia Giulia”, “delle Venezie” e “Alto Livenza”. Si trascurò però la realizzazione ed il riconoscimento di una Denominazione d’Origine regionale che, in una piramide qualitativa, si inserisse tra le DOC restrittive e l’allora Vino da Tavola o con Indicazione Geografica. Oggi la denominazione Friuli Venezia Giulia DOC funge da base per una produzione capace di coniugare qualità e massa critica, al fine di rendere economicamente e commercialmente più solide le Aziende. I vitigni alla base dei vini della denominazione escludono le varietà che caratterizzano fortemente delle zone geografiche piccole, soprattutto autoctone, preferendo l’inserimento dei vitigni maggiormente diffusi anche commercialmente e si è scelto di far rientrare nel territorio solo le superfici già interessate dalla viticoltura riconosciute con una DOP preesistente.

Friuli Grave DOC

La DOC Friuli Grave si trova a cavallo del fiume Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine, in Friuli Venezia Giulia. La peculiarità climatica della zona dipende principalmente da due fattori, la conformazione dei rilievi e la relativa vicinanza del Mare Adriatico. La viticoltura nella zona della DOC Friuli Grave vanta una storia antica e ricca con le sue origini che risalgono quanto meno all’epoca romana ed è passata attraverso due millenni di storia senza grossi mutamenti fino alla metà del XIX° secolo. L’avvento di avversità quali l’oidio, la peronospora, la fillossera e non ultimi i conflitti bellici, provocarono distruzioni tali da costringere l’intera viticoltura a cambiare volto. I vitigni utilizzati per la produzione dei vini DOC Friuli Grave sono: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio, Riesling renano, Sauvignon, Tocai Friulano, Traminer aromatico, Verduzzo friulano, Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Carmenere, Merlot, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso. La produzione massima non deve superare le 13 ton/ettaro con una resa massima non superiore al 70%. Le vinificazioni vengono differenziate a seconda delle tipologie di vino. Quella base, con tecniche atte a conferire profumi caratteristici, classici ed eleganti uniti a una media corposità in grado di garantire una ottimale piacevolezza. La superiore viene elaborata con l’obiettivo di produrre vini più corposi mentre la riserva si identifica con prodotti di struttura più elevata mentre quella riserva con profumi e corposità più complesse che vengono donate, il più delle volte, da mirati affinamenti in legno. I vini frizzanti hanno ottima finezza e intenso corredo aromatico; gli spumanti vengono ottenuti mediante rifermentazione in bottiglia o in autoclave col metodo Charmat. Nel primo caso l’affinamento sui lieviti dona finezza, eleganza, complessità aromatica e grande struttura; con il secondo si ottengono spumanti più freschi, delicati e dal notevole impatto olfattivo.

Friuli Colli Orientali DOC

La DOC Friuli Colli Orientali interessa diciannove comuni nella fascia centro orientale della Provincia di Udine, vicino al confine con la Repubblica Slovena. I terreni dei Colli Orientali sono costituiti da un’alternanza di strati di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate), chiamato in friulano ponca. La facile erodibilità dei terreni a prevalenza marnosa ha portato ad una morfologia del terreno piuttosto dolce con altezze al di sotto dei 200 m slm. I vignaioli sono stati costretti a terrazzare le colline per evitare il “consumo” dei colli e lo scalzamento delle viti e queste terrazze sono così diventate una caratteristica dei Colli orientali del Friuli. I Colli Orientali del Friuli sono da sempre terra di vini, dall’epoca Romana a quella del Ducato Longobardo. Arrivando ai giorni nostri, è nei Colli Orientali del Friuli che è nata l’idea dei “Superwhites” friulani, una definizione questa che ben si adatta ad una denominazione che annovera ben dodici tipologie di vini bianchi di cui dieci con indicazione di vitigno più il “bianco” ed il “dolce”. Ad esse si aggiungono undici tipologie di vini rossi con dieci ad indicazione del vitigno più il “rosso”. Tutte queste tipologie possono essere accompagnate dalla menzione riserva se opportunamente invecchiate. I vitigni da cui scaturiscono queste tipologie sancisce un perfetto equilibrio (dieci a dieci) tra varietà a bacca bianca e varietà a bacca nera, equilibrio rispettato anche tra le varietà così dette internazionali e quelle autoctone che sono ben nove su venti. Il territorio dei Colli Orientali del Friuli dà ai vini bianchi un colore giallo paglierino con riflessi più o meno verdognoli o dorati, o nel caso del Pinot grigio un riflesso ramato più o meno accentuato. In bocca i vini sono è gradevoli, morbidi, con profumi netti ed intensi che spaziano dal fruttato sostenuto al floreale fine ed elegante. La nota di mandorla amara è caratteristica del tipico vitigno che la origina, il Tocai Friulano. La struttura dei vini dei Colli Orientali ne permette anche un lungo invecchiamento nel tempo.
I vini rossi sono caratterizzati da un colore rosso rubino con diverse sfumature, il profumo presenta una gradevole finezza tendente all’erbaceo, allo speziato e ai sentori di sottobosco e piccoli frutti. In bocca sono equilibrati, con una nota di astringenza per le varietà autoctone più vocate all’invecchiamento, l’acidità è quindi sempre presente senza mai disturbare il palato. La denominazione di origine controllata Friuli Colli Orientali annovera al suo interno ben cinque sottozone chiamate rispettivamente: Cialla, Pignolo di Rosazzo, Ribolla gialla di Rosazzo, Schioppettino di Prepotto e Refosco di Faedis. La sottozona Cialla comprende una parte del comune di Prepotto e dà origine a 6 vini di cui 4 con l’indicazione del vitigno: Ribolla gialla, Verduzzo friulano, Schioppettino, Refosco dal peduncolo rosso, più il Bianco e il Rosso. Le rese di produzione di questi vini sono più contenute rispetto alla denominazione generale e si attestano tra le 6 e le 8 tonnellate a ettaro. Le sottozone Pignolo di Rosazzo e Ribolla gialla di Rosazzo ricadono in una piccola zona a cavallo tra i comuni di Corno di Rosazzo, Manzano e San Giovanni al Natisone. Vi i producono due vini da vitigni autoctoni, rispettivamente il Pignolo e la Ribolla gialla. Il Pignolo rappresenta senza dubbio il più aristocratico tra i vini della denominazione, con una spiccata propensione per il lungo invecchiamento. La concentrazione polifenolica e quella dei tannini, assieme all’elevata concentrazione alcolica, si amalgamano in un insieme che ne permette la durata nel tempo, arrivando anche a dieci anni di vita con prodotti che si esprimono ancora ai massimi livelli. Lo Schioppettino di Prepotto comprende parte del comune di Prepotto e si caratterizza con un unico vino che ha trovato in questo comune una tra le sue massime espressioni, per il quale è contemplata anche la tipologia riserva. Il Refosco di Faedis infine, è una sottozona caratterizzata dalla produzione del vitigno Refosco nostrano e comprende il comune di Faedis e di Torreano, Attimis, Nimis, Povoletto e Tarcento. Anche per questa tipologia è prevista la menzione “riserva”.

Friuli Aquileia DOC

La zona di produzione della DOC Friuli Aquileia è posta interamente in provincia di Udine ed è costituita dalla fascia di terra che si affaccia sulla Laguna di Grado e prosegue a nord, verso Aquileia e Cervignano del Friuli, fino a raggiungere la storica fortezza di Palmanova. La zona della DOC Friuli Aquileia presenta una notevole variabilità di terreno, che porta ad alternare a pochi metri di distanza venature ghiaiose con marne giallastre e argille più scure miste a sabbia. E’ un territorio è pianeggiante, con caratteristiche pedoclimatiche che si sono rivelate, fin dall’antichità, particolarmente adatte alla coltivazione della vite. Il clima beneficia della vicinanza del mare e d’estate è sempre ventilato, d’inverno più mite, con temperature che solo poche volte scendono sotto lo zero. L’escursione termica tra il giorno e la notte è tipica del territorio della pianura friulana e favorisce l’ottenimento di uve con una spiccata dotazione di aromi e vini profumati ed eleganti. I vini che originano dalle zone più calde brillano per alcolicità e colore, quelli provenienti dalle zone più fresche per acidità e profumi, quelli dalle zone più asciutte per struttura e corpo. I vitigni idonei alla produzione del vino sono quelli che storicamente e per particolare vocazione hanno saputo affermarsi nel territorio. Le basse rese produttive contribuiscono a conferire ai vini particolare vigore e complessità.

Friuli Annia DOC

La zona di produzione della DOC Friuli Annia è interamente situata in provincia di Udine e si affaccia sulla Laguna di Marano, proseguendo poi a nord verso Palmanova e Cervignano del Friuli. Il territorio è pianeggiante, con caratteristiche particolarmente adatte alla coltivazione della vite. La vicinanza del mare rende il clima d’estate sempre ventilato e d’inverno mite, con temperature medie annue dai di 13 ai 15°, asciutto anche grazie al vento di Bora che spazza l’umidità via dalla bassa pianura in vari periodi dell’anno. I terreni hanno natura prevalentemente argillosa con una componente di sabbie variabile da zona a zona. La zona della DOC Friuli Annia è attraversata dall’antica Via Annia, costruita dai Romani per collegare il centro di Aquileia a Iulia Concordia (oggi Concordia Sagittaria) e congiungerla poi alla via Emilia. La zona dell’Annia era già conosciuta ed apprezzata per i suoi vini durante il periodo romano. La denominazione Friuli Annia comprende numerose tipologie di vino, tra le quali il Friuli Annia bianco, rosso e rosato, lo Chardonnay, la Malvasia Istriana, il Pinot grigio, il Sauvignon, il Friulano, il Traminer aromatico, il Verduzzo friulano, il Merlot, il Cabernet franc e il Cabernet sauvignon, il Refosco.

Collio Goriziano o Collio DOC

Il Collio Goriziano comprende la fascia collinare settentrionale della provincia di Gorizia, tra i fiumi Isonzo a est e Judrio a ovest, con a nord il confine con la Slovenia, mentre a sud è delimitata dalla pianura isontina. Il Collio comprende circa 1.500 ettari di vigneto posti su una sequenza di colline lungo la direttrice est ovest, che presentano ampie superfici felicemente esposte al sole, ideali per una viticoltura di qualità.. Dopo la seconda guerra mondiale il Collio si trovò separato dal confine tra l’Italia e la Jugoslavia, dando origine a due distinte zone vinicole, il Collio Italiano e il Brda nella parte slovena. I vini bianchi del Collio hanno un colore giallo paglierino tenue, talvolta con riflessi verdognoli o con dorati più o meno intensi a seconda del vitigno e delle tecniche di vinificazione. I profumi sono fruttati, netti ed intensi, mentre al palato prevale una gradevole morbidezza, talvolta sostenuta da un lieve sentore di mandorla, tipiche del Tocai Friulano, vitigno dal quale originano. La produzione inizia con la cernita delle uve, sottoposte a pigiatura soffice e a fermentazione a temperatura controllata in assenza delle bucce, per mantenere ed esaltare i profumi caratteristici del vitigno. Per i vini destinati a prolungata maturazione la vinificazione prevede un breve periodo di contatto con le bucce, dando vita a vini con riflessi dorati più intensi e di maggior corpo. I vini rossi del Collio presentano un colore rosso rubino brillante, al profumo si distinguono per la netta personalità e il finissimo aroma erbaceo. Al sapore presentano la rotonda corposità derivante da uve mature e da una settimana di fermentazione a contatto con le bucce. I vini da invecchiamento partono da un’attenta scelta delle uve e il tempo di fermentazione sulle bucce viene prolungato ancora di alcuni giorni. I vini più invecchiati manifestano sentori terziari più o meno complessi in funzione del tempo di permanenza nelle botti di legno.

Carso DOC

La DOC Carso insiste sul territorio della provincia di Trieste, a cui si aggiungono alcuni comuni della provincia di Gorizia. Una caratteristica locale sono i muri a secco che delimitano gli appezzamenti, costruiti negli anni con le pietre tolte dai terreni per renderli idonei alle coltivazioni. Il suolo lungo la costa è limoso-argilloso, con i tipici terrazzi, detti “pastini“, strisce di terreno coltivate sostenute da muri a secco e con pendenze anche superiori al 60%. Nel Carso il terreno è caratterizzato dalle “terre rosse”, strati argillosi che coprono anche di pochi centimetri il terreno calcareo sottostante. Le famose “doline” sono tipici avvallamenti carsici di forma circolare con sezione a ciotola o imbuto. La denominazione Carso o Kras DOC risale agli anni ottanta. I vitigni utilizzati per la produzione dei vini sono sette a bacca bianca e cinque a bacca rossa. Insieme danno origine a tredici tipologie di vino, alcune delle quali anche nella versione “riserva”. Il territorio dona ai vini bianchi il loro bel colore giallo paglierino, che talvolta presenta riflessi dorati più o meno intensi. Al palato la sensazione è di gradevole morbidezza, mentre al naso dominano profumi netti ed intensi fruttati, talvolta speziati, tipici dei vari vitigni di origine. I vini destinati a maturazione più lunga vengono sottoposti a un breve contatto con le bucce ottenendo riflessi dorati, anche intensi, e maggiore struttura. vini rossi hanno un colore rosso rubino intenso talvolta violaceo, al naso mostrano una netta personalità caratterizzata sovente da toni erbacei gradevoli e decisi, dalla struttura e dall’acidità buona, talvolta marcata come nel vitigno Terrano. Le uve vengono raccolte ben mature e la fermentazione a contatto delle bucce si prolunga anche per una settimana. Per i vini da invecchiamento la scelta delle uve è più accurata e il tempo di fermentazione sulle bucce viene prolungato di alcuni giorni. I vini più invecchiati presentano profumi terziari più o meno complessi a seconda del tempo di permanenza nelle botti di legno.

Ortrugo dei Colli Piacentini DOC

Il vitigno Ortrugo è coltivato quasi esclusivamente in provincia di Piacenza. E’ un vitigno tardivo che si giova delle temperature attive piuttosto elevate che caratterizzano il comprensorio collinare della collina piacentina. Le uve riescono ad esprimere concentrazioni zuccherine ed un quadro aromatico tale da rende i vini basi atti alla fermentazione per la produzione dell’Ortrugo dei Colli Piacentini DOC frizzante o spumante. Solamente in alcuni terreni a matrice calcarea l’Ortrugo esprime caratteri atti alla produzione di vini fermi secchi. L’Ortrugo esprime una media concentrazione zuccherina, di flavonoidi e di sostanze aromatiche, salvo se posto in terreni molto poveri, di origine più antica rispetto alle fertili colline del Po. I vini sono quindi tendenzialmente frizzanti, poveri di colore con lieve componente aromatica che li rende particolarmente atti all’abbinamento a tavola.

Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC

La DOC Lambrusco Salamino di Santa Croce comprende vini frizzanti e spumanti, nelle tipologie rosso o rosato. Dalle uve prodotte nella pianura pedemontana e nei rilievi collinari posti in provincia di Modena si ottiene un vino di colore rosso tendente al violaceo, strutturato, di corpo morbido, di bassa acidità, con note fruttate molto evidenti. La freschezza e la fragranza dei profumi contribuiscono al loro equilibrio gustativo. I vini Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC devono essere composti da Lambrusco salamino per almeno l’85% del totale, altri lambruschi tradizionalmente coltivati nella zona, Fortana (localmente detta Uva d’oro) e Ancellotta fino ad un massimo del 15% del totale. Le pratiche relative alla loro elaborazione sono esclusivamente la rifermentazione naturale in bottiglia e la rifermentazione naturale in autoclave, indispensabili a conferire ai vini DOC Lambrusco Salamino di Santa Croce le loro peculiari caratteristiche. Il Lambrusco può essere frizzante o spumante, dal colore rosso rubino brillante, e da servire a 12-14 °C per cogliere appieno fragranze e profumi.

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC

La DOC Lambrusco Grasparossa di Castelvetro comprende vini frizzanti e spumanti, nelle tipologie rosso o rosato, elaborati con le uve prodotte nella pianura pedemontana e nei rilievi collinari della provincia di Modena. Il vino ha colore rosso tendente al violaceo, è strutturato, di corpo morbido e di bassa acidità, con note fruttate molto evidenti. La freschezza e la fragranza dei profumi contribuiscono al loro equilibrio gustativo. I vigneti destinati alla produzione delle uve DOC Lambrusco Grasparossa di Castelvetro devono comprendere il vitigno Lambrusco grasparossa, per almeno l’85% del totale, altri lambruschi tradizionalmente coltivati nella zona e Malbo Gentile fino ad un massimo del 15% del totale. Le pratiche relative all’elaborazione dei vini comprendono esclusivamente la pratica della rifermentazione naturale in bottiglia e della rifermentazione naturale in autoclave, indispensabili a conferire ai vini DOC Lambrusco Grasparossa di Castelvetro le loro peculiari caratteristiche. Il Lambrusco può essere frizzante o spumante, il colore è rosso rubino brillante, e va servito a 12-14 °C per cogliere appieno fragranze e profumi.

Lambrusco di Sorbara DOC

La denominazione Lambrusco di Sorbara DOC comprende vini frizzanti e spumanti, nelle tipologie rosso o rosato. Dalle uve prodotte nella media pianura modenese si ottengono vini rossi di colore rubino più o meno intenso, poveri di struttura, di acidità medio-alta, di grado alcolico contenuto e con evidenti sentori floreali e fruttati. La freschezza e la fragranza dei profumi contribuiscono al loro equilibrio gustativo. Le pratiche relative all’elaborazione dei vini  fanno riferimento esclusivamente alla pratica della rifermentazione naturale in bottiglia e della rifermentazione naturale in autoclave, indispensabili a conferire ai vini Lambrusco di Sorbara DOC le loro peculiari caratteristiche. Il Lambrusco, un vino rosso che può essere frizzante o spumante, ha colore rosso rubino brillante, e va servito a 12-14 °C per cogliere appieno fragranze e profumi.

Gutturnio DOC

La denominazione Gutturnio DOC si trova in provincia di Piacenza e prende il nome dal “Gutturnium“, il famoso vaso riaffiorato fra le sabbie limacciose del Po a Croce S. Spirito nel 1878, grazie ad un fortunato quanto ignaro pescatore. Il Gutturnium può essere definito il primo taste-vin del mondo. I vitigni Barbera e Bonarda, protagonisti di questa denominazione, fanno misurare indici di maturazione diversa in funzione dell’esposizione e dell’altezza sul livello del mare dei terreni, prevalentemente collinosi, sui quali vengono coltivati. Il vino Gutturnio delle zone più calde viene di norma presentato nelle versioni superiore o riserva grazie ad un maggior contenuto in alcool e in polifenoli. Nelle zone più alte, dove il contenuto in acidi è più elevato e la gradazione zuccherina delle uve è più contenuta, si ottengono vini base ideali per la rifermentazione per la produzione di Gutturnio frizzante.

Vesuvio DOC

I vigneti della denominazione Vesuvio DOC si trovano sulle pendici del vulcano, subito est di Napoli. I vini della Vesuvio DOC possono essere prodotti in diverse tipologie, rosso, bianco, rosato, spumante e liquoroso (quest’ultimo può essere sia secco che dolce). Il vino bianco deve essere ottenuto per un minimo del 35-80% da uve del vitigno Coda di Volpe (una varietà derivata dagli antichi vitigni romani della Campania Felix e il cui lungo grappolo ricorda la coda di una volpe e che può essere confusa nel vigneto con il vitigno locale Caprettone) e/o Verdeca. Il restante 20% comprende uve Falanghina o Greco. La versione liquorosa è ottenuta dalla stessa miscela. Il rosé e il vino rosso devono includere almeno l’80 per cento di Piedirosso (localmente noto come Per’e Palummo, o Palombina), una varietà di vite chiamata così per via delle nodose basi rosse delle viti e la loro somiglianza con i piedi rossi di una colomba nativa, e/o Sciascinoso (localmente noto come Olivella). Non ci deve essere meno del 50 percento di Piedirosso, e il restante 20 percento può essere costituito da uve del vitigno Aglianico. I vini bianchi e rosati sono di solito prodotti per il consumo immediato, mentre i rossi hanno longevità maggiore. I vini rossi presentano una gamma di aromi affumicati e minerali, derivati ​​dal terreno vulcanico su cui vengono coltivate le uve. Inoltre possono avere note di prugne, lamponi e ciliegie, avvolti in spezie come la cannella e il pepe bianco. I vini la cui gradazione alcolica sia almeno dall’1 all’1,5 percento più alta rispetto alla qualifica base della Vesuvio DOC, possono portare il nome Lacryma Christi del Vesuvio. La maggior parte dei vini della zona del Vesuvio sono etichettati in questo modo. Il nome particolare di questo vino ha dato origine a molti miti. Una di queste leggende racconta che quando Gesù salì al cielo, gettando gli occhi sulla bellissima baia di Napoli, pianse lacrime di gioia, che caddero sul Vesuvio causando la crescita delle viti. Un’altra attribuisce le lacrime di gioia al dio romano del vino, Bacco.

Penisola Sorrentina DOC

La denominazione Penisola Sorrentina DOC comprende il comune di Sorrento e la zona costiera che lo circonda, in Campania. Una tipicità della zona è il vino rosso frizzante ottenuto dai classici vitigni campani Piedirosso, Sciascinoso e Aglianico. Sorrento è il comune più importante della penisola da cui prende il nome. La zona si trova tra le acque azzurre del Golfo di Napoli e la cresta montuosa che costituisce la spina dorsale della penisola. L’altitudine massima è di 550 metri, sopra Sorrento, al di là della quale si trova la Costiera Amalfitana. Sorrento è uno dei tre comuni della penisola riconosciuti per la qualità dei loro vini. Gli altri sono Gragnano e Lettere, ed in quanto tali, hanno dato il nome alla tre sottozone DOC della Penisola e possono quindi aggiungere il proprio nome al marchio DOC Penisola Sorrentina sulle etichette dei vini. Attualmente le sottozone si limitano ai vini rossi frizzanti prodotti localmente, anche se in futuro potrebbero essere esteso ad altre tipologie.

Ischia DOC

La denominazione Ischia DOC comprende l’isola di Ischia (la più grande delle isole flegree) nel Golfo di Napoli. I terreni vulcanici dell’isola sono ben drenati e fertili, costituiti da tufo verde. Le fresche brezze marine temperano il calore estivo e grazie anche all’altitudine delle colline dove sono posti i vigneti (attorno ai 200 m), le viti trovano il loro ambiente ideale. L’isola è piuttosto piccola e i vigneti siano generalmente situati su terrazze. Le difficoltà della gestione delle vigne viene però ripagata da un vino prodotto di alta qualità, che già nel 1966 ha ricevuto il riconoscimento della DOC, la seconda in Italia. I vini della DOC Ischia comprendono sette tipologie: bianco, bianco frizzante, rosso, Biancolella, Forestera, Piedirosso e Piedirosso passito. La denominazione è più conosciuta per i suoi vini bianchi, prodotti con uve del vitigno Biancolella, coltivato esclusivamente a Ischia e le cui migliori uve provengono dai vigneti coltivati ​​sulle terrazze poste sulle ripide pendici del Monte Epomeo. I grappoli vengono raccolti spostandosi da una terrazza all’altra mediante carrelli a cremagliera su monorotaia. Anche la Forastera, l’altro vitigno a bacca bianca più diffuso a Ischia, ha un ruolo importante, conferendo ai vini bianchi di Ischia il loro sapore fresco e asciutto. L’Ischia Bianco è prodotto con il 30-55% di Biancolella e 45-75% di Forastera (anche in versione spumantizzata) a cui si possono aggiungere un massimo del 15% di altre uve bianche. I vini sono caratterizzati da buon corpo, freschezza e note fruttate e floreali. Il bianco superiore richiede una gradazione alcolica di un grado superiore rispetto alla versione base. I vini rossi della Ischia DOC sono dominati dalle uve Guarnaccia e Piedirosso (localmente noto come Per’e Palummo, ossia “piede di piccione” per la forma e il colore delle radici della vite), con Barbera e pochi altri. I vini prodotti da questa varietà tendono ad avere buoni tannini e gradazione alcolica. Con la maturazione, assumono fragranti note di violetta su di un sottofondo speziato.

Irpinia DOC

La denominazione di origine Irpinia DOC si trova in Campania, nella provincia vinicola di Avellino ed ha ottenuto il riconoscimento della DOC nel 2005. Questa è la patria del Greco di Tufo, del Taurasi e del Fiano di Avellino, vini DOCG di fama internazionale.  La fama dell’Irpinia è anche dovuta all’ambiente ideale per la viticoltura e per le uve di alta qualità che vi vengono coltivate. Questo è reso possibile dalla combinazione di alta altitudine e posizione su pendii a buona esposizione, dai terreni vulcanici e calcareo-argillosi, dalle lunghe stagioni estive e dalle escursioni termiche giorno-notte. Gli antichi vitigni a bacca bianca Greco e Fiano e il rosso Aglianico rosso sono il fiore all’occhiello della zona. Da questi vitigni si ricavano i vini di tre DOCG e di questa DOC. Altre gemme enologiche dell’Irpinia sono le varietà Coda di Volpe, Falanghina, Piedirosso (localmente chiamata Per’e Palummo) e Sciascinoso (Olivella). Nuove e migliorate tecniche di vinificazione hanno permesso ai vitigni della regione di arrivare ai massimi livelli in termini di qualità e piacevolezza. Le tipologie comprese nell’Irpinia DOC includono un vino bianco (prodotto anche come spumante), composto da un uvaggio che comprende il 40-50% di Greco e il 40-50% di Fiano, con un ulteriore 20% consentito di altre varietà. Il rosso (anche novello) e il rosato comprendono un minimo di Aglianico al 70% e un massimo del 30% di altre varietà rosse. Tra i vini varietali l’Aglianico (anche passito e liquoroso), il Coda di Volpe e la Falanghina (anche spumante o spumante), il Fiano e il Greco (anche spumante e passito) e lo Sciascinoso.

Costa d’Amalfi DOC

La zona della denominazione Costa d’Amalfi DOC è famosa per i suoi paesaggi spettacolari e per le sue scogliere scoscese, per non parlare dei paesini da cartolina che fiancheggiano le colline e le baie. Il terroir e la viticoltura qui sono dettati dalla topografia e dalla geologia della Penisola Sorrentina. I terrazzamenti posti su ripide pareti rocciose e colline preclude l’uso di attrezzature per la raccolta meccanizzata. In alcuni punti, scogliere alte più di 600m si tuffano nella costa azzurra del Golfo di Salerno. In questa zona molti vigneti sono costosi da gestire quanto belli da vedere. E’ proprio la loro posizione poco accessibile ad aver salvato i vigneti di Amalfi dal destino vissuto da quelli di Capri, dove il turismo si è rivelato un’alternativa irresistibile alla viticoltura e le vigne sono state sradicate. Furore, Ravello e Tramonti sono tre villaggi della Costiera Amalfitana dove si producono vini Costa d’Amalfi DOC particolarmente pregiati e per questo hanno dato il nome ad altrettante sottozone della denominazione. La denominazione Costa d’Amalfi DOC comprende i vini rossi, bianchi e rosati prodotti lungo la famosa Costiera Amalfitana, a sud di Napoli, in Campania. Il Costa d’Amalfi Rosso DOC si basa sulle classiche varietà rosse campane dell’Aglianico e del Piedirosso, cui si unisce lo Sciascinoso (noto anche come Olivella), varietà meno conosciuta e più comunemente associata ai vini del Sannio nella Campania settentrionale. Il vino rosso Costa d’Amalfi DOC può portare la menzione riserva solo se proviene da uno di questi tre comuni e ha passato almeno due anni di invecchiamento, di cui come minimo 12 mesi in botte. I Rosati della Costa d’Amalfi DOC impiegano lo stesso uvaggio per dare vini intensamente profumati e per lo più secchi al palato. Il Costa d’Amalfi Bianco DOC è composto principalmente da Falanghina e Biancolella, localmente noti come Biancazita e Biancatenera. Diversi altri vitigni locali sono anche ammessi nella composizione dei vini bianchi.

Capri DOC

Il territorio della Capri DOC corrisponde con quello della famosa isola all’estremità meridionale del Golfo di Napoli. L’Isola di Capri vanta una lunga e illustre storia di produzione vinicola e ha ottenuto la DOC nel settembre 1977, 11 anni dopo la sua sorella maggiore, Ischia, che si trova a nord di Capri, attraversando il golfo. La DOC copre un vino rosso e uno bianco di base, ottenuti da varietà di vite tradizionali della zona. Il Capri Rosso è prodotto prevalentemente con l’uva Piedirosso, vitigno autoctono campano. È diffuso qui a Capri che più in qualsiasi altro luogo, pur essendo ampiamente coltivato anche attorno al Vesuvio per l’utilizzo nei vini Lacryma Christi. Il Piedirosso deve costituire almeno l’80% dei vini Capri rosso, assieme ad “altri vitigni a bacca nera, non aromatici, raccomandati e/o consigliati per le province di Caserta e di Napoli”. Il Capri Bianco è invece ottenuto da uve dei vitigni Falanghina e Greco Bianco. La Falanghina era il vitigno di base antichi vini faleni (vedi Falerno del Massico DOC), mentre il Greco Bianco è un vitigno geneticamente identico all’Asprinio utilizzato negli spumanti di Aversa , appena fuori Napoli. Il futuro della produzione vinicola di Capri è indissolubilmente legato al flusso turistico in costante aumento nell’isola. Per ironia della sorte, il turismo ha portato anche allo sradicamento dei vigneti per costruire alberghi ed alloggi e attrazioni, e molti produttori di vino si sono convertiti ai servizi di ospitalità. L’Isola d’Ischia, all’estremità settentrionale del Golfo di Napoli, si trova in una situazione simile, anche se la sua maggiore estensione le permette di conservare ancora alcune porzioni di vigneto di qualità (meno di 100ha).

Aversa DOC

La denominazione Aversa DOC comprende la pianura a nord dei campi Flegrei, è stata introdotta nel luglio 1993 e copre esclusivamente vini bianchi prodotti con il vitigno Asprinio. Gli studi sul DNA hanno dimostrato che l’Asprinio è identico alla varietà di Greco usata nel Greco di Tufo, ma tuttavia, il carattere dei vini tende ad essere molto diverso: L’Asprinio tende ad avere un’acidità molto elevata e questo fa sì che alcuni dei suoi vini possano invecchiare per un decennio o più. I vini della Aversa DOC possono essere etichettati come Aversa o Aversa Asprinio, sebbene in pratica la maggior parte dei produttori ritenga commercialmente di includere il vitigno. Il nome Asprinio di Aversa è anche presente su alcune vecchie etichette. I 22 comuni i cui vigneti producono i vini della DOC Aversa si trovano per lo più nella provincia di Caserta, nella parte settentrionale della Campania, a nord-ovest di Napoli. Tre di questi 22 comuni si trovano leggermente a sud rispetto agli altri, in provincia di Napoli. Questi sono Giugliano, Qualiano e Sant’Antimo (da non confondersi con Sant’Antimo in Toscana), ormai inglobati dall’espansione urbana della terza città più grande d’Italia. La zona della denominazione si ferma a breve distanza dai famosi vulcani napoletani, i più vicini dei quali sono la Solfatara dei Campi Flegrei (vedi la Campi Flegrei DOC), un’area molto piatta, che raramente si innalza a più di 60 metri (200 piedi) sul livello del mare. L’Asprinio di Aversa si presenta nelle due tipologie fermo e spumante. Quest’ultimo è di gran lunga il più comune e deve, in base al disciplinare essere prodotto con uve Asprinio 100%.  In alcuni vigneti sono sopravvissuti metodi di allevamento tradizionali, con le “viti maritate” ad alberate, che possono raggiungere altezze fino a 10 metri. Per la vendemmia sono necessarie scale e piattaforme aeree.

Cirò DOC

I vini della denominazione Cirò DOC sono prodotti nelle colline orientali dell’altopiano della Sila e sulla costa ionica, nei comuni di Ciro, Cirò Marina, Crucoli e Melissa. La Cirò DOC è nota principalmente per il vino rosso, anche se una quantità limitata di vini bianchi viene prodotta a partire da uve dei vitigni Greco Bianco e Trebbiano. Il Cirò Rosso DOC è prodotto con il 95% di Gaglioppo, mentre il restante 5% è rappresentato dalle varietà a bacca bianca Greco Bianco e Trebbiano Toscano. Può sembrare strano che un vino rosso di questa zona possa essere prodotto con una parte di uve bianche, ma questo avviene anche altrove. Per esempio, nella valle del Rodano settentrionale (Cote Rotie) i vini rossi corposi della zona sono spesso resi più morbidi e seducenti con l’aggiunta di uve del vitigno a bacca bianca Viognier, a volte fino anche al 20%. I vini Cirò Rosso Riserva rappresentano il più alto livello di qualità della denominazione e probabilmente dell’intera Calabria. Le riserve devono aver passato un periodo di affinamento di almeno due anni prima della messa in commercio, de quali sei mesi devono essere di maturazione in botti di rovere . I vini Cirò DOC con la menzione classico provengono da uve coltivate nel cuore della zona e sono teoricamente di qualità superiore. I vini sono generalmente tannici e corposi, di buona struttura e con un alto contenuto in alcol, fino al 14%. Generalmente sono destinati al consumo entro cinque anni dalla vendemmia, ma in alcuni casi possono essere necessari fino a dieci anni per ammorbidire la struttura tannica nel caso dei vini più strutturati.

Matera DOC

La Matera DOC è una piccola denominazione della Basilicata. Ricca di storia vitivinicola, la storia di Matera risale al 1300 aC, ben prima dell’era Romana, ai tempi dei Lucani, popolo locale. La denominazione prende il nome sia dalla città dei Sassi che dall’intera provincia che si estende lungo la costa ionica fino alla Murgia. La DOC Matera, istituita nel 2005, comprende a produrre sei tipologie di vino. I vini rossi includono un rosso prodotto prevalentemente con uve dei vitigni Sangiovese, Aglianico e Primitivo, con una piccola percentuale di altre uve autoctone e non aromatiche autorizzate nella regione Basilicata. Il Moro di Matera è costituito da un uvaggio più internazionale: un taglio bordolese di Cabernet Sauvignon (60%) e Merlot (10%), con la parte rimanente costituita da Primitivo (20%) e altre uve locali. Il Primitivo in purezza deve contenere almeno il 90% di questa varietà. I principali vini bianchi sono un varietale composto dall’85% di Greco Bianco con una piccola percentuale di altre uve bianche autoctone, un vino bianco base composto da Malvasia Bianca di Basilicata, Greco Bianco e piccole quantità di altre uve bianche autoctone, e uno spumante con la stessa composizione del bianco ed un ulteriore processo di rifermentazione naturale.

Aglianico del Vulture DOC

La denominazione Aglianico del Vulture DOC si riferisce al vino rosso proveniente dalla Basilicata, ottenuto dalle uve Aglianico coltivate attorno al Monte Vulture, un vulcano estinto che domina il paesaggio della Basilicata settentrionale. Tannico e corposo, è uno dei più grandi vini del sud d’Italia ed è stato soprannominato il “Barolo del Sud”, un soprannome che condivide con la sua controparte campana, il Taurasi DOCG Per 32 anni l’Aglianico del Vulture è rimasto l’unico vino DOC della Basilicata, fino a quando nel 2003 è arrivata la Terre dell’Alta Val d’Agri DOC. Nell’agosto 2010 la tipologia superiore del vino è stata promossa ad Aglianico del Vulture Superiore DOCG. Per essere ammesso alla denominazione DOC, i vini devono essere prodotti esclusivamente da uve del vitigno Aglianico, una varietà le cui bucce spesse e la naturale alte acidità lo rendono ideale per il caldo clima mediterraneo della Basilicata. Le uve Aglianico maturano molto tardi nella stagione e necessitano di un’estate lunga, calda e asciutta per sviluppare la piena complessità fenolica e maturare il loro corredo di tannini. Il classico vino Aglianico del Vulture DOC è ricco e potente e richiede alcuni anni di maturazione prima di rivelare le sue qualità più accattivanti. Gli esempi meglio strutturati e più equilibrati migliorano per oltre un decennio conservati in bottiglia. Quando sono giovani, questi vini si fanno notare per i loro alti tannini, l’acidità e la concentrazione in aromi di frutta rossa. Durante la maturazione prendono sfumature più minerali, di catrame, spezie e cioccolato fondente, trasformandosi in vini rossi complessi e raffinati, capaci di dimostrare equilibrio e profondità. I vini Aglianico del Vulture DOC devono essere invecchiati per almeno un anno (due anni per le riserve) prima di venire immessi in commercio, con sempre più vini fattti maturare per del tempo in botti di rovere per ottenere maggiore complessità. Lo spumante rosso Aglianico del Vulture si distingue dai robusti vini fermi della zona. Questo vino si ottiene da uve raccolte precocemente per conservarne la freschezza e l’acidità richieste per la spumantizzazione. Viene realizzato sia nella tipologia secco che dolce. Secondo il disciplinare, glli spumanti dopo la fermentazione secondaria devono essere invecchiati per almeno un anno prima di essere immessi sul mercato. Le temperature di servizio per questi vini variano anche in funzione dell’età del vino: quelli più giovani vanno serviti più freschi, mentre i vini più maturi si esprimono al meglio a temperatura ambiente. L’Aglianico è diventato ormai il vitigno più importante ed esportato della Basilicata. Negli ultimi anni i vigneti della regione, in particolare quelli che producono vini Aglianico, hanno dimostrato di essere quasi due volte più redditizi rispetto agli oliveti, l’altro tipo di coltivazione che domina le regioni del sud Italia.

Trebbiano d’Abruzzo DOC

La denominazione Trebbiano d’Abruzzo DOC è l’unica DOC in Abruzzo dedicata esclusivamente nel vino bianco. La zona di produzione del Trebbiano d’Abruzzo DOC copre esattamente la stessa area del Montepulciano d’Abruzzo DOC, in altre parole tutte le aree dell’Abruzzo non occupate dalle montagne. Ciò esclude la parte occidentale (interna) della regione con le vette più alte dell’Appennino. La zona copre quindi la costa dell’Abruzzo, rientrando verso l’interno nella parte centrale per includere l’altopiano dell’Alto Tirino, la Valle Subequana e la Valle Peligna. Si tratta di 150 comuni suddivisi tra le quattro province Chieti, Acquila, Pescara e Teramo. Il Trebbiano d’Abruzzo DOC deve essere prodotto con almeno l’85% di uve Trebbiano Toscano o Trebbiano Abruzzese o una combinazione delle due. Il Trebbiano Abruzzese è una varietà distinta dal toscano e come suggerisce il nome, autoctono di questa regione. E’ anche possibile usare fino all’85% di Bombino Bianco, considerato da alcuni identico al Trebbiano abruzzese, ma il profilo del DNA non ha ancora dato conferma di ciò. Oltre ai Trebbiani e al Bombino Bianco, anche Cococciola, Passerina e Malvasia bianca possono entrare nella composizione ampelografica del Trebbiano d’Abruzzo DOC. I vini sono di colore dorato, secchi e fruttati, con un bouquet delicato e caratterizzati da fresca acidità. Alcuni produttori utilizzano la fermentazione e/o la maturazione in barrique per creare vini con maggiore complessità, profondità e corpo.

Montepulciano d’Abruzzo DOC

La zona geografica della denominazione Montepulciano d’Abruzzo DOC comprende la fascia collinare litoranea e quella della collina interna della provincia di Pescara delimitata ad est dal mare adriatico ed a nord-ovest dal massiccio del Gran Sasso.  La gran parte dell’Abruzzo occidentale è troppo montuosa per la viticoltura, quindi di fatto la maggior parte dei vini Montepulciano d’Abruzzo provengono dalle colline, dalle pianure e dalle zone costiere. La DOC Montepulciano d’Abruzzo è stata creata nell’ormai lontano 1968 e al giorno d’oggi il Montepulciano d’Abruzzo DOC è uno dei vini più famosi d’Italia e diffuso in tutto il mondo. E’ un vino rosso classico, rotondo e profumato con sentori di prugna, ottenuto da uve del vitigno Montepulciano. È spesso confuso con il Vino Nobile di Montepulciano, che è un vino toscano (prende in questo caso il nome dal comune di origine), prodotto con uve del vitigno Sangiovese. I migliori esempi di Montepulciano d’Abruzzo provengono dalle colline della provincia di Teramo e fanno riferimento alla denominazione Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG. Il Montepulciano è uno dei vitigni a bacca nera più famosi d’Italia, presente in Abruzzo dalla metà del XVIII secolo. E’ un’uva che dà buone rese, vini dal colore intenso (che varia dal rubino al viola a seconda dell’annata e le particolari tecniche di vinificazione utilizzate), bassa acidità e tannini morbidi e discreti. La DOC Montepulciano d’Abruzzo include cinque sottozone identificate come aree di provenienza di vini Montepulciano d’Abruzzo di particolare qualità. La sottozona può essere menzionata in etichetta come parte del titolo di denominazione. Esse sono: Alto Tirino, Casauria, Teate, Terre dei Peligni e Terre dei Vestini. La versione Riserva del Montepulciano d’Abruzzo DOC deve trascorrere almeno tre anni di invecchiamento (almeno sei mesi dei quali devono essere in rovere) prima di essere immesso sul mercato. I vini da Montepulciano hanno la capacità di invecchiare molto bene se vinificati in maniera corretta.

Cerasuolo d’Abruzzo DOC

La denominazione Cerasuolo d’Abruzzo DOC comprende l’intera fascia collinare costiera e pedemontana della regione e quindi i comuni di tutte e quattro le province dell’Abruzzo: Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo. Come per il Montepulciano d’Abruzzo DOC e il Trebbiano d’Abruzzo DOC, l’area della denominazione è limitata a terreni che si trovano al di sotto dei 600 metri, cosicché la maggior parte dei vigneti si trova nella parte orientale più bassa della regione. La DOC Cerasuolo d’Abruzzo è la più recente DOC della regione, creata nell’ottobre 2010. La denominazione comprende le tipologie di vino rosato che prima ricadevano nella tipologia Cerasuolo della DOC Montepulciano d’Abruzzo. La particolare tecnica di vinificazione permette di ottenere vini leggeri e vivaci, impiegando un tempo di contatto molto breve tra il mosto e le bucce delle uve rosse. Si ottiene un vino dalla pigmentazione delicata, simile al colore delle ciliegie (da cui il nome Cerasuolo). Il colore è quindi l’elemento distintivo di questi vini, ma anche la delicatezza e la contemporanea intensità e complessità dei profumi hanno la loro importanza. I ridotti tempi di macerazione comportano anche un basso assorbimento di tannini dalle bucce e dai vinaccioli, lasciando in bocca una caratteristica freschezza e persistenza aromatica. Il Cerasuolo d’Abruzzo DOC, nelle tipologie base e superiore, viene vinificato a partire da uve Montepulciano per almeno l’85% della massa. Il rimanente 15% è rappresentato da altri vitigni di a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo.