Prosecco DOC

La zona interessata dalla Denominazione Prosecco DOC è situata nella parte nord orientale dell’Italia, che include parte del territorio regionale del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, ed è caratterizzata da un’area fondamentalmente pianeggiante con alcune zone collinari. Nella fascia pedemontana, in particolare nelle colline trevigiane, il Prosecco trova il suo terroir d’elezione e grazie alla fama dell “Prosecco di Conegliano Valdobbiadene” la coltivazione delle uve per la sua produzione ha cominciato a interessare anche i territori pianeggianti, diffondendosi prima nella provincia di Treviso e successivamente in altre province del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Il successo del Prosecco è dovuto essenzialmente allo sviluppo, a partire dai primi anni del 1900, di idonee tecniche di rifermentazione naturale, prima in bottiglia, poi in autoclave. Il vitigno principale da cui si ottiene il Prosecco è la Glera, classificato come semiaromatico; possono concorrere poi, fino ad un massimo del 15%, altri otto vitigni, dagli autoctoni Bianchetta, Perera, Verdiso, Glera lunga agli internazionali Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero. Il vino Prosecco, nelle versioni spumante e frizzante, è tipicamente secco, dal colore giallo paglierino brillante con perlage fine. All’olfatto, il vino è caratterizzato da spiccate note floreali (fiori bianchi) e fruttate (mela, pera, frutta esotica e agrumi) che esprimono eleganza e finezza. Al gusto, presenta un equilibrio tra le componenti zuccherina ed acidica, che unite alla sapidità conferiscono note di freschezza, morbidezza e vivacità al palato. Il Prosecco viene elaborato con il metodo Charmat, che prevede la rifermentazione naturale del vino base in grandi recipienti o autoclavi. Il Prosecco esprime così al meglio il proprio potenziale aromatico e di piacevolezza, tipicità e freschezza che lo rendono un vino apprezzato e richiesto dai consumatori nazionali ed internazionali. Esiste anche una versione ferma (tranquillo) del Prosecco, che presenta un profilo sensoriale analogo alle precedenti tipologie, ma dai marcati sentori di frutta e dal gusto impostato su una maggior sapidità e pienezza.

Valpolicella Ripasso DOC

La zona di produzione della Valpolicella Ripasso DOC copre l’intera fascia pedemontana della provincia di Verona estendendosi dal lago di Garda fino quasi al confine con la provincia di Vicenza. La zona è costituita da una serie di vallate e di colline che entrano nella pianura disegnando la forma di una mano e che hanno alcune caratteristiche comuni e proprie della Valpolicella dove il clima ed il suolo hanno un ruolo fondamentale. Il vino Valpolicella Ripasso DOC è prodotto con una tecnica particolare. Dopo la vinificazione, il vino Valpolicella viene conservato per essere successivamente sottoposto alla pratica della rifermentazione per 10/15 giorni sulle vinacce residue di Amarone della Valpolicella e divenire così Valpolicella Ripasso. II tempo di contatto fra vinacce e vino che deve essere breve per consentire il passaggio dei tannini presenti nei vinaccioli al vino e donare a quest’ultimo la caratteristica “secchezza”. Dopo la vinificazione il Valpolicella Ripasso viene lasciato affinare in botti di legno e successivamente in bottiglia per entrare in commercio non prima di 2 anni dalla vendemmia. Il Valpolicella Ripasso DOC ha maggior struttura e longevità rispetto al “Valpolicella” base, una maggiore alcolicità, un’acidità più bassa e una maggior rotondità, un più elevato valore in estratti e in sostanze fenoliche. E’ di colore rubino con riflessi granati, con un profumo, lievemente etereo e di frutta rossa, con note di vaniglia; il suo è sapore affinato, armonico, secco e vellutato. Per le sue caratteristiche di piacevolezza, può accompagnare primi piatti invernali, secondi piatti, salumi e formaggi di media stagionatura.

Valpolicella DOC

La zona di produzione della Valpolicella DOC copre l’intera fascia pedemontana della provincia di Verona estendendosi dal lago di Garda fino quasi al confine con la provincia di Vicenza. La zona è costituita da una serie di vallate e di colline che entrano nella pianura disegnando una caratteristica forma di una mano, con caratteristiche comuni e proprie della Valpolicella come il clima ed il suolo. I vini della Valpolicella sono caratterizzati dall’uso di varietà autoctone dal territorio. La Corvina è la varietà più importante presente nell’uvaggio del “Valpolicella” e conferisce struttura e corpo. La Rondinella risulta invece particolarmente importante per l’apporto di colore che riesce ad assicurare al vino. I vini prodotti sono mediamente alcolici, ben strutturati e con un quadro polifenolico interessante. Il Valpolicella giovane è un vino fine, dal colore rosso rubino, dal profumo vinoso, sottile, con toni di ciliegia e rosa, dal sapore fresco, secco o alquanto morbido, piacevolmente tannico amarognolo e vivace. Il Valpolicella Superiore, proveniente da uve scelte, deve avere un affinamento minimo di un anno e può così presentarsi con il caratteristico colore rubino con alcune note granate; il profumo lievemente etereo e di vaniglia; il sapore affinato, armonico, secco e vellutato.

Soave DOC

L’area di produzione dei vini Soave DOC si trova in provincia di Verona, sotto i monti Lessini, al confine con la provincia di Vicenza. Tale zona rappresenta uno dei comprensori viticoli italiani a più alta densità di coltivazione della vite. Il territorio di Soave costituisce un comprensorio unico nel suo genere per la specifica identità legata all’origine vulcanica dei suoli. I terreni tufacei basaltici di origine vulcanica dei rilievi collinari della zona costituiscono un suolo ideale per la coltivazione della Garganega. Il territorio di Soave era già in epoca romana noto per la sua buona posizione e per l’intensità delle coltivazioni. Dalle uve si ottenevano anche peculiari vini “acinatici”, risultato di un tradizionale metodo di appassimento delle uve. L’uva Garganega non possiede un’aromaticità spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi. Il Trebbiano di Soave, storicamente molto presente nei vigneti, seppure in quantità limitata è essenziale per caratterizzare i vini della denominazione. La sua presenza favorisce la sapidità e vivacità, nonchè la struttura e la densità tipiche della Garganega. Nei vini i sentori prevalenti sono quelli fruttati, floreali e speziati (cannella), arricchiti da note di ciliegia e mandorla. L’ottima intensità e la pienezza gustativa sono caratteristiche peculiari di questi vini e quindi strettamente riconducibili alle caratteristiche fisiche e minerali proprie dei suoli di origine vulcanica del Soave. Il Soave Classico è il vino della zona che vanta la tradizione più antica, più ambiziosi, è un prodotto con profumi lievemente minerali con gusto pieno ed autorevole ed al tempo stesso delicato ma molto aromatico, con basse note vegetali, olfattive e retro olfattive.

Piave DOC

La zona di produzione della DOC Piave si trova tra la fascia collinare Trevigiana ed il Friuli, con il Montello a nord e la laguna veneziana a sud, lungo l’asse del fiume Piave. Il nome della denominazione deriva da quello del fiume Piave che ne attraversa il territorio. L’intera area riconducibile all’attuale zona DOC Piave era interessata alla coltura della vite già in epoca preromana, ma le prime testimonianze concrete sulla viticoltura nella zona risalgono alla dominazione asburgica: ai primi del ‘900 la provincia di Treviso per consistenza del vigneto e produzione di vini, era al secondo posto tra le province venete. I vini rossi della DOC Piave sono caratterizzati da elevata struttura, grande equilibrio fra le diverse componenti e un’elevata morbidezza al palato. Il loro colore è rosso rubino più o meno intenso, con riflessi violacei, talvolta granati con l’invecchiamento. Il profumo è fragrante e intenso e, a seconda dei vitigni, si possono riscontrare i sentori di frutti rossi, ciliegia, frutta matura, note speziate, erba fresca o secca, tabacco o di tostato. I vini bianchi e aromatici, ottenuti con produzioni più elevate, presentano minori livelli di gradazioni zuccherine e tenori acidi e sono caratterizzati da profumi floreali, di frutta e di crosta di pane fresco.

Lessini Durello DOC

L’area compresa nella zona Lessini Durello DOC si estende nella parte collinare dei Monti Lessini orientali, a cavallo tra le province di Verona e Vicenza. La Durella è un vitigno caratterizzato da produzione costante, buona resistenza alle malattie, ottima attitudine alla spumantizzazione (vedi contenuti acidi) ed alta vigoria (consona alle buone precipitazioni di questa zona collinare). Il Durello Spumante nasce da un uvaggio che prevede un minimo dell’85% di uva Durella, con possibili aggiunte di Chardonnay, Garganega, Pinot bianco e Pinot nero. Grazie all’alta percentuale di acidità totale si presta bene alla spumantizzazione, sia in Metodo Classico con rifermentazione in bottiglia, che con il Metodo Charmat. Sono previste due tipologie: il Lessini Durello che quasi sempre è ottenuto con la rifermentazione in autoclave (charmat) ed il Lessini Durello Riserva prodotto con la rifermentazione in bottiglia con una permanenza sui lieviti per almeno 36 mesi. Più fruttato e fragrante il primo, più strutturato, pastoso e complesso il secondo, che può arrivare anche oltre i dieci anni di affinamento. In entrambi è comunque la vivacità acida e la caratteristica persistenza olfattiva a definire fortemente l’identità. Questo vino si presenta con una spuma fine e persistente e con un colore giallo paglierino più o meno carico, con riflessi verdognoli. I profumi sono caratterizzati da sentori di marini di gesso e iodio che sembra esaltare note più floreali di sambuco e biancospino. In bocca è la sua vibrante acidità a definirne il carattere. Ritornano i sentori marini tipici di questo territorio ed anche se il corpo non è mai eccessivo, la sensazione di sapidità nobilitata da un retrogusto minerale e amarognolo non sembra mai esaurirsi. Proprio per queste caratteristiche, ha una grande duttilità, sia come aperitivo che per i piatti più grassi e sapidi.

Gambellara DOC

Gambellara si trova al confine tra Vicenza (22 km) e Verona (30 km), allo sbocco della valle del Chiampo, sulle ultime propaggini dei Monti Lessini. L’area della denominazione comprende un vasto settore collinare con creste comprese tra 250 e 350 metri di quota, i cui versanti sono rivestiti da vigneti, con vallette verdeggianti formate da vari corsi d’acqua. Il suolo è di origine vulcanica, con terreni per la maggior parte franco/argillosi con più o meno scheletro. Nei vigneti di Gambellara la grande protagonista è l’uva Garganega, pressoché esclusiva del Veneto occidentale, dalla quale si traggono vini bianchi, secchi o passiti, di eccezionale qualità, caratterizzati da elevata mineralità. Dalla Garganega in questa zona nascono i vini “Gambellara”, “Gambellara Classico”, “Gambellara Superiore” e “Gambellara Spumante” tutti di colore giallo paglierino tenue, profumo fresco e delicato, dal sapore asciutto, di medio corpo e giusta acidità. Nel Gambellara Spumante è da sottolineare la finezza della spuma e la sua persistenza. Il Vin Santo di Gambellara è caratterizzato da un colore giallo dorato intenso o ambrato, profumo fruttato, di frutta matura e passita, sapore intenso, persistente, abboccato, morbido e caldo.

Colli Euganei DOC

I Colli Euganei sono colline di origine vulcanica che si elevano nella pianura padana nei pressi delle città termali di Abano Terme e Montegrotto Terme, in provincia di Padova, all’interno del Parco dei Colli Euganei, isola naturalistica di quasi 19.000 ha. La zona, per la maggior parte collinare, consente ai produttori di scegliere per ogni tipologia di vitigno le esposizioni e le giaciture più idonee a far risaltare le qualità specifiche. Infatti, a seconda dell’esposizione “più o meno fresca”, la scelta enologica cambia passando da uve destinate a vini bianchi, a base spumante o a uve per vini, sia bianchi che rossi, giovani e fruttati nei terreni ad esposizione prevalentemente a nord, ad uve per ottenere vini più strutturati e riserve per i versanti a sud. La combinazione tra natura del terreno e fattori climatici fanno dei Colli Euganei un territorio altamente vocato alla produzione di vini di pregio. I vini rossi sono caratterizzati da un colore rosso rubino più o meno intenso, con riflessi violacei, talvolta granati con l’invecchiamento. Il profumo è fragrante, caratteristico, intenso. A seconda dei vitigni si possono riscontrare sentori di frutti rossi, ciliegia, frutta matura, note speziate, erba fresca o secca, tabacco o di tostato. I vini rossi dei Colli Euganei presentano un’ottimale maturazione fenolica, che, grazie anche ad un ottimale rapporto tra zuccheri e acidi, permette di ottenere vini caratterizzati da elevata struttura, un grande equilibrio fra le diverse componenti e
un’elevata morbidezza al palato. I vini di varietà a bacca bianca come il Moscato, il Serprino, il Pinello, lo Chardonnay offrono produzioni contenute dal punto di vista quantitativo associate ad elevate gradazioni zuccherine e buoni equilibri acidi. La maturazione delle uve è buona. I vini ottenuti sono caratterizzati da profumi floreali, di frutta e di crosta di pane fresco. I vini bianchi giovani presentano un carattere fresco molto apprezzato specialmente dai consumatori più giovani. Tra i vini bianchi aromatici, il Moscato, molto caratteristico della zona, presenta un peculiare equilibrio di estratti e zuccheri e vengono esaltate le note di pesca, banana, citronella geranio, salvia, rosa. Non a caso la zona di produzione è tra le rare zone viticole nel Veneto dove si ottengono le massime espressioni dei moscati nei quali, a seconda della tipologia di suolo e delle esposizioni, vengono esaltate le note di pera, banana, citronella, geranio, salvia, rosa.

Colli Berici DOC

I Colli Berici costituiscono la caratteristica paesaggistica più rilevante a sud di Vicenza, con un caratteristico profilo ondulato e di altezze modeste (300-400 metri). La coltura della vite nei Colli Berici risale all’epoca romana, ma si sviluppò soprattutto dopo l’anno 1000. Cronache raccontano che sin dal XIII secolo tutta la parte nord dei Colli Berici era interamente coltivata a vite, così come le colline di Barbarano. L’avvento della Repubblica Veneta diede un forte impulso alla viticoltura e a partire dai primi anni dell’Ottocento, accanto ai due vitigni autoctoni Garganega e Tocai rosso sono stati importati vitigni internazionali provenienti dalla Francia e in particolare dalla zona di Bordeaux, che messi a dimora nei Colli Berici hanno sviluppato nel tempo caratteristiche peculiari in relazione al terreno e al clima. Il Cabernet franc dei Colli Berici è stato il primo Cabernet DOC in Italia. La punta di diamante dell’enologia berica è il vino Tai Rosso che deriva dal vitigno Tocai rosso, della stessa natura genetica del Cannonau sardo, del Grenache francese e della Garnacha spagnola, ma che nel Vicentino ha trovato un areale adatto alla sua coltivazione e una propria identità. Coltivato nella zona di più antica tradizione, costituita dal Comune di Barbarano e dai comuni limitrofi, è identificato con il nome Barbarano rosso. La Garganega è l’altra varietà autoctona dei Colli Berici, particolarmente duttile dal punto di vista enologico che in questi colli dà origine a vini fermi di colore giallo paglierino con delicato profumo fruttato, dal sapore asciutto, abbastanza fresco e sapido. I vini bianchi dei Colli Berici sono caratterizzati da sentori fruttati, floreali e minerali che al palato si rivelano abbastanza freschi e sapidi. Fra questi il Sauvignon, che all’analisi sensoriale si rivela fresco, floreale e fruttato con buona sapidità, note tipiche di peperone e foglie di pomodoro. I vitigni internazionali a bacca nera danno origine nella zona dei Colli Berici a vini rossi di buon corpo e morbidezza con colorazione che varia dal rosso rubino al granato, più o meno concentrato a seconda della micro area di produzione. Il tenore alcolico e il corredo polifenolico risultano in generale piuttosto elevati, ma ben bilanciati a favore dell’equilibrio complessivo. In particolare il Tai Rosso fa percepire all’olfatto aromi primari e varietali, in particolare la freschezza della frutta a bacca rossa e la fragranza dei fiori di ibisco: le note aromatiche predominanti sono quelle del lampone e della rosa canina. Il sapore è asciutto, fresco e morbido con sentori di frutti di bosco, spezie e retrogusto di mandorle e prugna.

Breganze DOC

L’area della DOC Breganze è costituita dal bacino ad anfiteatro compreso tra i fiumi Astico e Brenta, il cui margine settentrionale confina con le aree montagnose delle prime pendici dell’Altopiano di Asiago. La vite era presente nella zona della DOC Breganze sia in epoca preistorica che durante la dominazione romana, ma trova le prime testimonianze scritte nel periodo della Repubblica di Venezia, durante il quale i vini di Breganze ed in particolare il Vespaiolo entrano nei racconti degli avvenimenti del tempo. La DOC Breganze include i vini “Breganze Rosso”, “Breganze Cabernet”, “Breganze Pinot Nero”, “Breganze Bianco”, “Breganze Pinot Bianco”, Breganze Vespaiolo” ed altri, fino ad arrivare a 16 tipologie complessive. Dal 1995 la gamma dei vini è completata con il Torcolato, gemma enologica delle pedemontana vicentina. L’emblema della denominazione Breganze è il vitigno Vespaiolo, vinificato in tre versioni, fermo, spumante e passito. In quest’ultimo caso prende il nome di Torcolato. L’uva Vespaiola deve il suo nome alla dolcezza dei suoi succhi, particolarmente amati dalle vespe. Il vino Vespaiolo che se ne ottiene presenta un’interessante predisposizione all’invecchiamento ed è caratterizzato da un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli in gioventù, profumo di buona intensità, elegante e non aggressivo, con sentori floreali e fruttati come l’acacia e gli agrumi. In bocca presenta una freschezza invidiabile per la presenza di una naturale acidità. Il Torcolato è ottenuto dai grappoli appassiti di uva Vespaiola, si presenta con un colore giallo oro carico, con fragranze che richiamano il miele e l’uva passa. Il suo gusto dolce-non dolce, armonico, vellutato, pieno e rotondo ricorda la frutta matura, il miele e l’uva sultanina. E’ un vino “da meditazione”, ottimo da solo ma eccellente a fine pasto con dolci secchi, dà il massimo sui formaggi erborinati. In generale i vini bianchi della DOC Breganze sono caratterizzati da sentori fruttati, floreali e minerali che al palato si rivelano abbastanza freschi, sapidi e delicati. L’area della denominazione si è dimostrata particolarmente vocata alla coltivazione dei vitigni internazionali a bacca rossa, in particolare il merlot e cabernet, che vi vengono coltivati fin dal diciassettesimo secolo, oltre al Pinot Nero che per le
caratteristiche organolettiche si erge tra i migliori d’Italia. I vini rossi in generale evidenziano una interessante mineralità, una buona struttura, con morbidezza ed intensità notevoli, una colorazione dal rosso rubino al rosso mattone, al granato con l’invecchiamento. Il tenore alcolico e il corredo polifenolico sono elevati, ma ben bilanciati a favore di un ottimo equilibrio complessivo.

Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste DOC

La zona vinicola della Valle d’Aosta DOC si identifica con il fondo valle pianeggiante dove scorre la Dora Baltea. L’orientamento Est-Ovest della Dora Baltea determina l’esposizione dei versanti della valle principale: uno esposto a Sud “adret” e uno esposto a Nord “envers”. La scarsità di superfici idonee all’agricoltura ha spinto le popolazioni dell’arco alpino a rivolgere i propri sforzi verso i versanti soleggiati delle montagne dando vita alla costruzione di imponenti terrazzamenti. Tra i vitigni della DOC Valle d’Aosta, ben 7 sono autoctoni (Mayolet, Fumin, Cornalin, Petit rouge, Premetta, Vuillermin e Prié blanc), 2 sono tradizionali (Petite Arvine, Nebbiolo), mentre il Moscato bianco è storicamente coltivato nella zona di Chambave. I vini rossi della Valle d’Aosta DOC presentano aromi fruttati tipici dei vitigni di origine, che nelle versioni da affinamento sfumano in note speziate e balsamiche. Le tonalità vanno dal rubino più o meno intenso dei vini giovani fino al granato con riflessi aranciati delle versioni più mature di alcune varietà. Alla degustazione si presentano di moderata acidità, con buona struttura e con una discreta persistenza dei tannini che vanno dal molto morbido al leggermente amarognolo, a seconda dei vitigni. I vini bianchi della Valle d’Aosta DOC si caratterizzano per tonalità che vanno dal giallo tenue con riflessi verdognoli al paglierino dorato; predominano, al palato, le sensazioni fruttate con note minerali anche importanti, caratteristiche dei terreni di origine sciolti e leggeri. L’olfatto è caratterizzato da note fruttate e floreali spesso molto intense, grazie alla forte escursione termica che caratterizza gli ambienti di coltivazione in quota. Per le versioni passito e vendemmia tardiva, le note fruttate lasciano il posto a percezioni di confettura e frutta secca molto nitide in un contesto di buona complessità con calde note di alcol e strutture importanti ed equilibrate allo stesso tempo.

Orvieto DOC

L’Orvieto DOC è senza dubbio il vino più famoso dell’Umbria e dell’Italia centrale e la denominazione rappresenta l’80% dell’area vitata della regione. I vigneti che producono vino Orvieto sono piantati su entrambi i lati del Paglia, il fiume che scorre attraverso la città di Orvieto in direzione del Tevere. I terreni tufacei e il substrato roccioso così caratteristici dell’area non solo contribuiscono alla qualità del terroir locale, ma sono anche adatti allo scavo di cantine per la conservazione del vino. La denominazione Orvieto DOC è riservata esclusivamente al vino bianco. Copre tipologie dolci e secche, disponibili in versioni base o superiore. I vini sono ottenuti da una combinazione di Procanico (Trebbiano Toscano) e Grechetto, che insieme rappresentano almeno il 60% della massa. Il restante 40% può essere costituito da qualsiasi combinazione di altre varietà bianche, a condizione che siano autorizzate all’interno della provincia di Viterbo, ad esempio Canaiolo Bianco e Malvasia Toscana. I vini di Orvieto hanno seguito i trends del mercato ed oggi l’Orvieto è un vino secco, dal profumo di pesca, con un profilo pulito, fresco e moderata acidità. Lo stile dorato e semi-dolce dell’Orvieto Abboccato, un tempo apprezzato dai papi e dai principi, è ancora prodotto per il consumo locale. Alcuni produttori elaborano eccellenti versioni da uve sovra mature attaccate dalla muffa nobile, la Botrytis cinerea, che gli conferisce caratteri unici di concentrazione ed eleganza. I mosti che si ottengono sono quindi molto zuccherini, ricchi di glicerina che conferisce al vino una particolare “untuosità” con concentrazione di tutti i componenti aromatici. La denominazione Orvieto DOC ha una sottozona classico, situata intorno alla città di Orvieto stessa e che si estende leggermente verso est includendo l’area intorno al lago di Corbara. Il suo confine occidentale segue il confine regionale con il Lazio a pochi chilometri di distanza. I vini qui prodotti possono essere etichettati come Orvieto Classico .

Montefalco DOC

La zona  della Montefalco DOC ricade in provincia di Perugia, al centro dell’ Umbria, e abbraccia l’ intero territorio comunale di Montefalco e parte dei comuni di Bevagna, Giano dell’ Umbria, Gualdo Cattaneo e Castel Ritaldi. Si tratta di una zona molto piccola, con terreni che digradano dolcemente lungo i profili dei rilievi collinari più elevati presidiati da antichi borghi medievali. La pendenza degli appezzamenti vitati e l’esposizione generale è variabile, tanto da creare un ampio ventaglio di microclimi e condizioni di coltivazione. Il vino DOC Montefalco Rosso deve essere ottenuto da uve Sangiovese dal 60% al 70%, e Sagrantino dal 10 al 15%, e altri vitigni a bacca rossa coltivati localmente. Il vino Montefalco Bianco DOC deve essere ottenuto da Grechetto (min. 50%), Trebbiano toscano (20%-35%) e altri vitigni a bacca bianca. Il Montefalco Rosso presenta un colore rosso rubino intenso e brillante con sfumature violacee. Ha un odore delicato, caratteristico, con note di frutta matura; sapore asciutto e di buon corpo. L’aroma è molto persistente al naso con tipici sentori di frutti di bosco, lampone e mirtillo che si legano perfettamente con la vaniglia data dal legno. Il gusto è pieno e leggermente tannico. E’ un vino con capacità di invecchiamento che può evolvere in bottiglia, se ben conservato, per 5 e più anni. Il Montefalco bianco presenta un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Le caratteristiche organolettiche che ne risultano sono: odore leggermente vinoso, fine, con note fruttate e floreali; sapore caratteristico, sapido, secco e leggermente fruttato. L’aroma è intenso. Il gusto è persistente. E’ un vino buono in gioventù ed ha una capacità di invecchiamento di due o tre anni.

Trento DOC

La zona della denominazione Trento DOC comprende vigneti ubicati nella Valle dell’Adige, nella Valle di Cembra, nellaVallagarina, nella Valle del Sarca, nella Valsugana e nelle Valli Giudicarie, incidendo praticamente sullo stesso territorio della Trentino DOC. L’area vitata è di circa 800 ettari all’interno di questo territorio. I terreni vitati destinati alla produzione del vino Trento DOC, ubicati prevalentemente in declivio, si spingono fino agli 800 m s.l.m. La produzione di spumante metodo classico in Trentino è più che secolare. Negli ultimi cento anni la produzione di spumante è ininterrottamente progredita sia per numero di produttori, sia per quantitativi di bottiglie ottenute. La Trento DOC è stata la prima denominazione italiana ad essere riservata esclusivamente allo spumante ottenuto con il metodo della rifermentazione in bottiglia. Il Trento DOC è prodotto utilizzando le varietà di vite localmente più idonee alla spumantizzazione con il metodo della rifermentazione in bottiglia: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero e Pinot Meunier. La raccolta delle uve destinate alla produzione dello spumante Trento DOC avviene, di norma, in epoca più precoce rispetto alle uve destinate alla produzione di vini fermi per assicurare il giusto equilibrio fra zuccheri ed acidità necessario per ottenere uno spumante di qualità. La vinificazione delle uve avviene prevalentemente in purezza con, eventuale, successivo assemblaggio delle diverse componenti in fase di costituzione della partita (cuvèe). Nella elaborazione dello spumante Trento DOC è consentito esclusivamente il “metodo classico” della rifermentazione in bottiglia comprendente le operazioni di scuotimento (remuage) e sboccatura (dégorgement). Il processo di elaborazione prevede un periodo minimo di permanenza sui lieviti della durata di 15 mesi, elevato a 36 mesi per la tipologia “riserva”.

Trentino DOC

La zona di produzione della denominazione DOC Trentino e Trentino Superiore si estende tra i comuni viticoli della provincia di Trento, nella Valle dell’Adige, nella Valle di Cembra, nella Vallagarina, nella Valle del Sarca, nella Valsugana e nelle Valli Giudicarie. L’area è prevalentemente montuosa o collinare, con il 70% del territorio trentino al di sopra dei 1.000 di quota. I terreni vitati per la produzione del vino DOC Trentino e Trentino Superiore varia dai 70 ai 600/700 m s.l.m. La coltivazione della vite e la produzione di vino fanno da sempre parte del bagaglio culturale della regione, come testimoniano numerosi ritrovamenti archeologici e documenti storici che coprono un arco temporale che va dall’Età del Bronzo ai giorni nostri. Nella zona della denominazione DOC Trentino e Trentino Superiore vengono coltivati sia vitigni autoctoni, quali Lagrein, Marzemino, Moscato giallo, Moscato rosa, Müller-Thurgau, Nosiola, Rebo e Traminer aromatico che varietà internazionali, quali Cabernet, Chardonnay, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Riesling e Sauvignon. La vinificazione avviene di norma in purezza con indicazione del nome della varietà, fatta eccezione per la tipologia rosso (bordolese), bianco e rosato/kretzer. Nella produzione del Vino Santo del Trentino DOC le uve Nosiola, dopo la raccolta, vengono sottoposte ad appassimento fino al momento della pigiatura la quale può avvenire dal 1° marzo successivo alla raccolta per il “Trentino Superiore Vino Santo“ e di norma dal 1° febbraio successivo alla raccolta per il “Trentino Vino Santo”. Per ottenimento dei vini recanti la menzione “vendemmia tardiva” viene invece praticato un più o meno prolungato appassimento delle uve sulla vite.

Teroldego Rotaliano DOC

La zona di produzione della denominazione Teroldego Rotaliano DOC comprende un’area di circa 1.200 ettari sulla destra del fiume Adige, di fronte pareti montuose che sovrastano gli abitati di Mezzolombardo e Mezzocorona, attraversata dal torrente Noce, denominata “Campo Rotaliano“. I vigneti sono ubicati ad una quota d 200 – 250 m s.l.m. La coltivazione della vite e la produzione di vino fanno da sempre parte del bagaglio culturale della regione e testimonianze sull’attività viticola ed enologica in epoca romana sono state ritrovate anche all’interno della zona di produzione del vino in questione. La prime citazioni del vitigno Teroldego in provincia di Trento risalgono al 1480 e riconducono il vino Teroldego alla zona di produzione del “Teroldego Rotaliano”, documentato sin dal XV/XVI secolo. Il vitigno idoneo alla produzione del vino Teroldego Rotaliano DOC è quindi rappresentato dalla varietà Teroldego; le forme di allevamento sono quelle tradizionali della zona: pergola semplice, pergola doppia sono le più comuni, accanto a forme a spalliera verticale (Guyot, cordone speronato, ecc.). Di colore rosso scuro con riflessi granati, il Teroldego Rotaliano DOC presenta al naso fragranze di frutta matura che richiamano la mora selvatica, il mirtillo e il lampone. Al palato risulta forte, possente, quasi carnoso e avvolgente nella struttura solida e compatta. Si abbina ai prodotti tipici della gastronomia trentina, quali carni rosse, salumi e formaggi a lunga stagionatura.

Alto Adige o dell’Alto Adige DOC

La zona della DOC Alto Adige insiste su quella piccola parte del territorio della provincia di Bolzano che risulta idonea, per altitudine ed esposizione, alla produzione di vini. Tale zona è circoscritta lungo la valle superiore percorso dal fiume Adige e lungo la Valle Isarco nella parte inferiore. Infatti circa l’86% della superficie provinciale si trova ad un livello del mare superiore ai 1000 metri e nel fondovalle, dove vive il 65% della popolazione altoatesina, è collocato solamente l’8% del territorio provinciale. I vigneti, situati nella fascia che va dai 220 fino ad oltre 1.000 metri s.l.m. rappresentano l’anello di congiunzione tra il fondovalle ben sviluppato ed economicamente importante e la zona con l’agricoltura di montagna ad elevate altitudini. Il 14% dei vigneti si trova ad un’altitudine superiore ai 500 metri e il 30% dei vigneti si trova in zone di pendenza oltre il 30%, favorite da insolazione diretta e prolungata. La viticoltura dell’Alto Adige si è sviluppata partendo dalle varietà tradizionali come Lagrein, Schiava, Moscato giallo, tuttora presenti, a cui si sono aggiunte nell’ottocento le varietà bordolesi (Cabernet, Merlot, Sauvignon), alcune varietá derivanti dalla Borgogna (diversi Pinot) e del Reno (Riesling, Sylvaner, Traminer aromatico). Da circa 50 anni sono stati introdotti Müller-Thurgau e Kerner. I vini dell’Alto Adige si contraddistinguono soprattutto per i loro spiccati aromi primari, come per esempio le note di sambuco del Sauvignon, il profumo di rosa del Traminer aromatico, il bouquet di frutti di bosco del Pinot nero o del Lagrein, le note di ciliegia e viola della Schiava. I vini bianchi coltivati in altitudine (oltre i 300 m) spiccono per la loro freschezza e dato l’ottimo irraggiamento solare i vini si presentano contemporaneamente fruttati ma allo stesso tempo con buona struttura. I vini rossi prodotti per di più sotto le 400 m s.l.m. approfittano delle condizioni di più alte temperature ottenendo vini corposi con tannini morbidi.

Vin Santo di Montepulciano DOC

Il comprensorio del Vin Santo di Montepulciano DOC ricade interamente nel Comune di Montepulciano, in provincia di Siena. Tutto il territorio è compreso nell’area collinare di produzione ubicata tra i 250 e i 600 metri di altitudine. I vitigni utilizzati per produrre il Vin Santo di Montepulciano DOC sono la Malvasia bianca lunga, il Trebbiano toscano ed il Grechetto. E’ prevista anche una tipologia Occhio di pernice, più rara e prodotta utilizzando anche uve a bacca nera, a base Sangiovese. Le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono fondamentali e consolidate in zona per la produzione del Vin Santo. Le uve sono raccolte a piena maturità e dopo accurata cernita vengono messe ad appassire in appositi locali coperti ampi e ventilati, denominati “appassitoi” e tradizionalmente presenti nelle strutture agricole della zona. I grappoli selezionati vengono fatti appassire distesi su sostegni orizzontali chiamati “graticci” oppure appesi su telai verticali in legno o metallo. La durata dell’appassimento può arrivare ad alcuni mesi (fino a marzo per la tipologia Occhio di pernice), in modo da portare le uve ad una concentrazione zuccherina di almeno il 28% per la tipologia base e del 33% per la “Riserva” e per l’ “Occhio di pernice”. La fermentazione, conservazione ed il lungo invecchiamento (minimo 3 anni per la tipologia base) avvengono in piccoli contenitori di legno all’interno di idonei locali (vinsantaia), in genere separati dal resto della cantina e spesso posti sottotetto per accentuare le escursioni termiche stagionali che influenzano il decorso stesso dell’evoluzione aromatica. La DOC Vin Santo di Montepulciano è riferita a 3 tipologie di vino (base, Riserva e Occhio di Pernice) che si differenziano per le pratiche di appassimento, per la durata dell’invecchiamento e per la tipologia produttiva dei vini. Dal punto di vista organolettico i vini della tipologia base si presentano di colore giallo da dorato a ambrato intenso; evidenziano un profumo intenso, etereo, con caratteristiche di frutta matura; al gusto sono vellutati ed eleganti. La tipologia Occhio di pernice ha colore tra ambrato e topazio, con riflessi da rossastri a marrone.

Vin Santo di Carmignano DOC

La zona  della denominazione Vin Santo di Carmignano DOC si trova all’interno della piccola catena del Montalbano, che da Serravalle Pistoiese giunge a strapiombo sull’Arno a sud di Artimino. Il Vin Santo di Carmignano è un vino di antica tradizione locale e viene prodotto prevalentemente da Trebbiano toscano, Malvasia bianca lunga e da altri vitigni complementari a bacca bianca. Si può affermare che il Vin Santo di Carmignano sia parte integrante della tradizione carmignanese. Il vino viene prodotto seguendo l’antica ricetta tramandata da generazioni, cominciando dagli “scelti” termine che viene usato per indicare la vendemmia delle uve, fatta a mano. Si tratta di una vera e propria cernita dei grappoli migliori e possibilmente spargoli (perché più adatti all’appassimento). Le uve sono poi fatte appassire in locali, generalmente a tetto e dotati di una buona aerazione, su stuoie, in cassette oppure appese. Terminato l’appassimento si passa all’ammostamento, tramite torchiatura dei grappoli interi. Il mosto poi fermenta nei caratelli (piccole botticelle di rovere o di castagno di capacità variabile da 20 fino a 150-300 litri) dove poi il mosto/vino continua la sua evoluzione e completa il suo affinamento. La permanenza del mosto/vino nei caratelli può durare diversi anni. Questo vino si presta ad accompagnare pietanze dolci ma anche ad abbinamenti diversi, ad esempio con formaggi erborinati o stagionati o con il foie gras. Il Vin Santo di Carmignano Occhio di Pernice è anch’esso un vino di antica tradizione locale ed è prodotto prevalentemente a partire da uve rosse (principalmente il Sangiovese). Il Vin Santo di Carmignano e il Vin Santo di Carmignano Occhio di Pernice sono vini dall’odore intenso, complesso e fine tipico dei vitigni a bacca bianca e dei vitigni a bacca rossa coltivati in questo territorio, mentre all’esame gusto-olfattivo si presentano equilibrati, persistenti e armonici.

Vin Santo del Chianti DOC

La zona della denominazione Vin Santo del Chianti DOC ricade nella parte centrale della Toscana ed interessa parzialmente i territori collinari, a ridosso della catena degli Appennini, delle provincie di Arezzo, Firenze, Pistoia, Pisa, Prato e Siena. I vitigni idonei alla produzione dei vini Vin Santo del Chianti e relative sottozone, sono il Trebbiano Toscano e la Malvasia Bianca Lunga che devono essere presenti in misura superiore al 70%. Per i vini Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice il vitigno a bacca rossa prevalente é rappresentato dal Sangiovese, con presenza non inferiore al 50%. L’uso delle menzioni relative alle sottozone Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rufina é consentito in via esclusiva al vino prodotto nelle relative sottozone e a condizione che il vino sia ottenuto da uve raccolte e vinificate nell’interno dei rispettivi territori di produzione delimitati per ciascuna delle predette zone. L’elaborazione delle tipologie Vin Santo del Chianti e Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice deve effettuarsi seguendo specifiche procedure di accurata cernita preventiva delle uve, loro successivo appassimento naturale in locali idonei per raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al 26%. La vinificazione e l’invecchiamento devono avvenire in recipienti di legno, caratelli, di capacità non superiore a 5 ettolitri. Al termine del periodo di invecchiamento il prodotto deve avere un contenuto alcolico minimo del 15,50%. La resa massima dell’uva in vino finito, della denominazione di origine controllata Vin Santo del Chianti, non deve essere superiore al 35% dell’uva fresca, al terzo anno di invecchiamento del vino. L’immissione al consumo della tipologia riserve della denominazione di origine controllata Vin Santo del Chianti, non può avvenire prima del primo novembre del quarto anno successivo a quello di produzione delle uve.