Trentino-Alto Adige

Il territorio

Il Trentino-Alto Adige è una regione interamente montuosa, suddivisa nelle due province autonome di Trento e Bolzano, che segnano una differenziazione sia linguistica che amministrativa, per cui parliamo di Trentino da una parte e Alto Adige dall’altra. Anche se geograficamente parlando sarebbe difficile tracciare un confine morfologico tra le due zone, le differenze etniche e linguistiche da una parte e pedoclimatiche dall’altra hanno anche portato, nel corso dei secoli, ad una caratterizzazione su base provinciale della produzione vitivinicola. Entrambe le zone hanno comunque in comune un’eccellente produzione di vini, grazie anche alla posizione geografica e alle condizioni climatiche favorevoli sia lungo la Valle dell’Adige e sui pendii delle montagne che la costeggiano, che nelle aree pianeggianti e collinari attorno a Trento e Bolzano. Il livello qualitativo dei vini della regione è molto alto, in modo particolare per quelli prodotti con uve che prediligono le zone fredde, come il Sauvignon e il Pinot Nero. Nonostante nel Trentino-Alto Adige siano coltivate molte varietà “internazionali”, nella regione è interessante anche il patrimonio di uve autoctone, tra le quali Teroldego, Schiava e Lagrein.

I vitigni

Nel Trentino, abbiamo tre i vitigni autoctoni a bacca nera di riferimento, il Marzemino nella zona a sud di Trento (Isera e Seresi) il Teroldego nella piana Rotaliana a nord di Trento e la Schiava (nelle varianti Schiava grigia, Schiava grossa e Schiava gentile), più in su ai confini provinciali con l’Alto Adige. Nella zona confinante con la provincia di Verona è diffuso anche l’Enantio (Lambrusco a foglia frastagliata). In zona di Trento sono anche presenti il Pinot Grigio, il Pinot Nero e il Cabernet. I vitigni a bacca bianca più coltivati sono gli internazionali (Chardonnay e Pinot Bianco), che col Pinot Nero entrano nella produzione spumantistica del metodo classico.

In Alto Adige tra i vitigni autoctoni a a bacca nera troviamo come per il Trentino la Schiava (Vernatsch), ma anche il Lagrein. Tra gli internazionali spicca il Pinot Nero, che ha trovato nella zona di Egna-Ora uno dei territori ad esso più vocati. Tra le uve a bacca bianca nella stessa zona troviamo il Gewürztraminer, in origine proveniente per l’appunto dalla zona di Termeno (Tramin), mentre a nord di Bolzano, nella Val d’Isarco e nella Val Venosta troviamo anche il Kerner e il Sylvaner. Diffuso anche il Moscato Rosa e il Moscato Giallo (Rosenmuskateller e Goldmuskateller) il primo in forma di vini passiti anche di notevole spessore, il secondo molto gradevole soprattutto nella versione secca. La zona di Terlano è caratterizzata da formazioni porfidiche che conferiscono ai vini una gradevole mineralità oltre a caratteristiche di longevità di tutto rispetto.

Vini e zone produttive

Trentino

In Trentino si producono soprattutto vini rossi, in particolare il Teroldego e il Marzemino. La denominazione Trento DOC è invece dedicata ai vini spumanti metodo classico, a base di uve Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, con un periodo minimo di maturazione sui lieviti di almeno 15 mesi (24 mesi per i millesimati). Gli spumanti che rimangono per almeno 36 mesi in bottiglia sono classificati come riserva Il Campo Rotaliano, a nord di Trento, è caratterizzato dalla coltivazione del Teroldego, vitigno a bacca nera tra i più interessanti della regione. (DOC Teroldego Rotaliano). La Nosiola è l’uva autoctona a bacca bianca più celebre e interessante del Trentino. Con essa nella Valle dei Laghi si producono interessanti vini secchi, oltre al famoso Vino Santo. I grappoli di Nosiola sono fatti appassire dopo il raccolto fino al periodo di Pasqua, consentendo anche che gli acini siano attaccati dalla Botrytis Cinerea. Il mosto viene fatto fermentare in piccole botti di legno, è lasciato maturare per quattro anni, dando vita a un vino dolce corposo, ricco e piacevole.

Alto Adige

L’Alto Adige ha una produzione vinicola estremamente interessante e variegata, caratterizzata sia da varietà internazionali che da importanti vitigni autoctoni. Il clima fresco e le condizioni ambientali e geologiche particolari rendono i vini bianchi dell’Alto Adige fra i migliori d’Italia. I vini rossi, in particolare quelli prodotti con il Lagrein e con il Pinot Nero, vantano anch’essi risultati di assoluta eccellenza. Raramente i vini bianchi sono fatti maturare o fermentare in botti di legno, per salvaguardare il carattere fresco e fruttato caratteristico dei vini bianchi dell’Alto Adige. Anche nei casi in cui il produttore sceglie la maturazione in botte o barrique, i vini si distinguono sempre per la loro piacevole e rinfrescante acidità. Il Lagrein è un’uva molto versatile, con la quale si producono sia piacevoli vini rosati (Lagrein Kretzer) che vini rossi di notevole struttura e longevità, meglio conosciuti come Lagrein Dunkel (scuro). Viene anche unito ad alcune varietà internazionali, come il Merlot e il Cabernet Sauvignon, producendo risultati eccellenti. La Schiava (Vernatsch) ha i suoi vini più noti nella sottozona Santa Maddalena della DOC Alto Adige. Tra i vini dolci, quelli prodotti con le uve Moscato Giallo (Goldenmuskateller) e Moscato Rosa (Rosenmuskateller), con i suoi inconfondibili aromi di fragola e rosa.

Sardegna

Il territorio

La Sardegna è una regione molto estesa geograficamente, ma con una superficie vitata complessiva piuttosto limitata, pari a circa 25.000 ha. Di questa, una piccola parte si trova in zone montuose (circa il 13%) e pianeggianti (18%) mentre il restante 69% dei vigneti cresce in zone collinari. La sua produzione di vino è di circa 600.000 hl, per la metà rossi e rosati e per l’altra metà bianchi.

I vitigni

Data la sua posizione piuttosto lontana dal continente, la Sardegna ha sviluppato un patrimonio di uve autoctone piuttosto ricco. Nell’isola si coltivano anche in parte uve internazionali, solitamente utilizzate in assemblaggio a quelle locali. La produzione di vini bianchi è concentrata nella parte centrale e settentrionale dell’isola, mentre i vini rossi si producono nella parte meridionale. Le principali uve bianche della Sardegna sono la Malvasia Bianca, la Malvasia di Sardegna, il  Nasco, il Nuragus, il Semidano, il Torbato, il Vermentino e la Vernaccia di Oristano, mentre fra le uve a bacca nera il Bovale, il Caddiu, il Cagnulari, il Cannonau, il Carignano, il Girò, il Monica e la Nieddera.

I vini e le zone produttive

La Gallura

I vini bianchi più famosi della Sardegna sono prodotti con il Vermentino. Quest’uva viene coltivata in tutta l’isola, ma la Gallura, al nord della regione, è la zona più classica e rappresentativa. Il Vermentino di Gallura è l’unico vino DOCG della Sardegna, dal caratteristico profumo ammandorlato. In Gallura il Vermentino è l’uva maggiormente coltivata, con circa l’80% del totale, mentre il resto è principalmente rappresentato da Moscato Bianco, Bovale, Caricagiola e Nebbiolo.

Cannonau di Sardegna

Il Cannonau è l’uva a bacca nera più celebre della Sardegna e viene coltivato in tutta la regione. La zona più celebre è quella di Nuoro, dove si trovano due delle tre sottozone della Cannonau di Sardegna DOC, Oliena e Jerzu. La terza sottozona, Capo Ferrato, si trova invece in provincia di Cagliari. Il Cannonau, soprattutto quello della zona di Oliena, è un vino di gradazione alcolica elevata e di struttura robusta. A causa della sua bassa acidità, il Cannonau viene in molti casi  vinificato in uvaggio con altre uve, soprattutto autoctone, con lo scopo di migliorarne l’equilibrio gustativo.

Vernaccia di Oristano

La Vernaccia di Oristano è uno dei vini più suggestivi ed antichi della Sardegna, dal momento che le prime notizie storiche che lo riguardano risalgono al 1300. E’ stato il primo vino della regione a ricevere il riconoscimento della DOC, nel 1972. La produzione di questo vino è piuttosto diversa rispetto a quella dei normali vini bianchi. Infatti, vinificazione, maturazione e affinamento seguono antichi metodi tradizionali, che rendono questo vino simile al Jerez (Sherry) spagnolo, mantenendo però la sua propria identità. La maturazione della Vernaccia di Oristano avviene in botti di castagno scolme, causando lo sviluppo, al di sopra della superficie del vino, di una colonia di lieviti (flor) che conferisce al vino qualità organolettiche complesse e uniche. Durante l’affinamento, che può durare anche decenni, il vino arriva ad esprimere straordinari aromi di mandorla, nocciola e il tipico aroma di “rancio” caratteristico dei vini sottoposti a maturazione ossidativa.

Altre zone di produzione in Sardegna

Fra gli altri vini prodotti in Sardegna ricordiamo la Malvasia di Bosa, vino dolce prodotto in piccole quantità. Il Moscato, declinato nelle DOC di Cagliari, di Sardegna e di Sorso-Sennori, viene prodotto in tutta l’isola. Fra le altre varietà a bacca bianca il Nuragus, con il quale si producono oggi vini dal buon livello qualitativo, lontani da quelli del passato, considerati “rustici” e modesti. Nella zona di Alghero il Torbato, vitigno a bacca bianca di origine spagnola, dà vini bianchi, sia fermi che spumantizzati. Fra le uve a bacca nera, ottimi risultati negli ultimi anni si stanno ottenendo con il Carignano, che dà vini di corpo ed eleganza, seguito dal Monica, il Cagnulari, la Nieddera e il Bovale, spesso utilizzato insieme al Cannonau e al Carignano.

Sicilia

Il territorio

In Sicilia vengono prodotti vini dalla lunga storia come il Marsala, ma anche profumati vini da dessert come il Passito di Pantelleria e la Malvasia delle Lipari, il Moscato di Noto e di Siracusa ma anche robusti vini rossi e interessanti vini bianchi. La superficie vitata della regione è la più vasta in Italia, con più di 100.000 ettari vitati, per due terzi in collina e per il rimanente terzo in zone pianeggianti. La produzione complessiva, che gareggia col Veneto per il primo posto in Italia, si aggira sui 6 milioni di ettolitri l’anno., per la metà vini rossi e rosati e per l’altra metà vini bianchi.

I vitigni

Il vitigno autoctono a bacca nera più conosciuto tra quelli prodotti in Sicilia è il Nero d’Avola, il cui vino è intenso all’olfatto e ha una struttura imponente. Fra le uve a bacca bianca la più nota è lo Zibibbo (o Moscato d’Alessandria), con cui si producono i vini dolci di Pantelleria, oggi considerati fra i migliori d’Italia.  Fra le uve autoctone a bacca bianca più importanti in Sicilia vi sono il Carricante, il Catarratto, il Grecanico, il Grillo, l’Inzolia, la Malvasia di Lipari e il Moscato Bianco. Fra le uve autoctone a bacca nera abbiamo il Frappato, il Nerello Cappuccio e Mascalese e il Perricone. Le principali uve internazionali coltivate in Sicilia sono lo Chardonnay, il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Müller-Thurgau, il Pinot Nero e lo Syrah. In Sicilia si coltivano inoltre anche altre varietà nazionali come Sangiovese, Barbera e Trebbiano Toscano.

I vini e le zone produttive

Il Marsala

Tra i più famosi vini Siciliani un posto speciale spetta sicuramente al Marsala. Questo vino liquoroso è riuscito in passato a contrastare il dominio del Porto, dello Jerez (Sherry) e del Madeira nel mercato dei cosiddetti “vini da viaggio” commercializzati dagli Inglesi. Dopo un secolo di sfolgorante notorietà, il Marsala entrò in un periodo di decadenza, dovuto anche per il calo nel consumo dei vini liquorosi e degli alcolici in genere. Oggi il Marsala, abbandonata l’ingiusta immagine che lo vedeva unicamente relegato all’impiego in cucina, si presenta come un grande vino, capace di straordinaria longevità. Il Marsala è un un vino fortificato (liquoroso) prodotto con uve Grillo, Inzolia, Catarratto e Damaschino. Il Marsala Vergine Stravecchio, con almeno 10 anni di maturazione, è un’esplosione di aromi e sapori, con una persistenza quasi infinita. Il Marsala viene prodotto nei seguenti stili: Fine (almeno 1 anno di maturazione), Superiore (2 anni), Superiore Riserva (4 anni), Vergine o Soleras (5 anni), Vergine Stravecchio o Riserva (10 anni). Esiste inoltre il Marsala Rubino, rosso, prodotto con uve Nero d’Avola, Perricone e Nerello Mascalese.

Pantelleria e Lipari

I vini dolci di Pantelleria e delle Lipari sono tra i più famosi in Italia. Il Moscato e il Passito di Pantelleria vengono prodotti nell’omonima isola, a partire dal vitigno Moscato d’Alessandria, più noto con il nome di Zibibbo. Il Passito di Pantelleria è un vino dolce e profumato, eccellente abbinamento per i formaggi stagionati e la pasticceria siciliana, in particolare quella a base di mandorle. La Malvasia delle Lipari è un vino dolce prodotto nelle isole Eolie (a nord della Sicilia), soprattutto nell’isola di Salina. Il passito è prodotto da uve Malvasia di Lipari con una piccola percentuale di Corinto Nero. La Malvasia delle Lipari è un vino elegante e complesso, dal gusto dolce e raffinato, adatto sia in abbinamento ai formaggi stagionati che con la ricca pasticceria Siciliana, ma viene anche apprezzato da solo come vino da meditazione.

Le altre zone produttive

La Sicilia è nota per i suoi vini dolci e oltre ai già menzionati è opportuno ricordare anche le due DOC Moscato di Noto e Moscato di Siracusa. Per i vini bianchi ricordiamo le DOC di Alcamo e Etna, i cui vini sono noti per la loro particolare longevità. Per i vini rossi ricordiamo il Cerasuolo di Vittoria , unica DOCG della regione, e la DOC Faro, una zona molto interessante anche se poco conosciuta. In quasi tutti i vini rossi Siciliani è presente il Nero d’Avola, mentre tra le uve a bacca bianca più diffuse in Sicilia, il primato spetta al Catarratto e all’Inzolia.

Calabria

Il territorio

La Calabria, con i suoi circa 10.000 ettari vitati, è una piccola regione dal punto di vista vitivinicolo. L’estensione dei suoi vigneti peri a quelli della provincia di Trento, meno del 2% del patrimonio viticolo nazionale. I vigneti si trovano per metà in zone collinari o montuose e per l’altra metà in aree pianeggianti. La regione produce circa 9 milioni di ettolitri di vino all’anno, per l’80% rossi e rosati e solo per il 20% bianchi.

I vitigni

I vitigni più coltivati in Calabria sono a bacca nera, e più precisamente il Gaglioppo, il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio ed il Greco Nero e rappresentano circa l’80% della produzione. I vitigni bianchi coltivati in regione sono il Greco Bianco, Il Trebbiano Toscano, il Montonico e la Guernaccia.

I vini e le zone produttive

Le principali zone vitivinicole in Calabria sono il Cosentino, il Lametino, il Cirotano e la Locride.

Il Cosentino

Il Cosentino è la parte nord della regione, al confine con la Basilicata. Questa è la zona di produzione più estesa della regione ed i suoi vigneti posti su alture tra 500/700 metri. La DOC Terre di Cosenza e le sue sette sottozone, definite con il disciplinare del 2011, ha accorpato le storiche DOC e IGT della provincia e ordinando in tipologie più razionali la miriade di vini prodotti in quest’area. Qui il vitigno più diffuso è il Magliocco Canino, che dà un vino dal colore intenso, struttura potente e profumi di mora e spezie. Il Moscato di Saracena è un vino dolce dai sentori tostati, prodotto con uve Moscatello appassite e mosto concentrato di uve Guarnaccia e Malvasia.

Il Lametino

A sud, lungo il corso del fiume Savuto, vi sono le denominazioni Savuto DOC, Scavigna DOC e Lamezia DOC. All’onnipresente Magliocco canino si affiancano il Gaglioppo, il Greco Nero. Tra le uve a bacca bianca troviamo il Trebbiano Toscano, la Malvasia Bianca, lo Chardonnay ma anche il Traminer Aromatico.

Il Cirotano e il Reggino

In provincia di Crotone, sul versante Ionico, si trova la Cirò DOC, con i suoi vini a base di uve Gaglioppo. Il Cirò DOC nelle sue versioni più moderne mantiene tonalità piuttosto trasparenti, che sfumano rapidamente nell’aranciato, un palato caldo ma con un tannino apprezzabile. Interessanti anche i vini rosati da uve Gaglioppo, freschi e profumati di rosa canina e lampone. In provincia di Reggio Calabria troviamo la Bivongi DOC, con i suoi vini ottenuti da vitigni internazionali e uve locali di antica tradizione, tra cui il Greco Nero e la Nocera ed Nerello Mascalese e Cappuccio, che danno sia vini semplici e immediati.

La Locride

La Locride è la zona che si estende dai declivi dell’Aspromonte verso il lembo di costa che si affaccia sul Mar Ionio. Questa è la zona del vitigno Mantonico, che dà un vino dolce e fresco, con uve a volte sottoposte a un leggero appassimento. Nel comune di Bianco e in quello di Casignana, dal vitigno Greco bianco si ottiene il famoso vino dolce Greco di Bianco, raro e molto ricercato. I grappoli appassiscono al sole per 10-15 giorni e il vino che se ne ottiene è dolce e morbido, con note di zagara, bergamotto, albicocca, miele e salvia.

Basilicata

Il territorio

La Basilicata è una piccola regione, prevalentemente montuosa e collinare. Il suo clima è prevalentemente continentale, con caratteristiche tipicamente mediterranee, vale a dire caldo e secco, sia nelle aree costiere che nelle zone più interne della regione. La sua superficie vitata è di soli 4000 ha, equamente suddivisi tra zone collinari e montane, mentre pochissimi vigneti sono presenti nelle poche aree di pianura della regione. La produzione complessiva in vino è di circa 180.000 ha/anno, con prevalenza netta dei vini rossi sui rosati e bianchi.

I vitigni

L’Aglianico è il vitigno principale in Basilicata, con oltre il 60% della superficie vitata ed esso rappresenta il 90% della produzione di Vini DOP e IGP.  Nella Val d’Agri e nella zona di Roccanova si coltivano Merlot, Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Montepulciano. Nella zona di Matera il Primitivo rappresenta il vitigno principale, affiancato anche qui da Merlot e Cabernet Sauvignon. Altri vitigni a bacca rossa presenti in regione sono l’Aleatico e il Bombino Nero. I vitigni a bacca bianca, molto meno diffusi, sono la Malvasia Bianca, la Verdeca, il Bombino Bianco e lo Chardonnay.

I vini e le zone produttive

Vi sono tre aree vitivinicole principali in Basilicata: il Vulture, la Val d’Agri e la zona di Matera, con i pendii collinari che degradano verso il Mar Ionio.

Il Vulture

L’Aglianico del Vulture Superiore DOCG è il vino bandiera dell’enologia della Basilicata. Il suo colore è rosso rubino impenetrabile ed il profumo elegante, con sentori di frutta rossa matura e marasca, ciliegia sotto spirito. Liquirizia, chiodi di garofano, pepe nero e note tostate sono note terziarie caratteristiche del passaggio in barrique, anche se i produttori più legati alla tradizione preferiscono utilizzare botti grandi. L’importante contenuto in acidi e tannini rende questo vino molto longevo, perfetto in abbinamento carni rosse e selvaggina.

La Val d’Agri

La Val d’Agri si trova nel cuore della regione, in provincia di Potenza. In questo territorio molto interessante si trovano due delle quattro DOC lucane. I vigneti crescono in terreni ricchi di sabbia e argilla, in collina, a 600-700 metri di altitudine, dove da agosto fino a metà ottobre riescono a sfruttare le fortissime escursioni termiche. I vini della Val d’Agri, come quelli della Terre dell’Alta Val d’Agri DOC e della zona di Roccanova, come il Grottino di Roccanova DOC, sono rossi, a base di uve Merlot, Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Montepulciano, ricchi di struttura, con sentori di frutti a bacca rossa, spezie e liquirizia.

Il Materano

Il territorio della DOC Matera, con le vigne che degradano verso il Mar Ionio, dà vini rossi potenti a base di Primitivo, dai piacevoli profumi di lamponi, ribes, pepe bianco e note balsamiche, caratterizzati da tannini eleganti, soprattutto se ottenuti da uve Merlot e Cabernet Sauvignon. Il Matera Greco DOC è l’unico vino bianco a denominazione di origine della regione, con i suoi delicati profumi di fiori e pesca bianca e la sua spiccata sapidità.

Puglia

Il territorio

La Puglia è una delle più importanti regioni in Italia per la produzione di vino. Il vino Pugliese, prodotto in grandissima quantità, prendeva per buona parte la via del nord, destinato ad altre regioni italiane o ad altre zone in Europa, per essere utilizzato come vino “da taglio” per rinforzare i vini locali, conferendo colore, struttura e alcol. Da alcuni anni però la situazione è cambiata sostanzialmente e i produttori pugliesi hanno iniziato a dedicarsi alla produzione di qualità, nella consapevolezza dell’enorme potenziale vinicolo della regione. Il Negro Amaro, Il Primitivo e L’Uva di Troia sono varietà che negli ultimi anni hanno guadagnato fama internazionale, diventando simboli della ripresa dei vini della Puglia.

I vitigni

In Puglia si coltivano moltissimi vitigni, sia a bacca bianca che nera. Tra quelli a bacca bianca il Bombino Bianco, la Malvasia Bianca, la Verdeca, il Fiano, il Bianco d’Alessano, il Moscato Bianco e il Pampanuto. Lo Chardonnay, nonostante sia un’uva che non ha legami “storici” con la Puglia è di fatto l’uva bianca più coltivata e diffusa nella regione. Le uve a bacca nera più coltivate in Puglia sono il Negro Amaro, il Primitivo, l’Uva di Troia, la Malvasia Nera (di Lecce e di Brindisi), il Montepulciano, il Sangiovese, l’Aglianico, l’Aleatico, il Bombino Nero, il Susumaniello e l’Ottavianello, nome con il quale nella regione si chiama il vitigno di origine francese Cinsaut. Non mancano i vitigni internazionali come il Merlot e il Cabernet Sauvignon.

I vini e le zone produttive

Il nord e il Tavoliere

A nord di Bari, nella provincia di Foggia e nel Tavoliere, si fa sentire l’influenza delle regioni confinanti e quindi le uve più coltivate sono il Montepulciano e il Sangiovese come vitigni a bacca nera, il Bombino bianco e il Trebbiano toscano a bacca bianca. Vicino a Barletta, nell’area di Castel del Monte, l’Uva di Troia e il Bombino nero danno vini rossi di grande struttura, con le tre recenti DOCG Castel del Monte Bombino Nero DOCG, Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG e Castel del Monte Rosso Riserva DOCG. Il Moscato di Trani DOC nelle versioni dolce naturale e passito è basato sul vitigno Moscato bianco.

Il Salento

L’area vinicola del Salice Salentino prende il nome dall’omonima località in provincia di Lecce. La produzione si concentra prevalentemente sui vini rossi e rosati. Il Salento è infatti una delle aree vinicole italiane più importanti per la produzione di vini rosati. I vini rossi e rosati appartenenti alla DOC Salice Salentino sono prodotti con il vitigno Negro Amaro e la Malvasia Nera. Il Salice Salentino Bianco viene prodotto prevalentemente con uve Chardonnay e Pinot Bianco. Un altro vino interessante della zona è il Salice Salentino Aleatico, prodotto negli stili passito e liquoroso.

Il Primitivo di Manduria

Il Primitivo è l’uva rossa più diffusa della parte centrale della Puglia. Nonostante oggi il Primitivo sia considerato a ragione un’uva autoctona, questa varietà sembra essere geneticamente simile al Plavac Mali della Dalmazia e la ritroviamo in California con il nome di Zinfandel. Il Primitivo deve probabilmente il suo nome al fatto che tende a maturare in anticipo rispetto alle altre varietà. Il Primitivo di Manduria si produce con uve Primitivo in purezza maturato in botte o in barrique. Il Primitivo di Manduria si produce anche nelle versioni dolce naturale e liquoroso, quest’ultimo negli stili dolce e secco.

Altre Zone di Produzione

I vini bianchi della DOC Locorotondo e Martina Franca vengono entrambi prodotti prevalentemente con i vitigni Verdeca e Bianco d’Alessano. Fra le altre aree DOC della Puglia si ricordano quelle di Alezio, Brindisi, Castel del Monte, Copertino, Gioia del Colle, Gravina, Ostuni, San Severo e Squinzano.

Molise

Il territorio

Il Molise è una piccola regione, in parte collinare (45%) e montuosa (55%) con i vigneti che si trovano anch’essi per la metà in collina e per la metà in zone montuose. La superficie vitata totale è di soli 6.400 ettari, situati soprattutto in provincia di Campobasso, con una produzione complessiva di circa 350.000 hl annui. Gli altopiani degli Appennini abruzzesi e sanniti conferiscono alla regione un clima di tipo semi-continentale, con estati calde e inverni freddi e nevosi. Lungo la fascia costiera le temperature sono più miti, con modeste escursioni termiche e scarse precipitazioni. Le zone di riferimento per la coltivazione della vite sono due, la prima, più grande, si snoda lungo la valle del fiume Trigno, al confine con l’Abruzzo e la valle del Biferno, la seconda si colloca invece all’interno, attorno ad Isernia.

I vitigni

Essendo una regione così piccola, i vitigni coltivati in Molise risentono molto dell’influenza delle regioni limitrofe, soprattutto dell’Abruzzo, di cui il territorio del Molise faceva parte fino al 1963. In questa regione i vitigni più interessanti sono a bacca nera, primo fra tutti l’autoctono Tintilia. Gli altri vitigni coltivati sono invece tipici dei territori confinanti, Montepulciano e Aglianico i più importanti a bacca nera, Falanghina, Trebbiano sia Toscano che Abruzzese, Greco, Bombino bianco e Malvasia per i bianchi. Il Sangiovese viene utilizzato in purezza o in uvaggio con il Montepulciano per la produzione del Pentro DOC Rosso. Tra i vitigni internazionali si coltivano in Molise, Chardonnay, Cabernet sauvignon, Merlot e Syrah.

I vini e le zone produttive

La DOC Biferno abbraccia 22 comuni in provincia di Campobasso e attraversati dal fiume da cui prende il nome. I vini Biferno DOC sono prodotti nelle tipologie rosso, anche Superiore e Riserva, rosato e bianco, con i vitigni Montepulciano (70 – 80%) e Aglianico (15 – 20%) per il rosso e il rosato, mentre il bianco viene prodotto con uvaggi a base di Trebbiano toscano (60 – 70%). La Pentro d’Isernia DOC prende il nome dall’antica popolazione dei Pentri, della stirpe dei Sanniti. La zona di produzione si estende su 16 comuni della provincia di Isernia. Il Pentro DOC viene prodotto nelle tipologie rosso e rosato, basati sull’ uvaggio di Montepulciano e Sangiovese e bianco, da Trebbiano toscano (60 – 70%) e Bombino bianco. La DOC Molise comprende la gran parte del territorio regionale, con un grande numero di tipologie sia rosse che bianche e rosate, in tutti gli stili sia fermi che frizzanti e spumantizzati e include tra i vitigni utilizzabili tutti quelli autorizzati nella regione. Il vino Tintilia del Molise prima del 2011 era inserito come tipologia nella DOC Molise. La zona di produzione della attuale DOC dedicata abbraccia gran parte della regione. Le tipologie ammesse dal disciplinare sono il rosso, il rosato e il rosso riserva, tutte a base di uve Tintilia per almeno il 95%.

Abruzzo

Il territorio

L’Abruzzo è una regione prevalentemente montuosa o collinare, limitata a nord dal fiume Tronto, che segna il confine con le Marche, a est dall’Appennino Centrale che la divide dal Lazio, a sud dal fiume Trigno, oltre il quale c’è il Molise, e ad ovest dal Mare Adriatico. Ad ovest abbiamo la fascia montuosa formata dai Monti della Laga, dal Gran Sasso e dal Massiccio della Maiella, che degrada dolcemente verso una fascia collinare subapenninica, fino a raggiungere l’Adriatico.Il clima della regione è mite, soprattutto sul versante adriatico. Diventa più continentale andando verso l’interno e con l’aumentare dell’altitudine. Il livello medio delle precipitazioni è buono, più scarse sulla costa e maggiori all’interno. La sua superficie vitata è di 32.000 ha, di cui il 4% in montagna e 96% in collina. La produzione di vino dell’Abruzzo è di 2.600.000 hl, di cui vini DOP 38%  e vini IGP 15%, vini rossi e rosati 30%, vini bianchi 70%.

I vitigni

Il vitigno più famoso è il Montepulciano, diffuso in tutto il territorio regionale e delle regioni limitrofe. In Abruzzo raggiunge la sua massima espressione nei vini della DOCG Montepulciano d’Abruzzo delle Colline Teramane. Il Montonico è un vitigno autoctono, coltivato alle pendici del Gran Sasso, dove l’escursione termica giorno-notte è ragguardevole soprattutto in estate. Da esso si produce un vino con caratteristiche uniche, sia nella versione ferma che in quella spumantizzata con il metodo classico. La Passerina è principalmente coltivata nel Teramano, mentre il Trebbiano d’Abruzzo, presente in tutta la regione, è noto per la sua grande acidità e viene di solito usato come taglio per conferire freschezza agli uvaggi. La Cococciola è un vitigno a bacca bianca della provincia di Chieti, coltivato in particolare nei comuni di Vacri e Villamagna. Il Pecorino, sempre a bacca bianca, è tipico della dorsale Piceno-Aprutina. Il Sangiovese è immancabile in Abruzzo, come in tutte le regioni del centro Italia. Tra i vitigni internazionali a bacca bianca, in Abruzzo si coltivano lo Chardonnay, il Pinot bianco e grigio, mentre tra quelli a bacca nera il Merlot, il Cabernet franc e il Cabernet sauvignon.

I vini e le zone produttive

Il vino più famoso della regione è senz’altro il Montepulciano d’Abruzzo delle Colline Teramane DOCG, che rispetto al corrispondente vino Montepulciano d’Abruzzo DOC deve fare un anno di maturazione in legno prima dell’immissione sul mercato. Dal Montepulciano si ottiene anche il rosato Cerasuolo d’Abruzzo DOC, fruttato, fresco, morbido, di buon corpo e di facile beva, uno dei vini rosati più famosi d’Italia. Altre DOC della regione sono la Trebbiano d’Abruzzo DOC, la Controguerra DOC (con le sue diverse tipologie di prodotto che vanno dal passito allo spumante, con vitigni autoctoni o internazionali, puntando tutto sulla territorialità del prodotto visto che i comuni interessati sono solo cinque). Da alcuni anni è stata introdotta anche la denominazione Abruzzo DOC, che include tutti i vitigni autoctoni del territorio abruzzese, anche nelle tipologie spumante e passito. Il Trebbiano d’Abruzzo DOC si ottiene dal Trebbiano abruzzese, in uvaggio con varietà minori quali la Cococciola, la Passerina, il Pecorino, la Malvasia ed altri. Con il Montonico si produce, oltre al vino fermo, anche uno spumante metodo classico, unico ed inimitabile, dai caratteri organolettici netti, e una freschezza che gli consente tempi di maturazione anche medio-lunghi. Con le uve del Passerina si ottengono vini sia fermi che spumantizzati, freschi e fruttati, con un leggero sentore floreale di fiori bianchi, di buon corpo e ben strutturati. La Cococciola dà un vino dai caratteri inizialmente erbacei, ma che evolvono con la maturazione, ricco di acidità e quindi di grande freschezza. Oggi viene usato sia in uvaggio che in purezza ed anche per la spumantizzazione. Il Pecorino dà un vino bianco fortemente strutturato per la buona gradazione zuccherina che le uve garantiscono, accompagnato da una buona acidità che lo rende fresco e vivace.

Campania

Il territorio

La Campania, regione di antichissime tradizioni vitivinicole, in tempi recenti ha saputo dare vita a vini di altissimo livello, a partire sia da vitigni a bacca bianca che a bacca rossa. Geograficamente la coltivazione della vite in Campania è favorita dalla presenza di una superficie per oltre il 50% collinare e per oltre il 30% montuosa, mentre la fascia di pianura rappresenta appena il 15% della superficie della regione. In Campania vi sono più di 25.000 ettari coltivati a vigna e prevale la produzione di uve a bacca nera.

I vitigni

Il patrimonio di vitigni autoctoni della Campania è estremamente ricco, con varietà recentemente riscoperte e valorizzate, da cui provengono i vini più interessanti della regione. Fra le uve a bacca bianca autoctone della Campania si ricordano l’Asprinio, la Falanghina, il Fiano, il Greco, la Coda di Volpe, il Pallagrello Bianco, la Biancolella e la Forastera. Tra le uve autoctone a bacca rossa, l’Aglianico, il Piedirosso (detto Per’e Palummo, ossia Piede di Colombo), lo Sciascinoso, il Pallagrello Nero e il Casavecchia. Questo vitigno, dimenticato per anni e recentemente riscoperto con ottimi risultati, è un’uva dalle eccellenti qualità capace di produrre vini rossi di estrema eleganza e riccamente colorati, avendo un contenuto in antociani superiore a quello dell’Aglianico.

I vini e le zone produttive

Taurasi e Aglianico

La zona di elezione dell’Aglianico è l’Irpinia, in provincia di Avellino, dove si produce il vino che rappresenta la sua massima espressione, il Taurasi DOCG. Conosciuto anche come il “Barolo del Sud“, il Taurasi è un vino molto ricco, concentrato e complesso, elegante e a volte sorprendente. Con l’Aglianico si producono anche gli interessanti vini rossi della Taburno DOC, in provincia di Benevento. L’Aglianico è anche il protagonista dei rossi dell’area della denominazione Sannio DOC, sempre in provincia di Benevento e l’uva principale nella produzione dei vini rossi della DOC Falerno del Massico, in provincia di Caserta.

Greco di Tufo e Fiano di Avellino

Questi due vini sono riusciti ad elevare notevolmente il proprio livello qualitativo, arrivando ad ottenere il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG) nel 2003. Il Greco di Tufo DOCG e il Fiano di Avellino DOCG sono senz’altro i vini bianchi più celebri della Campania, assieme a quelli prodotti con l’eccellente Falanghina. Il Greco di Tufo, vino bianco secco di corpo e piuttosto fresco, prende il nome dall’omonima località in Irpinia e si produce anche nella versione spumante. In larga parte viene prodotto con uve del vitigno Greco e in percentuale minore da Coda di Volpe. Più profumato è invece il Fiano di Avellino, che i latini chiamavano Apianum, poiché le api erano solite posarsi sui grappoli appesi ad appassire. E’ un vino elegante e profumato, complesso e di buona struttura, che viene spesso messa in risalto con la maturazione in botte.

Le altre zone di produzione

Tra le altre aree vinicole interessanti della Campania ricordiamo Aversa, patria del celebre Asprinio e del Falerno del Massico DOC. L’area del Vesuvio si caratterizza invece per il Lacryma Christi, vino secco prodotto nelle versioni bianco, rosso e rosato. Di particolare interesse è l’Isola d’Ischia, con i suoi vini bianchi profumati da uve Forastera e Biancolella e i rossi prodotti con il vitigno autoctono Piedirosso.

Lazio

Il territorio

Il Lazio, con la sua superficie vitata di quasi 28.000 ettari, produce oltre 2 milioni di ettolitri di vino, numeri quindi di tutto rispetto.  La regione è per il 50% collinare e la rimanente parte è suddivisa a metà tra pianura e zone montuose ed i vigneti si collocano per il 70% in collina e il 30% in zone pianeggianti. Il territorio del Lazio si compone di terreni vulcanici, laghi, zone collinari e pianure bonificate come l’Agro Pontino, che danno vita a diverse tipologie di vino. In Lazio si producono sicuramente molti vini bianchi, uno fra tutti il Frascati, la prima DOCG d’Italia, ma anche rossi importanti, come Il Cesanese, che con la DOCG Cesanese del Piglio è un’eccellenza tra i vini rossi. Ricordiamo poi il Moscato di Terracina, l’Aleatico di Gradoli, l’Est! Est!! Est!!!​ di Montefiascone e moltissimi altri.

I vitigni

Tra i vitigni a bacca nera il più importante è il Cesanese, è alla base di vini di assoluta eccellenza, oltre al Montepulciano, al Ciliegiolo al Merlot, al Cabernet Sauvignon ed in alcuni casi anche alla Barbera. I vini bianchi sono invece ottenuti soprattutto con Malvasie e Trebbiani, tra cui ricordiamo la Malvasia Bianca Lunga, la Malvasia bianca di Candia, la Malvasia del Lazio (con i cloni Bellone, Cacchione e Bonvino bianco), il Trebbiano Giallo e Trebbiano Toscano e il Trebbiano del Lazio. Il Grechetto è un vitigno coltivato soprattutto nelle zone del Viterbese ai confini con l’Umbria.

I vini e le zone produttive

La zona vinicola più importante del Lazio è rappresentata dai rilievi che si innalzano a sud-est di Roma, denominati Castelli Romani, costellati di borghi medievali e ville, vigne e boschi. Qui predominano le uve a bacca bianca come la Malvasia del Lazio e il Trebbiano giallo, ma anche il Bellone e altre varietà locali. Tra quelle a bacca nera si ricordano il Cesanese, il Sangiovese e il Montepulciano, ma anche il Merlot, il Ciliegiolo e il Bombino Nero. La DOC Castelli Romani è il punto di riferimento della zona, ma ricordiamo anche la Montecompatri Colonna DOC, la Zagarolo DOC, la Cori DOC e altre.

In Ciociaria, tra Roma e Frosinone, vi è la zona del Cesanese, vitigno autoctono a bacca nera con il quale si producono vini rossi di grande struttura, come il Cesanese del Piglio DOCG, il Cesanese di Affile e di Olevano Romano, entrambi vini DOC. Negli uvaggi il Cesanese è spesso affiancato da Barbera, Montepulciano e Sangiovese. La quarta denominazione della zona è la Genazzano DOC, nelle tipologie bianco e rosso.

In provincia di Latina prevalgono i vini rossi, come ad esempio nella Aprilia DOC. Nel territorio costiero che va da Latina a Terracina vi è la denominazione Circeo DOC, con riferimento al promontorio che caratterizza il suo paesaggio.

In provincia di Viterbo, sui terreni di origine vulcanica attorno al Lago di Bolsena, si coltivano soprattutto uve bianche come il Trebbiano Toscano e Giallo, oltre alla Malvasia del Lazio. Il vino più famoso è qui l’Est! Est!! Est!!!​ di Montefiascone DOC, mentre tra i vini rossi ricordiamo l’Aleatico di Gradoli DOC. Le altre due denominazioni della zona sono la Tarquinia DOC e la Cerveteri DOC, che ricadono però nella provincia di Roma.

I vigneti della provincia di Rieti si trovano sulla fascia pedemontana dell’Appennino. Qui la DOC Colli della Sabina è condivisa con la provincia di Roma, e comprende quasi per intero la riva destra del Tevere.

Umbria

Il territorio

L’Umbria è una delle regioni d’Italia più suggestive e affascinanti, sulle cui colline dominano incontrastati l’olivo e la vite. L’olio d’oliva e il vino sono i due fondamentali pilastri della cultura enogastronomica della regione, collinare al 71% e montuosa per la restante parte. Il clima della regione ha presenta inverni non molto freddi ed estati calde ed asciutte, con forti escursioni termiche, piovosità ben distribuita e gelate poco frequenti, una situazione particolarmente adatta alla viticoltura. La superficie vitata è di 13.000 ettari, posti per il 70% in collina e il 30% in montagna (quote superiori ai 500 m.s.l.m.). La produzione complessiva annuale in vino è di circa 900.000 hl, di cui circa il 50% bianco.

I vitigni

In Umbria si coltivano uve sia bianche che nere, con una produzione di vino divisa quasi equamente fra vini bianchi e vini rossi. Il Grechetto, autoctono dell’Umbria è il vitigno a bacca bianca più importante. Diffuso in tutta la regione, si utilizza sia per vini bianchi in purezza che per assemblaggi, ad esempio con lo Chardonnay. Il Sagrantino, coltivato solo nell’area di Montefalco, produce i vini rossi più rappresentativi di tutta l’Umbria. Altre uve a bacca bianca sono la Malvasia Bianca, il Trebbiano Toscano, il Verdello, il Canaiolo Bianco e il Procanico. Le altre uve a bacca nera presenti in Umbria sono il Sangiovese, il Ciliegiolo, il Canaiolo Nero, il Montepulciano, la Barbera. Il Gamay fu introdotto nell’area del Lago Trasimeno oltre un secolo fa. Vitigni internazionali come lo Chardonnay, il Sauvignon, il Pinot Bianco e il Riesling, oltre a Merlot, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero e Cabernet Franc, sono anch’essi presenti in regione.

I vini e le zone produttive

Torgiano e Torgiano Riserva

Torgiano si trova a pochi chilometri a sud di Perugia. Questa è stata la prima zona dell’Umbria ad ottenere sia il riconoscimento come DOC, nel 1968 che come DOCG nel 1990. Il Torgiano Rosso Riserva DOCG viene prodotto prevalentemente con uve dei vitigni Sangiovese e Canaiolo Nero. I vini DOC di Torgiano sono molti, sia bianchi, che rossi, rosati e spumanti. Il Torgiano bianco è prodotto con Trebbiano Toscano e Grechetto e si affianca ai monovarietali basati su Chardonnay, Pinot Grigio e Riesling Italico. Il Torgiano rosso DOC è prodotto con Sangiovese, Canaiolo Nero e in piccola parte Trebbiano Toscano. Vi sono poi i vini varietali prodotti con il Cabernet Sauvignon e il Pinot Nero. Il Torgiano rosato è prodotto con lo stesso uvaggio del Torgiano Rosso.

Montefalco e Sagrantino di Montefalco

Montefalco, a circa 40 chilometri ad est di Perugia, come la vicina Torgiano ospita sul suo territorio le omonime denominazioni DOC e DOCG. Ai vini prodotti esclusivamente con il Sagrantino è riconosciuta la DOCG, nelle versioni secco e passito. Il Sagrantino è un vino robusto e possente, con una carica tannica notevole e una rilevante ricchezza organolettica, capace di produrre vini apprezzati in tutto il mondo. A Montefalco si producono anche vini DOC nelle tipologie bianco e rosso. Il Montefalco Bianco è prodotto con Grechetto e Trebbiano Toscano, mentre il Montefalco Rosso è prodotto con uve Sangiovese e Sagrantino ed è disponibile anche nella tipologia riserva.

Orvieto

Orvieto nel passato rappresentava uno dei pochi grandi nomi dell’enologia italiana, ma la sua fama era dovuta più alle quantità prodotte e alla diffusione del vino sui mercati che alla sua qualità. Nel recente passato i vini Orivetani, soprattutto i bianchi e i “Muffati“, passiti prodotti con uve attaccate dalla muffa nobile “Botrytis Cinerea“ sono ovunque conosciuti ed apprezzati. Il Procanico è il nome con cui è noto in zona il Trebbiano Toscano, ma anche il Verdello, il Grechetto, il Drupeggio (sinonimo del Canaiolo Bianco) e la Malvasia Toscana sono i vitigni coltivati nel territorio. I bianchi sono prodotti anche nelle versioni Classico, Superiore e Classico Superiore. I rossi (Rosso Orvietano DOC), sono presenti sia come assemblaggi che come vini monovarietali e vengono prodotti con i vitigni Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero, Ciliegiolo, Canaiolo Nero e Aleatico.

Colli del Trasimeno

L’area dei Colli del Trasimeno, ad ovest di Perugia, comprende comuni limitrofi al Lago Trasimeno. Le uve a bacca bianca che si coltivano in questa zona sono il Grechetto, il Trebbiano Toscano, la Malvasia del Chianti, il Verdello e il Verdicchio. Il Grechetto è l’unico vino monovarietale bianco prodotto in questa zona. Fra le uve a bacca nera troviamo il Sangiovese, il Gamay, il Ciliegiolo, il Cabernet Sauvignon e il Merlot. Il Gamay, introdotto nella zona del Trasimeno oltre un secolo fa, oggi è così diffuso da essere considerata quasi un vitigno autoctono. I Gamay dei Colli del Trasimeno sono tra i migliori rossi DOC di quest’area.

Le altre zone di produzione dell’Umbria

Le altre zone di interesse enologico dell’Umbria sono i Colli Amerini, con i vini rossi da Sangiovese, Montepulciano, Ciliegiolo, Canaiolo Nero, Barbera e Merlot. Assisi, nota in particolare per il Grechetto vinificato in purezza, i Colli Martani, che danno sia vini bianchi che rossi, ma soprattutto il Grechetto di Todi. La zona del Lago di Corbara, nelle vicinanze di Orvieto, produce vini rossi tra i quali Merlot, Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero, vinificati anche in purezza. Tra Perugia e il confine settentrionale dell’Umbria c’è la DOC Colli Altotiberini, con vini sia bianchi che rossi, mentre a sud di Perugia la DOC Colli Perugini, che raggiunge parte della provincia di Terni, sempre con vini bianchi e rossi.

Marche

Il territorio

Le Marche è una regione dal territorio molto variegato, collinare per il 70% e montuoso per il 30%. Le fasce pianeggianti sono limitate a piccole aree lungo la costa e lungo il corso dei fiumi. Il clima delle Marche è molto vario, in funzione della disposizione e dell’altitudine dei rilievi, più mediterraneo lungo la costa e verso sud e più continentale all’interno e verso nord, dove vi sono escursioni termiche maggiori e maggiore rischio di gelate. Le caratteristiche del suo territorio rendono le Marche una regione particolarmente votata per la viticoltura, infatti i suoi 19.000 ettari vitati sono disposti quasi totalmente in zone collinari e assicurano una produzione superiore al milione di ettolitri di vino all’anno.

I vitigni

I vitigni coltivati nelle Marche sono per il 60% a bacca bianca. Il Verdicchio è quello più conosciuto, oggi fra le più interessanti uve autoctone a bacca bianca d’Italia. E’ un vitigno di grande versatilità, capace di dare vini complessi e di grande struttura. Tra i vitigni bacca nera i più importanti troviamo il Montepulciano e il Sangiovese. Nelle Marche si coltivano anche vitigni autoctoni molto caratteristici, come il Lacrima e la Vernaccia nera. In regione si coltiva anche lo Chardonnay, oltre al Ciliegiolo, la Passerina, il Pecorino, il Trebbiano toscano e la Malvasia bianca lunga.

Vini e zone produttive

Verdicchio dei Castelli di Jesi e Matelica

Il Verdicchio è l’uva più celebre delle Marche, protagonista assoluta delle zone dei Castelli di Jesi e di Matelica. Le due DOC, che individuano le zone in cui tradizionalmente viene prodotto il vino Verdicchio, sono accompagnate da due corrispondenti DOCG dedicate alle tipologie riserva. Il Verdicchio è un’uva estremamente versatile, che oltre alla produzione di vini secchi viene utilizzata anche per vini passiti e spumanti. A seconda dello stile di vinificazione le caratteristiche dei vini da Verdicchio sono piuttosto varie, da leggeri e freschi, fino a robusti e strutturati, adatti anche alla maturazione in botte.

Rosso Conero e Rosso Piceno

I vini rossi più conosciuti delle Marche vengono prodotti con i vitigni Montepulciano e Sangiovese. Il Rosso Conero nel 2004 ha ottenuto la DOCG nella versione riserva, prendendo il nome di Conero DOCG. La zona del Conero beneficia dell’influsso delle brezze marine, che assieme alla composizione calcarea del suolo consentono di ottenere un vino rosso unico nel suo genere. Il Rosso Piceno viene invece prodotto più a sud in una zona piuttosto vasta che giunge fino ai confini della provincia di Pesaro. Il Montepulciano è presente per almeno l’85% in entrambi i vini.

Vernaccia di Serrapetrona

La Vernaccia nera viene coltivata a Serrapetrona, in provincia di Macerata, per una superficie totale dei vigneti di appena 45 ettari. Il suo vino è stato il primo nelle Marche a ottenere il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG). La Vernaccia di Serrapetrona è uno spumante rosso nelle versioni secco e dolce, prodotto utilizzando un sistema piuttosto particolare. Dopo la vendemmia, una parte delle uve vengono vinificate in rosso, mentre una parte viene lasciata ad appassire in modo da concentrare la quantità di zuccheri. Le uve passite sono quindi pigiate e il mosto si aggiunge al primo vino, provocando una seconda fermentazione. La spumantizzazione avviene con il metodo Charmat, ottenendo un vino con la caratteristica spuma rosa e un aroma inconfondibile.

Altre Zone di Produzione delle Marche

La Lacrima di Morro d’Alba è un vino rosso prodotto dalle uve del Lacrima, vitigno aromatico che dona ai vini un profumo inconfondibile. Lo si trova sia come vino fermo che frizzante ed anche in versione passita. Il Bianchello del Metauro è un vino prodotto in  provincia di Pesaro con l’uva Bianchello, nome con cui in zona viene chiamato il Biancame e il Falerio dei Colli Ascolani, basato principalmente sui vitigni Trebbiano Toscano, Passerina, Pecorino. Nelle zone di Offida e di Esino si producono vini bianchi, rossi e spumanti. Fra i bianchi, particolarmente interessanti sono quelli prodotti con l’uva Pecorino e Passerina. Con il vitigno Maceratino si producono invece i vini bianchi del Colli Maceratesi.

Emilia-Romagna

Il territorio

L’Emilia-Romagna è una delle più grandi regioni vitivinicole italiane, con i suoi circa 50.000 ettari vitati. La superficie regionale è pianeggiante per circa il 50% del territorio, mentre la restante parte è per la metà collinare e metà montuosa (nell’Appennino Tosco-Emiliano si arriva ai superare i 2000 msl). La distribuzione della superficie coltivata a vite è per circa il 75% in pianura, 20% nelle zone collinari e per il 5% in montagna, ossia a quote comprese tra i 400 e i 600 msl. Clima e caratteristiche peculiari del territorio danno origine alle diverse zone vinicole, passando dall’appennino alle zone più miti della Riviera Romagnola. La regione è divisa in due aree geografiche e culturali distinte, con l’Emilia nella parte occidentale della regione e la Romagna nella parte orientale. Le due aree si distinguono sia per la diversa cucina che per le uve che si coltivano e quindi i vini che se ne ricavano.  Mentre l’Emilia è la patria indiscussa dei “Lambruschi”, vini rossi frizzanti, in Romagna si producono prevalentemente vini fermi con uve Sangiovese, Albana, Pignoletto e altre.

I vitigni

In Emilia, nella zona di Piacenza, i vitigni più diffusi sono a bacca nera, come la Barbera e la Croatina, che caratterizzano la Gutturnio DOC. Tra i vitigni a bacca bianca la Malvasia di Candia aromatica e il Moscato bianco, oltre all’autoctono Ortrugo. I vitigni internazionali coltivati in questa parte della regione sono lo Chardonnay, il Pinot bianco e il Pinot grigio, oltre al Riesling Italico e al Müller-Thurgau. In provincia di Parma si ha una prevalenza dei vini bianchi sui rossi, ma i vitigni coltivati sono gli stessi. Reggio-Emilia e Modena sono le zone del Lambrusco, nelle varietà Lambrusco Salamino, Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Montericco. L’Ancellotta è un altro vitigno a bacca nera della zona. Il Lambrusco di Sorbara e il Lambrusco Grasparossa sono invece più diffusi nel Modenese. Nel Bolognese si coltivano i vitigni a bacca bianca Montù e Pignoletto, nelle denominazioni Reno DOC Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOCG. A Ferrara il vitigno a bacca nera Fortana (noto anche come Uva d’Oro), la cui DOC di riferimento è la Bosco Eliceo.

In Romagna il vitigno più importante è il Sangiovese, seguito da Trebbiano Romagnolo, il vitigno a bacca bianca più diffuso in Romagna, il Pagadebit e l’Albana, protagonista della denominazione Albana di Romagna DOCG, nella zona di Faenza. Le zone vitivinicole più importanti in Romagna sono le colline intorno a Faenza, la zona collinare di Forlì, le colline attorno a Cesena e Rimini.

Vini e zone produttive

I Lambruschi

L’Emilia è la patria del Lambrusco, prodotto a partire dalla provincia di Parma fino a divenire il protagonista quasi assoluto nella zona compresa tra Reggio Emilia e Modena. I Lambruschi sono vini frizzanti, secchi o amabili, che si sposano a meraviglia con i piatti della cucina Emiliana, soprattutto con i tipici salumi locali. Importante è il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, prodotto nelle aree collinari nei pressi del borgo medievale di Castelvetro, in provincia di Modena.

Il Sangiovese di Romagna

La Romagna è famosa per il vino rosso prodotto con il vitigno Sangiovese. Il suo nome sembra voler dire “Sangue di Giove”, dal monte Giove, che si trova nei pressi di Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini. Il Sangiovese di Romagna può presentarsi come un vino leggero e immediato, ma anche come vino più corposo, dal gusto secco e deciso. Il Sangiovese di Romagna è stato il primo vino rosso della regione ad ottenere la Denominazione d’Origine Controllata (DOC) e il suo territorio di produzione è piuttosto vasto, dalla provincia di Bologna fino alla costa orientale del mare Adriatico.

Le altre zone di produzione

Sui Colli Piacentini si produce il Gutturnio, con uve Barbera e Croatina, qui detta Bonarda. Il Vin Santo di Vigoleno viene prodotto in quantità limitate da uve bianche aromatiche e non aromatiche. Nel Reggiano, in particolare nella zona dei Colli di Scandiano e Canossa, oltre ai Lambruschi si producono interessanti vini anche da uve internazionali. Nella zona dei Colli Bolognesi si produce il Pignoletto e vini da uve internazionali, in quest’area piuttosto diffuse. L’Albana di Romagna è stato il primo vino bianco italiano a ricevere il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG). Il riconoscimento del più alto livello di qualità a questi vini è dovuto soprattutto ai i migliori vini prodotti con questa uva, ottenuti con rese molto più basse di quelle previste dal disciplinare, una scelta adottata solamente dai migliori produttori. Di particolare interesse è la versione passita, che si impone come una delle migliori a livello nazionale.

Liguria

Il territorio

Il mare e le montagne hanno da sempre esercitato un’influenza molto importante sulla viticoltura e la produzione di vino in Liguria.  I suoi 1500 ettari di vigneti sono esposti alla brezza marina e vengono spesso coltivati in scoscesi dirupi che degradano verso il mare. I vini presentano spesso una “salinità” caratteristica, difficile da trovare altrove. I vigneti si trovano su terrazzamenti intervallati da ripidi pendii, come nella zona delle “Cinque Terre”, cosa che rende la viticoltura ligure “eroica“, come spesso è stata definita. Le vendemmie possono avvenire solo a mano e le uve sono spesso trasportate a spalla, a causa della conformazione del territorio. Se ne ricavano non più di 45.000 ettolitri di vini, caratterizzati da una precisa originalità che non ha uguali nel panorama vitivinicolo italiano.

I vitigni

Le varietà più diffuse nella regione sono quelle a bacca bianca. Solo nella riviera di Ponente si ha una presenza significativa di uve a bacca nera, soprattutto il Rossese, una varietà che ricorda il Nebbiolo per il suo basso contenuto di sostanze coloranti, l’Ormeasco (Dolcetto) e la Barbera. Il Ciliegiolo è invece diffuso nelle aree centrali e orientali della Liguria. Il vitigno a bacca bianca più importante è il Vermentino, assieme al Pigato, al Bosco e all’Albarola.

Vini e zone produttive

La Lunigiana

A est della Riviera di Levante, troviamo la DOC Colli di Luni, denominazione interregionale con la Toscana, con il Vermentino, utilizzato sia in purezza sia per la produzione del Colli di Luni Bianco, in uvaggio con il Trebbiano Toscano e altre uve a bacca bianca. Il Colli di Luni Rosso è invece basato sul Sangiovese, Canaiolo Nero, Ciliegiolo, Pollera Nera e Cabernet Sauvignon.

Le Cinque terre

Le Cinque Terre prendono il nome da cinque comuni prospicienti al mare, in provincia di La Spezia. Qui il paesaggio è fra i più suggestivi, con i vigneti su ripidi e scoscesi pendii e sui terrazzamenti che degradano verso il mare. I vini della zona sono per lo più bianchi e secchi, prodotti con i  vitigni Bosco, Albarola e Vermentino. Con le stesse uve, lasciate appassire in locali aerati, si produce anche il raro passito Sciacchetrà.

Il Genovesato e il Tigullio

A ovest delle Cinque Terre vi sono le zone DOC della Val Polcevera e del Tigullio con i loro vini bainchi prodotti con la Bianchetta Genovese, nome con il quale è localmente noto il vitigno Albarola.

Il Ponente

La Riviera di Ponente è più focalizzata sui vini rossi, con le uve dei vitigni Rossese, Ormeasco (Dolcetto) e Ciliegiolo. Il Rossese, protagonista assoluto dei vini della DOC Dolceacqua, dà vini rossi fruttati, dai tannini poco aggressivi e dal colore tenue, simile a quello del Nebbiolo. L’Ormeasco definisce invece la DOC Pornassio, con la tipologia vinificata in rosso e lo Sciac-trà, un vino rosato da non confondere con lo Sciacchetrà delle Cinque Terre. Il Pigato è un vitigno affine al Vermentino, che caratterizza i vini bianchi della DOC Riviera di Ponente, tra le città di Savona e Imperia.

Valle d’Aosta

Il territorio

La Valle d’Aosta è una piccola regione di circa 3000 kmq, interamente montuosa, dove svettano le montagne più alte d’Italia, come il Monte Bianco (4950 m). I 400 ettari coltivati a vite si trovano lungo la valle centrale, creata dalla Dora Baltea, che si snoda da ovest verso est e rappresenta l’area più fertile della regione. Infatti, lungo la valle il clima diventa più mite e meno piovoso e le zone più esposte al sole sono particolarmente adatte alla coltivazione della vite. La regione ha un’unica denominazione d’origine e produce circa 20.000 ettolitri di vino, per la metà rossi e rosati.

I vitigni

I vitigni della regione sono quasi tutti autoctoni, perché sono le varietà in grado di avere vitalità elevata anche a quote dove altre specie non sopravviverebbero o non sarebbero produttive. I vitigni a bacca nera presenti in regione sono il Petit Rouge, il Prëmetta e il Fumin. A bacca bianca è invece il Prié Blanc. Ma vi sono anche il Mayolet, il Roussin, il Vuillermin, il Neyret, e se ne contano almeno altrettanti. Nelle zone più basse e con clima meno estremo, troviamo il Nebbiolo, la Freisa e il Moscato Bianco.

Vini e zone produttive

Nonostante le piccole dimensioni della regione, la produzione vitivinicola della Valle d’Aosta ha una varietà e una complessità notevoli. Vi è una sola DOC, la Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste DOC, che si suddivide in ben sette sottozone (Arnad-Montjovet, Blanc de Morgex et de La Salle, Chambave, Donnas, Enfer d’Avrier, Nus, Torrette), tutte molto caratterizzate dal punto di vista pedoclimatico.

Piemonte

Il territorio

Gli oltre 48.000 ettari di vigneti in Piemonte sono collocati in parti quasi uguali in zone montuose (al di sopra dei 500 m.s.l.m.), collinari e pianeggianti. La produzione vinicola del Piemonte è di tutto rispetto, quasi 3 milioni di ettolitri, tutti vini a denominazione controllata (non ci sono IGT in regione). Il Piemonte è una regione famosa per i suoi grandi vini rossi, ma vi si producono anche ottimi vini bianchi e spumanti di qualità. Il ruolo del Piemonte è stato fondamentale per lo sviluppo della moderna enologia italiana, che ci ha riportato ai vertici nelle classifiche dei vini di alta qualità. I vini Piemontesi sono quasi tutti monovarietali, cioè prodotti a partire da un singolo vitigno vinificato in purezza. Sempre in Piemonte sono partiti i primi esempi di zonazione delle aree vitivinicole in Italia, introducendo i concetti del terroir e del cru, ossia vini prodotto esclusivamente con uve provenienti da un unico vigneto o parcella il cui nome compare in etichetta. Attualmente le denominazioni in cui queste “menzioni vigna” sono presenti sono Barolo DOCG, Barbaresco DOCG e Dogliani DOCG.

I vitigni

I vitigni coltivati in Piemonte sono per lo più a bacca nera. Tra di essi il Nebbiolo, la Barbera, il Dolcetto, la Croatina, la Freisa, la Bonarda, il Grignolino, il Brachetto, le Malvasie a bacca nera di Casorzo e di Schierano. Tra i vitigni a bacca bianca gli autoctoni Cortese ed Erbaluce ed il Moscato bianco, che trova nella regione  e soprattutto nell’Astigiano alcune delle sue massime espressioni.

I vini e le zone produttive

Barolo

L’area di produzione del Barolo è rappresentata dai cinque celebri comuni che costituiscono anche altrettante zone in cui si suddivide la denominazione: Barolo, Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba. I vini che vi vengono prodotti hanno caratteristiche diverse, ad esempio i vini del comune di Barolo e La Morra hanno carattere più morbido e aromatico, mentre quelli di Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba sono più robusti e intensi e maturano più lentamente. La tannicità di questi vini richiede alcuni anni, in genere almeno cinque, prima di divenire più rotonda e meno aggressiva. Il modo di condurre l’affinamento divide i produttori tra quelli più tradizionali, che fanno affinare il vino in botti grandi e quelli che invece interpretano il Barolo come un vino più morbido e moderno, che spesso ricorrono all’uso della barrique. Spesso questa scelta produttiva è motivo di discussione sia fra i produttori sia fra gli stessi appassionati.

Barbaresco

Il Barbaresco non è il “fratello minore” del Barolo, ma uno straordinario vino che deve il suo nome all’omonima città in cui si produce, non lontano da Barolo. La fama del Barbaresco è certamente più recente di quella del Barolo.  Negli anni ’60 furono soprattutto e Giovanni Gaja e Bruno Giacosa ad investire nel Barbaresco, che è ormai diventato uno dei vini più ricercati al mondo. Il Barbaresco è in genere più immediato e gentile rispetto al Barolo e si produce nelle località di Barbaresco, Treiso e Neive, ognuna delle quali, grazie alle tipicità della zona, conferisce specifiche caratteristiche al vino.

Le Langhe e il Roero

Le Langhe sono le colline attorno ad di Alba, poste alla destra del fiume Tanaro. Questa zona include anche quelle del Barolo e Barbaresco. Oltre al Nebbiolo vi si coltivano il Dolcetto e la Barbera. Dogliani e Diano d’Alba sono famose per il loro Dolcetto, quest’ultima con ben 77 cru diversi nel suo territorio. Si tratta di un vino dalle spiccate note fruttate, con una buona tannicità ma bassa acidità, cosa che non consente lunghi periodi di maturazione in botte. La Barbera fino a qualche decina di anni fa era considerata adatta a produrre vini meno pregiati, ma grazie a vinificazione attente e di qualità ha recentemente sfatato questo mito. Il Pelaverga è un vitigno spesso dimenticato, ma capace di produrre vini di notevole interesse. Con la Favorita e l’Arneis, si producono la maggior parte dei vini bianchi delle Langhe e del Roero. Il Roero si trova sulla riva sinistra del fiume Tanaro ed anche qui l’uva a bacca nera più diffusa è il Nebbiolo.

Il Monferrato e L’Astigiano

Situate nella parte sud-orientale della regione, il vitigno a bacca nera più importante che vi si coltiva è senz’altro la Barbera. La Barbera del Monferrato viene vinificata anche mossa o leggermente frizzante, mentre ad Asti è un vino fermo e più corposo. I vini del Grignolino sono generalmente chiari, molto piacevoli e gradevoli. La Freisa è un altro vitigno autoctono della zona e dà vini rossi fruttati. Il Ruchè, patrimonio pressoché esclusivo di Castagnole Monferrato, dà vini eccellenti, anche se in generale non molto strutturati. Il famoso Brachetto d’Acqui DOCG è un vino rosso dolce, frizzante o spumante, che affascina per la sua spiccata aromaticità e per la sua piacevolezza. Il Gavi DOCG, prodotto con uve Cortese, è un bianco che si caratterizza per la sua intensità ed armonia. A Ovada troviamo nuovamente il Dolcetto, mentre Asti è famosa per il Moscato Bianco e per lo spumante dolce che porta il nome della città. Nell’Astigiano il vino rosso più importante è la Barbera, che grazie all’opera di Giacomo Bologna, che per primo ne introdusse la maturazione in barrique, ha preso un posto di rilievo tra i più importanti vini piemontesi.

Il nord del Piemonte

L’area settentrionale della regione produce soprattutto vini rossi da Nebbiolo, meno famosi del Barolo e del Barbaresco, ma comunque interessanti. Le DOCG di Ghemme e Gattinara, e la DOC Carema, nella parte occidentale e in prossimità della Valle d’Aosta, sono le zone vinicole più importanti. I loro vini DOC, prodotti con il Nebbiolo, da solo o insieme ad altre varietà, hanno nomi come Lessona, Bramaterra, Boca, Sizzano e Fara. L’Erbaluce è invece un’uva bianca con la quale si producono vini secchi ma anche gli straordinari passiti della denominazione Erbaluce di Caluso DOCG.

Veneto

Il territorio

Il Veneto la regione con la più vasta produzione di vino in Italia, con superficie vitata di oltre 75.000 ettari, di cui il 60% in pianura e il 40% in collina e una limitata percentuale di viticoltura montana. La sua produzione di vino è superiore ai 9 milioni di ettolitri, con una netta prevalenza di vini bianchi ed un 30% tra rossi e rosati. Più della metà della produzione è rappresentata da vini a denominazione di origine controllata, con ben 14 DOCG e 28 DOC presenti in regione.

I vitigni

In provincia di Verona, nelle colline che circondano il Lago di Garda e la Valpolicella, si coltivano i vitigni autoctoni a bacca nera Corvina, Rondinella e Molinara, con i quali si producono il Bardolino e ai vini della Valpolicella. Il Trebbiano di Soave, utilizzato per la produzione del Lugana, viene coltivato a sud del Garda fino ai confini con la provincia di Mantova. Tra i Monti Lessini e i Colli Berici, il comprensorio di Soave e di Gambellara è famoso per i vini bianchi a base di uve Garganega. Sui Colli Berici si producono vini rossi, con il Cabernet Sauvignon, il Merlot e l’autoctono Tocai Rosso, affine al Cannonau o al Grenache. Nella zona pedemontana del Vicentino è famoso il vitigno autoctono Vespaiola con cui si produce il vino passito Torcolato di Breganze. Sui Colli Euganei, in provincia di Padova, si coltivano soprattutto vitigni internazionali a bacca nera ed il Moscato giallo, da cui origina il Moscato Fiori d’Arancio DOCG. Nella zona pianeggiante a sud del capoluogo si coltiva il Friularo, nome locale attribuito al Raboso Piave, caratteristico invece del Trevigiano. Sempre nel Trevigiano è situata la zona vinicola di origine del Prosecco (oggi chiamato Glera) il più importante distretto spumantistico Italiano, che oggi arriva ad abbracciare quasi tutto il Triveneto.

Vini e zone produttive

La Valpolicella

Qui si producono alcuni tra i vini più famosi del Veneto, primo fra tutti l’Amarone. Sia l’Amarono che il Recioto della Valpolicella si producono con uve appassite di Corvina, Rondinella e Molinara. A differenza del Recioto però l’Amarone è un vino secco, dove la fermentazione è stata totale, lasciando solamente un leggero residuo zuccherino. La tecnica del “ripasso” viene invece utilizzata per dare più corpo e morbidezza ai Valpolicella rossi. Essa consiste nel “ripassare” il vino Valpolicella nelle vinacce ricche di zuccheri del Recioto o dell’Amarone, facendo ripartire la fermentazione e conferendo al vino maggiore struttura e profumi.

Conegliano-Valdobbiadene e Montello-Colli Asolani

Queste due zone sono famose per la produzione del Prosecco, lo spumante più venduto al mondo. Il suo nome un tempo si riferiva al vitigno, mentre oggi è un vino tutelato da denominazione di origine. Il vitigno di partenza è stato ribattezzato Glera (il suo antico sinonimo di origine slovena) a partire dal 2009. Questo spumante viene prodotto in autoclave con un metodo chiamato Charmat o Martinotti, che è il più adatto a preservare la profumazione aromatica del vino. Il Prosecco Superiore di Cartizze è la versione più esclusiva del Prosecco e viene prodotto nell’omonima località del comune di Valdobbiadene. Si tratta di una fascia collinare di circa cento ettari,  interamente coltivata a vigneto. La zona del Montello e dei Colli Asolani è anche famosa per i suoi vini rossi a base soprattutto di Cabernet, Merlot e Carmenère.

Il Soave e il Recioto di Soave

A Soave, situato ad est della Valpolicella, vengono prodotti i vini bianchi più famosi del Veneto, con i vitigni autoctoni Garganega e Trebbiano di Soave. La zona classica comprende due soli comuni, Soave e Monteforte d’Alpone, dai quali provengono i migliori vini bianchi di questa DOC. Il Soave superiore ha ottenuto la DOCG, così come il Recioto di Soave, prodotto con uve Garganega lasciate appassite per circa sei mesi prima della vinificazione. Se ne ottiene un vino dolce, ampio all’olfatto, con note di albicocca secca, agrumi e miele, perfetto con la pasticceria secca ma notevole anche come vino da meditazione.

I Colli Euganei, i Colli Berici e Breganze

Sui Colli Euganei, in provincia di Padova, si producono vini sia bianchi che rossi, soprattutto da vitigni internazionali. Da qui proviene lo spumante dolce Fior d’Arancio, prodotto con uve Moscato giallo, dal quale si ottiene anche una ricercata versione passita. Sui Colli Euganei si coltiva anche il Serprino, clone locale della Glera, utilizzato soprattutto per produrre vini frizzanti. I Colli Berici sono noti per il vitigno autoctono Tocai Rosso, clone locale della Grenache fancese, che ha la sua massima espressione nella tipologia Rosso di Barbarano. A Breganze, sempre in provincia di Vicenza, si producono vini bianchi e rossi da uve internazionali e il e celebre Torcolato, passito prodotto con le uve del vitigno autoctono Vespaiola.

Altre Zone di Produzione

Da ovest ad est, le atre zone produttive del Veneto includono Bardolino, i cui vini, prodotti con le stesse uve della Valpolicella, sono però più immediati e meno corposi. Famoso è il Bardolino rosé, mentre al Bardolino Superiore è stata riconosciuta la DOCG. Nelle immediate vicinanze vi è la DOC Custoza, il cui vino bianco viene prodotto con un uvaggio di diversi vitigni di cui i più importanti sono il Trebbiano Toscano, la Garganega e la Bianca Fernanda, clone locale del Cortese. Più ad est a Gambellara, in provincia di Vicenza, si produce il Recioto di Gambellara DOCG, vino passito di uve Garganega, oltre al più raro Vin Santo di Gambellara. Tre aree vinicole del Veneto ed altrettante DOC sono condivise con la Lombardia: Lugana, San Martino della Battaglia e Garda. Il Raboso è invece protagonista indiscusso dell’area vinicola all’estremo est della regione, lungo il fiume Piave, che dà vita all’omonima DOC. Dal Raboso,uva ricca di tannini e di notevole acidità fissa, si producono interessanti e robusti vini rossi.

Friuli-Venezia Giulia

Il territorio

Il Friuli-Venezia Giulia è una regione di antica tradizione vinicola, che recentemente ha acquisito notorietà e fama per la produzione di vini bianchi di altissima qualità. La sua superficie vitata è di 23.000 ettari, suddivisa equamente tra viticoltura montana, collinare e di pianura. La produzione di vino annuale della regione ammonta a più di un milione di ettolitri, di cui ben il 40% sono vini a denominazione di origine protetta (DOP). Il Friuli-Venezia Giulia annovera 4 denominazioni DOCG, 10 DOC e 3 IGT.

I vitigni

Oltre al ricco patrimonio di varietà di vite autoctone, nel Friuli-Venezia Giulia si si coltivano anche molte varietà internazionali, quali Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc,  Sauvignon, e Pinot nero, introdotte nel XIX secolo durante il dominio degli Asburgo. Varietà autoctone sono il Tocai Friulano, il Verduzzo Friulano, il Picolit, il Refosco dal Peduncolo Rosso, lo Schioppettino, il Pignolo e il Tazzelenghe. La Ribolla Gialla e la Malvasia Istriana, sono state probabilmente introdotte durante il XIII secolo, mentre sempre al periodo della dominazione Asburgica si fa risalire l’origine del Gewürztraminer, del Müller-Thurgau, del Riesling Renano e Italico e del Franconia.

Vini e zone produttive

Collio o Collio Friulano

Il Collio, nella parte orientale della regione, in provincia di Gorizia, è particolarmente famoso per la produzione di vini bianchi, da vitigni come il Tocai Friulano e la Ribolla, affiancati dai vitigni internazionali come Chardonnay e Sauvignon Blanc. Con queste uve si producono sia vini monovarietali che interessanti assemblaggi che permettono di fondere armoniosamente le caratteristiche delle diverse varietà di uva. Nel Collio si producono anche vini rossi, in particolare con uve Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon.

Colli Orientali del Friuli

I Colli Orientali del Friuli, la seconda zona per fama ed importanza del Friuli-Venezia Giulia, si trova più a nord-ovest, in provincia di Udine. Anche in questa zona si producono prevalentemente vini bianchi, in modo particolare da uve Tocai Friulano, Sauvignon Blanc e Chardonnay. Molti vini rossi dei Colli Orientali del Friuli provengono da vitigni internazionali, come Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero, affiancate da uve autoctone a bacca nera come lo Schioppettino, il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Tazzelenghe e il Pignolo. Il Picolit è uno dei vini passiti più ricercati e celebri d’Italia, mentre dalle uve del Verduzzo Friulano si producono altri vini dolci, sia passiti che da vendemmia tardiva.

Friuli Grave

Il nome della zona delle Grave  (Friuli Grave DOC) , la denominazione più vasta della regione che si estende dalla provincia di Udine verso ovest fino a quella di Pordenone, deriva dal terreno, ricco di sassi e ghiaia, adatto a produrre ottimi vini. Qui si producono oltre due terzi del vino della regione. Qui i vini hanno in generale minore complessità rispetto a quelli delle zone più famose, ma il loro livello qualitativo rimane tra i più alti in Italia. Nelle Grave si producono vini bianchi da uve Chardonnay, Sauvignon Blanc e Tocai Friulano, mentre la produzione di vini rossi si basa prevalentemente sulle uve internazionali Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc e con l’uva autoctona Refosco dal Peduncolo Rosso.

Il Ramandolo

La zona del Ramandolo prima del 2001 era una sottozona della DOC Colli Orientali del Friuli ed è la prima DOCG della regione, che oggi ne conta ben quattro. Vi si produce l’omonimo vino dolce da uve Verduzzo Friulano, a partire sia da uve stramature che passite.

Le altre zone produttive

Nella DOC Friuli Isonzo si producono vini che ricordano quelli del Collio e che si trova a sud di questa zona. I vini sono prevalentemente bianchi, da uve Tocai Friulano, Chardonnay e Sauvignon, mentre i rossi sono prodotti con uve Merlot e Cabernet Sauvignon. Nella parte meridionale della regione, pianeggiante, si trovano le DOC Annia e Latisana, nelle quali si producono vini prevalentemente bianchi che risentono direttamente dell’influsso del clima marittimo. Il Carso è oggetto di una propria denominazione (Carso DOC) caratterizzata da vini da uve autoctone come i bianchi Malvasia Istriana e Vitovska e il rosso Terrano.

Lombardia

Il territorio

La Lombardia è una regione molto estesa (circa 24.000 kmq) che presenta zone molto diverse dal punto di vista climatico e orografico. Si passa da zone vitivinicole montane, come la Valtellina, a altre pianeggianti o solo parzialmente collinari come l’Oltrepò Pavese. In altri casi sono presenti zone con un microclima assolutamente particolare, come quelle attorno al lago di Garda. La superficie della regione è pianeggiante per circa la metà, montuosa per un ulteriore 40% e collinare per solo poco più del 10%, la situazione migliore per la viticoltura di qualità. Pertanto, coltivazioni e produzioni sono diverse a seconda della zona in esame.

I vitigni

I vitigni autoctoni presenti in Lombardia caratterizzano la viticoltura delle sue singole zone. In Valtellina troviamo il Nebbiolo, qui chiamato Chiavennasca. Altri autoctoni sono la Pignola, la Rossola, la Brugnola (conosciuta in Emilia come Fortana o Uva d’Oro). Tutti questi vitigni sono a bacca nera,e raramente vengono vinificati in purezza ma rientrano nell’uvaggio dei vini classici di Valtellina. Nell’Oltrepò Pavese, il vitigno più diffuso è la Barbera, seguito dalla Croatina, Bonarda e dall’Uva Rara. Il Pinot Nero ha trovato qui uno dei suoi terroir d’elezione, mentre i vini bianchi vengono prodotti da Riesling Italico, Moscati e Malvasie. La Franciacorta, attorno al Lago di Iseo, è nota per la coltivazione di vitigni Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. Sulla costa occidentale del Lago di Garda e sui Colli Mantovani si coltivano Groppello, Barbera, Marzemino e Sangiovese.

Vini e zone produttive

In Valtellina con il Nebbiolo si produce il Valtellina Superiore DOCG e il famoso Sforzato di Valtellina o Sfursat di Valtellina DOCG, un vino ottenuto mediante parziale appassimento delle uve.  L’Oltrepò Pavese e la Franciacorta si sono ormai affermate come zone di eccellenza per la produzione spumantistica, la prima con un focus particolare sul Pinot nero, la seconda sullo Chardonnay ed il Pinot bianco, con il Pinot nero a dare struttura e carattere alle cuvée. Sempre nella zona del Franciacorta, con gli stessi vitigni, oltre a Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot vengono prodotti i vini della DOC Curtefranca. Ad ovest del Lago di Garda e sui Colli Mantovani troviamo le omonime denominazioni, con i vini a base di Groppello, Barbera, Marzemino e Sangiovese. Lungo la sponda sud del Garda la DOC Lugana con i suoi vini bianchi prodotti con il vitigno Trebbiano di Lugana e in provincia di Mantova la DOC Lambrusco Mantovano. La DOC San Colombano al Lambro si trova tra Pavia e Milano e vis is coltivano gli stessi vitigni dell’Oltrepò Pavese. Tra la Bergamasca ed il Lago d’Iseo, la DOC Valcalepio DOC, caratterizzata dal vitigno autoctono rosso Moscato di Scanzo e l’omonimo vino dolce a denominazione DOCG.

Toscana

Il territorio

La Toscana è nota soprattutto per i suoi celebri vini rossi. Vini quali il Chianti, il Brunello di Montalcino e il Vino Nobile di Montepulciano, tutti a base di Sangiovese, hanno reso questa regione un simbolo dell’enologia italiana. In Toscana si producono però anche vini rossi da uve “internazionali”, come Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero. La zona di Bolgheri e i suoi Supertuscans sono un esempio di prodotti studiati a tavolino contando su un patrimonio ambientale e professionale di prim’ordine. Anche alcuni vini bianchi Toscani come la Vernaccia di San Gimignano, sono da annoverarsi tra le eccellenze della regione. Il Vin Santo è poi uno dei prodotti più interessanti in Italia sia dal punto di vista organolettico che da quello della tecnica di vinificazione e maturazione.

I vitigni

In Toscana si coltivano prevalentemente vitigni a bacca nera (oltre il 70%), tra i quali spicca il Sangiovese (e le sue varianti), il Canaiolo nero, il Ciliegiolo. L’uva bianca più diffusa in Toscana è il Trebbiano Toscano, seguito dalla Malvasia Bianca Lunga, la Vernaccia di San Gimignano, l’Ansonica. Anche lo Chardonnay, con il quale si producono vini bianchi spesso maturati in Barrique, ha una buona diffusione. La notorietà dei Supertuscans ha introdotto in Toscana altre uve a bacca nera internazionali tra cui il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Pinot Nero e lo Syrah. Anche per lo stesso Chianti si usano sempre più spesso, oltre al Sangiovese, anche il Cabernet Sauvignon e il Merlot, per sottolineare nei vini struttura e tannicità, piuttosto che morbidezza e sentori fruttati, a seconda degli stili.

Vini e zone produttive

Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino è forse il vino Toscano più famoso, prodotto a partire da uve del clone Sangiovese grosso, chiamato Brunello nella zona di Montalcino. Il Brunello di Montalcino, oggi DOCG, viene prodotto con Sangiovese grosso in purezza e può essere immesso al consumo solo dopo 5 anni dalla vendemmia (6 per la riserva), con un periodo minimo di maturazione in botte di due anni.

Chianti Classico e Chianti

I vini Chianti più celebri provengono dalla DOCG del Chianti Classico, la zona più antica e tradizionale. La più vasta Chianti DOCG è a sua volta suddivisa in sette sottozone, che sono Colli Aretini, Colli Senesi, Colli Fiorentini, Colline Pisane, Rufina, Montalbano e Montespertoli. I vini Chianti sono prodotti prevalentemente con Sangiovese e Canaiolo Nero, una piccola parte di Malvasia Bianca e Trebbiano Toscano, oltre ad altre uve ammesse dal disciplinare, in genere Cabernet Sauvignon e Merlot. Nonostante la presenza di uve “internazionali” nel Chianti si sempre più comune sono ancora molti i produttori che preferiscono utilizzare nell’uvaggio esclusivamente i vitigni tradizionali del luogo.

Vino Nobile di Montepulciano

Il Vino Nobile di Montepulciano è un’altra delle sei DOCG della Toscana. Viene prodotto con l’uva Prugnolo Gentile, nome con il quale a Montepulciano viene chiamato il Sangiovese Grosso, con aggiunta di Canaiolo Nero, e facoltativamente ed in minor misura anche Mammolo e Colorino, oltre ad altre uve permesse dal disciplinare. Il Nobile di Montepulciano era noto già nel 1500 per la sua qualità, ma fu riscoperto negli anni ‘60 dello scorso secolo, fino a che nel 1980 il Vino Nobile di Montepulciano fu riconosciuto come DOCG.

Altre zone vinicole della Toscana

Il Morellino di Scansano viene prodotto nell’omonimo comune in provincia di Grosseto, sempre con uve Sangiovese, che localmente viene chiamato Morellino. La Carmignano DOCG, in provincia di Prato, è un’altra zona vinicola di lunga tradizione, che produce esclusivamente vini rossi da uve Sangiovese, Canaiolo Nero, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La Vernaccia di San Gimignano DOCG è il più famoso vino bianco prodotto in Toscana, con uve dell’omonimo vitigno. Il Vin Santo è un altro dei simboli dell’enologia toscana ed è riconosciuto come DOC nelle denominazioni del Vin Santo del Chianti, Vin Santo del Chianti Classico e Vin Santo di Montepulciano. Il Vin Santo Toscano viene prodotto con uve Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca, ma esiste anche una versione rossa da uve Sangiovese, che prende il nome di “Occhio di Pernice”. La zona di Bolgheri, in provincia di Livorno,  è famosa per i Supertuscans, vini robusti e complessi prodotti in prevalenza con uve “internazionali” quali Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero, alle quali in alcuni si unisce il Sangiovese.