Cagliari

La zona vinicola di Cagliari è la più grande della Sardegna. La denominazione Cagliari DOC è stata creata nel 2011, unendo le precedenti denominazioni Malvasia di Cagliari DOC, Moscato di Cagliari DOC e Monica di Cagliari DOC, aggiungendo alle tipologie delle DOC di origine anche il vino varietale prodotto a partire dal Vermentino. La DOC Malvasia di Cagliari fu creata nel giugno 1972, un mese prima della Malvasia di Bosa DOC. Nonostante il nome Cagliari DOC, la zona coperta dalla denominazione si estende alla provincia di Oristano, che viene generalmente associata alla Vernaccia di Oristano DOC. Alla Cagliari DOC corrisponde quindi una zona di produzione molto vasta, che copre una parte sostanziale della metà meridionale della Sardegna.

Oristano

La zona vinicola di Oristano, nella parte occidentale della Sardegna, è famosa per il vino prodotto con il vitigno autoctono Vernaccia di Oristano, un prodotto particolarissimo sia dal punto di vista produttivo che organolettico. Le vigne della denominazione Vernaccia di Oristano DOC sono coltivate ​​in 20 comuni all’interno e nei dintorni della città di Oristano. Le uve vengono raccolte e pressate in modo tradizionale, quindi vengono fatte maturare in barriques scolme in condizioni ossidative per tre o quattro anni, sotto un film di lievito detto flor. I barili non sono riempiti fino all’orlo, permettendo al flor di svilupparsi sopra il vino,cosa che permette di controllare in una certa misura il livello di ossidazione. L’aroma di muffa e nocciola che deriva da questo stile di invecchiamento è noto nel dialetto locale del Campidanese come murrai. Purtroppo, nonostante il procedimento affascinante con il quale sono realizzati, i vini Vernaccia di Oristano si trovano solo raramente fuori dall’Italia e quasi mai fuori dall’Europa.

Sulcis

Il Sulcis è la zona costiera che si trova dirimpetto alla città di Sant’Antioco, fondata dai Fenici il nome originario era Solki, che alla fine divenne Sulcis. La denominazione Carignano del Sulcis DOC comprende dunque l’isola di Sant’Antioco, la quarta isola più grande d’Italia (dopo la Sicilia, l’Elba e la Sardegna stessa), collegata alla terraferma da una strada rialzata e da un ponte. Sull’isola si coltiva un numero rispettabile di viti, in particolare nell’angolo nord-orientale, compresa tra le città di Sant’Antioco e Calasetta. Qui, l’estremità settentrionale del Golfo di Palmas separa l’isola dalla terraferma sarda e la vicinanza del mare fornisce le brezze che rinfrescano quelli che sono i vigneti più meridionali della Sardegna. Alla latitudine di 38 gradi nord, il Sulcis è una delle regioni viticole più meridionali in Europa, posto alla stessa latitudine della Murcia nel sud della Spagna, di Alentejo in Portogallo e della Calabria in Italia. Nel Sulcis si producono soprattutto i vini rossi e rosati basati sul vitigno Carignano, autoctono di questa zona dell’isola.

Gallura

la Gallura è L’area che si trova nella parte Nord-orientale della Sardegna e si estende quasi interamente nella provincia di Olbia-Tempio, con un’appendice territoriale in provincia di Sassari. La zona più a ridosso del mare è caratterizzata da rocce di granito levigate e modellate dal vento e dall’acqua e da una fitta e caratteristica macchia mediterranea. La parte più interna è invece caratterizzata da boschi di querce, sughere e olivastri, quasi a protezione di architetture antichissime. Il Vermentino di Gallura DOCG cresce su questi terreni che presentano, oltre ad una buona permeabilità e porosità, un elevato contenuto di potassio. Tutto ciò conferisce ai vini eccezionali prerogative di profumo, tenore alcolico, mineralità e una buona acidità naturale grazie anche alle peculiarità climatiche ottimali in fatto di insolazione e ventilazione continua della zona di produzione.

Pantelleria

Pantelleria è un’isola legata alla Sicilia (così come Lipari, sul versante settentrionale dell’isola) e per molti secoli ha contribuito a rendere invidiabile la reputazione della Sicilia per la produzione di vini dolci. Questi hanno guadagnato il loro posto nel mercato quando il Moscato di Pantelleria e il Passito di Pantelleria hanno ottenuto la DOC nell’agosto 1971. Il Moscato di Pantelleria fu il terzo vino siciliano ad ottenere la DOC, dopo i vini dell’Etna (agosto 1968) e il Marsala (aprile 1969). I vini sono prodotti con l’uva Moscato d’Alessandria, simile al Moscato bianco ma generalmente considerata inferiore, non solo per la sua suscettibilità alle malattie ma anche per la sua pungente aromaticità.

Lipari

Lipari è la più grande delle otto Isole Eolie e la più viticolturalmente produttiva. Con i suoi 11.000 residenti, è anche l’unica isola ad avere una popolazione significativa, e quindi la forza lavoro necessaria per trasformare l’uva dell’isola in vino. Le altre isole dell’arcipelago, Alicudi, Basiluzzo, Filicudi, Panarea, Salina, Stromboli e Vulcano furono in gran parte abbandonate durante la seconda metà del 20° secolo, con il passaggio della popolazione da rurale a urbana. Vulcano è l’isola più vicina alla terraferma, con la sua punta meridionale che si trova a meno di 25 km dall’apice della penisola di Capo di Milazzo, dove ha origine il vino Mamertino di Milazzo. Stromboli, nome altrettanto famoso, è invece l’isola più lontana. Data la ridotta popolazione e la continua minaccia di eruzioni non vi sono coltivazioni significative. Il vino più famoso che vi si produce è il Malvasia delle Lipari, la cui origine risale ai tempi dell’antichità. Il variegato panorama italiano di vini dolci da Malvasia è ormai sbiadito, a causa dei cambiamenti nelle tendenze dei consumatori, più propensi a bere vini bianchi e rossi secchi, ma la Malvasia delle Lipari continua ad essere un riferimento di chiara fama nelle sue tipologie dolce, passito e passito liquoroso. Con lo stesso vitigno si produce anche la versione ferma, che ricade nell’ambito della denominazione Salina IGT.

Siracusa

Siracusa è da sempre una città importante nel Mediterraneo. Fin da subito dopo la sua fondazione da parte dei Greci più di 2500 anni fa, è divenuta una città chiave per la sua accessibilità sia dall’Italia, che dalla Grecia e dall’Africa settentrionale. La zona vinicola di Siracusa era famosa soprattutto per i vini dolci basati sul vitigno aromatico Moscato bianco, nelle tipologie Moscato di Noto DOC e Moscato di Siracusa DOC. Non sorprende, quindi, che l’alta qualità di questi vini divenne presto famosa in tutto il Mediterraneo, dal Levante al sud della Spagna. Il legame tra l’accessibilità commerciale della città e il successo dei suoi vini è chiaro. Infatti, i vini a base di moscato dell’isola di Pantelleria, simili per qualità e stile a quelli di Siracusa, non hanno mai raggiunto il loro livello di notorietà. Oggi, tuttavia, ne viene prodotto così poco che potrebbe quasi considerarsi estinto. I consumatori preferiscono infatti vini secchi rispetto ai moscati dolci per i quali Siracusa era specializzata. Di conseguenza i vini che vengono oggi prodotti nella zona si avvalgono dei due vitigni rossi di maggior successo della Sicilia: il Nero d’Avola e lo Syrah.

Etna

Le pendici dell’Etna, con il suolo lavico e le elevate escursioni termiche, sono un habitat ideale per la vite, con vigneti coltivati fino a 1000 metri di altitudine. La zona vinicola dell’Etna si sviluppa attorno al lato orientale del vulcano, dal comune di Randazzo a nord fino a Santa Maria di Licodia a sud. I terreni della zona partono dal livello del mare per arrivare a più di 1200 metri. I vigneti dell’Etna sono oggi tra i più alti d’Italia e anche del mondo, accanto solo a quelli dell’Alto Adige. I produttori di vino dell’Etna stanno sperimentando i siti posti sulle pendici del vulcano posti ad altitudini il più elevate possibile, per valutare gli effetti sulla produzione dei terreni più neri e ricchi di lava. La tipologia più comune di vino dell’Etna è l’Etna Rosso DOC, di base, prodotto prevalentemente da uve del vitigno Nerello Mascalese con aggiunta fino al 20% di Nerello Cappuccio (noto anche come Nerello Mantellato). L’Etna bianco DOC è invece composto per almeno il 60 percento da uve Carricante, cui si aggiunge il Catarratto, l’uva bianca più diffusa della Sicilia e altri vitigni presenti in quantità minori, tra cui il Trebbiano e la Minnella. Esiste anche un rosato basato anch’esso su Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio.

Vittoria

Vittoria, cittadina in provincia di Ragusa, è famosa per il vino Cerasuolo di Vittoria, unico nell’isola ad essere riconosciuto come DOCG, basato sui vitigni Nero d’Avola e Frappato. La zona di produzione del Cerasuolo di Vittoria DOCG comprende una vasta area che include territori ricadenti in tre province limitrofe Ragusa, Caltanissetta e Catania. La zona è delimitata a nord dal complesso dei monti Erei, a sud dal mar Mediterraneo, ad est dai rilievi dei monti Iblei e ad ovest dalle colline centro-meridionali della provincia di Caltanissetta.

Marsala

Marsala è un’antica città situata a circa 30 km a sud di Trapani, che, alla fine del ‘700, entrò nella storia enologica d’Italia per il famoso vino liquoroso che porta il suo nome. Nell’800 il Marsala è riuscito a contrastare il dominio del Porto, dello Jerez (Sherry) e del Madeira tra i “vini da viaggio” commercializzati dagli Inglesi e deve la sua notorietà al commerciante Inglese John Woodhouse. Dopo un secolo di sfolgorante notorietà, il Marsala conobbe un periodo di decadenza iniziato circa venti anni fa. Oggi il Marsala, abbandonata l’ingiusta immagine che lo vedeva unicamente relegato all’impiego in cucina, si presenta come un grande vino, capace di straordinaria longevità. Il Marsala è un un vino fortificato (liquoroso) prodotto con uve Grillo, Inzolia, Catarratto e Damaschino. Il Marsala Vergine Stravecchio (con almeno 10 anni di maturazione) è un’esplosione di aromi e sapori, con una persistenza quasi infinita. Il Marsala viene prodotto nei seguenti stili: Fine (almeno 1 anno di maturazione), Superiore (2 anni), Superiore Riserva (4 anni), Vergine o Soleras (5 anni), Vergine Stravecchio o Riserva (10 anni). Esiste inoltre il Marsala Rubino, rosso, prodotto con uve Nero d’Avola, Perricone e Nerello Mascalese.

Cirò

In provincia di Crotone, sul versante Ionico, si trova la Cirò DOC, con i suoi vini a base di uve Gaglioppo, la cui rinascita è frutto di rese per ettaro più basse e di migliori tecnologie produttive. Il Cirò DOC nelle sue versioni più moderne mantiene tonalità piuttosto trasparenti, che sfumano rapidamente nell’aranciato, un palato caldo ma con un tannino apprezzabile. Interessanti anche i vini rosati da uve Gaglioppo, freschi e profumati di rosa canina e lampone.

Vulture

Il Vulture è la zona del nord della Basilicata, dominata dal profilo del massiccio del Monte Vulture. Qui viene coltivato soprattutto l’Aglianico, che dà origine da due denominazioni, l’Aglianico del Vulture DOC e l’Aglianico del Vulture superiore DOCG. La differenza tra i due vini sta nel periodo di maturazione, non obbligatorio per il vino DOC e minimo quattro anni, di cui almeno due in legno, per il vino superiore DOCG. L’affinamento tradizionale avviene in botti grandi, ma molti produttori utilizzano sempre di più la barrique.

Murge Occidentali

Le Murge sono una zona condivisa tra le regioni Puglia e Basilicata, la cui parte occidentale, compresa tra le province di Bari e di Barletta-Andria-Trani, coincide con l’area delle tre denominazioni DOCG di Castel del Monte, dedicate al Bombino nero, al Rosso riserva e all’Uva di Troia riserva. Nella zona costiera il vitigno più coltivato è il Moscato bianco, da cui si produce il Moscato di Trani DOC, vino da dessert che rappresenta il fiore all’occhiello di molte delle aziende del territorio. Sono proprie di quest’area anche le uve di varietà Bombino nero, Aglianico e Montepulciano e, a bacca bianca, il Bombino bianco, il Pampanuto, il Greco e la Malvasia bianca.

Locorotondo

Il comune di Locorotondo, situato a soli 16 km dalla costa adriatica, che domina la Valle d’Itria, che segna il confine tra la Puglia settentrionale e quella meridionale. La presenza particolarmente elevata di calcare e argilla in quest’area svolge un ruolo importante per due ragioni. Il calcare è così prevalente nella geologia della zona da colpire molto più anche rispetto ai vigneti, risultando chiaramente visibile nel paesaggio ed essendo stato a lungo utilizzato come materiale da costruzione. Il suo uso più famoso sono i tradizionali Trulli, bianchi, con i loro caratteristici tetti conici. Locorotondo, come molti insediamenti nella zona della Valle d’Itria, ospita molti di questi trulli, che servivano sia come case che come magazzini per le derrate alimentari. I vini di Locorotondo sono tutti bianchi, fatti con uve dei vitigni Verdeca e Bianco d’Alessano, sono per lo più vini fermi, ma ci sono anche le tipologie frizzante e spumante. Anche se il tradizionale vino di Locorotondo è un assemblaggio, la denominazione copre anche vini monovarietali, ovviamente basati su Verdeca e Bianco d’Alessano, ma anche sul Fiano. Il Fiano è forse più conosciuto per il suo ruolo nei vini della vicina Campania (in particolare il Fiano d’Avellino), ma ha preso piede anche in Puglia, in particolare qui, nella penisola Salentina.

Manduria

Il Primitivo è l’uva rossa più diffusa della parte centrale della Puglia e con essa si produce il Primitivo di Manduria, una delle DOC più importanti della regione. Nonostante oggi il Primitivo sia considerato fra le uve autoctone della Puglia, questa varietà sembra essere geneticamente simile al Plavac Mali della Dalmazia e la ritroviamo in California con il nome di Zinfandel. Il Primitivo deve probabilmente il suo nome al fatto che tende a maturare in anticipo rispetto alle altre varietà. Il Primitivo di Manduria si produce con uve Primitivo in purezza maturato in botte o in barrique. Il Primitivo di Manduria si produce anche nelle versioni dolce naturale e liquoroso, quest’ultimo negli stili dolce e secco.

Salento

L’area vinicola del Salento, zona della Puglia meridionale compresa tra il mar Ionio a ovest e il mar Adriatico a est, che figurativamente costituisce il tacco dello stivale italiano, coincide con quella della denominazione Salice Salentino DOC e comprende tutta la provincia de Lecce, Brindisi e la parte meridionale di quella di Taranto. La produzione enologica riguarda qui prevalentemente vini rossi e rosati. Il Salento è una delle aree vinicole italiane più importanti per la produzione di vini rosati e proprio in quest’area fu imbottigliato, nel 1943, il primo vino rosato d’Italia, il celebre Five Roses di Leone de Castris. I vini rossi e rosati appartenenti alla DOC Salice Salentino sono prodotti con il vitigno Negro Amaro e la Malvasia Nera. Il Salice Salentino Bianco, che viene prodotto prevalentemente con uve Chardonnay e il Salice Salentino Pinot Bianco. Altro vino interessante è il Salice Salentino Aleatico, prodotto negli stili passito e liquoroso, nei quali possono essere presenti piccole parti di Negro Amaro, Malvasia Nera e Primitivo.

Vesuvio

I vigneti del Vesuvio si trovano sulle pendici del vulcano, ancora attivo, subito est di Napoli. Si producono qui vini rossi, bianchi e rosati, uno spumante e un vino liquoroso, sia secco che dolce. Il vino bianco è ottenuto da uve del vitigno Coda di Volpe (il cui lungo grappolo ricorda la coda di una) con eventuale aggiunta di Falanghina o Greco. La versione liquorosa è ottenuta dalla stessa miscela. Il rosé e il vino rosso sono invece basati sul vitigno Piedirosso (localmente noto come Per’e Palummo o Palombina), una varietà di vite chiamata così per via delle nodose basi rosse delle viti e la loro somiglianza con i piedi rossi di una colomba, e sullo Sciascinoso (localmente noto come Olivella). Il Lacryma Christi del Vesuvio, sia bianco che rosso, è una tipologia della denominazione Vesuvio DOC che corrisponde ad un “superiore”, con una gradazione alcolica leggermente più elevata rispetto a quelli di base.

Capri e Ischia

L’Isola di Capri vanta una lunga e illustre storia di produzione vinicola. La denominazione Capri DOC copre un vino rosso e uno bianco, il primo prodotto prevalentemente con l’uva Piedirosso, vitigno autoctono campano, diffuso a Capri più in qualsiasi altro luogo, pur essendo ampiamente coltivato anche attorno al Vesuvio per l’utilizzo nei vini Lacryma Christi. Il Capri Bianco è invece ottenuto da uve dei vitigni Falanghina e Greco Bianco.

L’isola d’Ischia è caratterizzata da terreni vulcanici ben drenati e fertili e da brezze marine che temperano il calore estivo. Grazie anche all’altitudine delle colline dove sono posti i vigneti (attorno ai 200 m), le viti trovano qui il loro ambiente ideale. L’isola è piuttosto piccola e i vigneti siano generalmente situati su terrazze. Le difficoltà della gestione delle vigne viene però ripagata da vini di alta qualità, prodotti in sette tipologie: bianco, bianco frizzante, rosso, Biancolella, Forestera, Piedirosso e Piedirosso passito. Ischia è conosciuta soprattutto per i suoi vini bianchi, prodotti con uve del vitigno Biancolella, vitigno coltivato esclusivamente sull’isola, alle pendici del Monte Epomeo. La Forastera è l’altro vitigno a bacca bianca più diffuso a Ischia, ha un ruolo importante, conferendo ai vini bianchi di Ischia il loro sapore fresco e asciutto. I vini rossi sono dominati invece dalle uve Guarnaccia e Piedirosso (localmente noto come Per’e Palummo, ossia “piede di piccione” per la forma e il colore delle radici della vite), con Barbera e pochi altri. I vini prodotti da questa varietà tendono ad avere buoni tannini e gradazione alcolica.

Penisola Sorrentina

Situata al confine delle province di Napoli e Salerno, creando sul mare una barriera lunga circa 20 chilometri, che si protende idealmente in direzione dell’isola di Capri. Una tipicità della zona è il vino rosso frizzante ottenuto dai classici vitigni campani Piedirosso, Sciascinoso e Aglianico. Sorrento è il comune più importante della penisola da cui prende il nome. La zona si trova tra le acque azzurre del Golfo di Napoli e la cresta montuosa che costituisce la spina dorsale della penisola. L’altitudine massima è di 550 metri, sopra Sorrento, al di là della quale si trova la Costiera Amalfitana. Sorrento è uno dei tre comuni della penisola riconosciuti per la qualità dei loro vini. Gli altri sono Gragnano e Lettere, ed in quanto tali, hanno dato il nome alla tre sottozone DOC della Penisola e possono quindi aggiungere il proprio nome al marchio DOC Penisola Sorrentina sulle etichette dei vini. La zona di Sorrento è anche famosa nel mondo per il limoncello, liquore ricavato dall’infuso delle bucce dei limoni, prodotti nei molti limoneti posti su terrazzamenti a picco sul mare. Il Limoncello viene tradizionalmente prodotto in tutta la Penisola Sorrentina e anche nelle isole di Capri e Ischia, anche se al giorno d’oggi la sua produzione è estesa a tutte più grandi isole del Mediterraneo, inclusa la Sicilia, Sardegna e Malta.

Sannio

Il Sannio è la zona collinare a nord di Napoli, situata a cavallo tra le province di Benevento e Avellino, nel cuore della regione Campania. L’area insiste sulla storica regione viticola del Samnium, la terra dei Sanniti, un antico popolo dell’epoca pre-romana. Il suo patrimonio storico è stato menzionato nelle opere di scrittori come Plinio il Vecchio, Catone e Orazio. Le uve provengono da vigneti collinari, dove il clima è ideale per la coltivazione di uve di alta qualità, e le aziende vinicole seguono in genere la tradizione, utilizzando per i loro vini le varietà tradizionalmente coltivate in zona, quali l’Aglianico, la Coda di Volpe, la Falanghina, il Fiano, il Greco, il Moscato bianco, il Piedirosso (localmente noto come Per’e Palummo) e lo Sciascinoso (localmente conosciuto come Olivella). I vini bianchi del Sannio sono basati sui due vitigni Greco e Falanghina, i cui vini nelle versioni spumantizzate sono elaborati col Metodo Classico. Il Sannio Bianco DOC deve contenere almeno il 50% di Greco, assieme a Trebbiano, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano e Moscato, mentre il Rosso è basato sul Sangiovese al 50% e la parte rimanente può essere costituita da Aglianico, Barbera e Piedirosso. Ciascuno dei vitigni della denominazione dà anche vita al corrispondente vino varietale. La presenza di cinque sottozone rende la Sannio DOC una delle più complesse d’Italia, contando su più di 300 distinte tipologie di vino.

Irpinia

L’Irpinia corrisponde con buona approssimazione alla provincia di Avellino. E’ una zona priva di sbocco al mare, che confina a nord-ovest con la provincia di Benevento, a nord-est con la Puglia, a sud-est con la Basilicata, a sud con la provincia di Salerno, e ad a ovest con la città metropolitana di Napoli. Si tratta di un’area prevalentemente collinare e montuosa, con buone esposizioni e un’elevata escursione termica tra il giorno e la notte. Queste caratteristiche pedo-climatiche sono ideali per la coltivazione della vite, ed infatti l’Irpinia è senza dubbio la zona vinicola che produce i più famosi e blasonati vini della Campania. E’ caratterizzata anche dalla presenza di vitigni autoctoni di grande spessore, primo fra tutti l’Aglianico tra quelli a bacca rossa, il Fiano di Avellino e il Greco per quelli a bacca bianca. Nomi come il Taurasi, lo stesso Fiano e il Greco di Tufo, che stanno per altrettante DOCG, rappresentano il meglio dell’enologia della regione.

Gradoli

Il comune di Gradoli si trova non lontano da Montefiascone e le zone vinicole rispettivamente delle denominazioni Est!! Est!! Est!! di Montefiascone DOC e Aleatico di Gradoli DOC in parte coincidono. A Gradoli con l’Aleatico, vitigno semi-aromatico a bacca nera dal sapore simile a quello di un moscato nero, si producono quattro tipologie di vino rosso, “di base”, “liquoroso”, “liquoroso riserva” e “passito”.

Montefiascone

Montefiascone è un comune situato nella parte settentrionale del Lazio, in provincia di Viterbo. La sua zona vinicola si estende su un territorio di media e alta collina, situato sulle pendici del distretto vulcanico Vulsino. Il vino è famoso per la denominazione Est!! Est!! Est!! di Montefiascone DOC e si produce a partire dai vitigni coltivati localmente, quali il Trebbiano toscano, localmente detto Procanico, il Trebbiano giallo, localmente detto Rossetto, la Malvasia bianca lunga e la Malvasia del Lazio. Comprende tre tipologie di vino bianco, l’“Est! Est!! Est!!! di Montefiascone”, l’“Est! Est!! Est!!! di Montefiascone spumante” e l’“Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Classico”.

Castelli Romani

La zona vinicola dei Castelli Romani ricade nella parte centrale della regione Lazio, per la maggior parte in provincia di Roma e per una quota minore in provincia di Latina. Essa comprende la parte meridionale dell’Agro romano, i Colli Albani, la parte nord-orientale dell’Agro Pontino e l’alta valle del fiume Sacco. I vitigni utilizzati per la produzione dei vini Castelli Romani DOC sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata, ossia la Malvasia di Candia, la Malvasia del Lazio ed il Trebbiano toscano, verde e giallo per i vini bianchi; il Cesanese, il Merlot, il Montepulciano ed il Sangiovese per quelli rossi. La DOC Castelli Romani include 3 tipologie di vino bianco (“secco”, “amabile” e “frizzante”), 3 tipologie di vino rosato (“secco”, “amabile” e “frizzante”) e 4 tipologie di vino rosso (“secco”, “amabile”, “frizzante” e novello).

Frascati

Frascati è una zona vinicola compresa nella più vasta area dei Castelli Romani, famosa per la produzione del vino bianco DOCG Frascati Superiore e del Cannellino di Frascati DOCG. I vini sono prodotti con uve Malvasia bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio (Malvasia puntinata) minimo 70%, accompagnate da altre uve coltivate nella zona quali il Bellone, Bombino bianco, Greco bianco, Trebbiano toscano, Trebbiano giallo. La zona di produzione comprende per intero il territorio amministrativo dei comuni di Frascati, Grottaferrata, Monte Porzio Catone, ed in parte quelli di Roma e Montecompatri e comprende la parte pedocollinare e le pendici del versante settentrionale dei Colli albani.

Piglio

Il Piglio è un comune in provincia di Frosinone, che dà il nome alla denominazione Cesanese del Piglio DOCG. Il Cesanese è un vitigno a bacca nera, autoctono della zona, caratterizzato per l’intensità e la complessità dei suoi profumi, per il corpo e per la sua predisposizione all’invecchiamento. I vini sono prodotti con uve dei vitigni Cesanese di Affile e/o Cesanese comune 00% minimo e vitigni complementari, idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, per non più del 10%. Il territorio della denominazione è situato sulle pendici dei Monti Ernici, laddove in ampie vallate, in particolare nell’alta valle del Sacco, sono coltivati i vigneti del Cesanese del Piglio. La zona include tutto il territorio comunale di Piglio e Serrone e parte del territorio di Acuto, Anagni e Paliano. La denominazione di origine Cesanese del Piglio DOCG è riferita a 3 tipologie di vino rosso (“base”, “Superiore” e “Riserva”).

Colline Teramane

Le Colline Teramane definiscono una zona che comprende un’ampia fascia della collina litoranea ed interna della provincia di Teramo, che nella parte centro-settentrionale si spinge sino ai piedi del massiccio del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Questa zona corrisponde alla denominazione di origine Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG, riservata ai vini rossi e fermi, prodotti a partire da uve dei vitigni  Montepulciano (min.90%) e Sangiovese (max.10%). Il vino Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG deve essere sottoposto ad un periodo minimo di invecchiamento di un anno, di cui almeno due mesi di affinamento in bottiglia. Il vino a denominazione di origine Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno tre anni, di cui almeno un anno in botti di legno ed almeno due mesi di affinamento in bottiglia, può portare in etichetta la menzione”riserva“. Entrambi i vini presentano un colore rubino intenso, a volte con lievi sfumature violacee, tendenti al granato con l’invecchiamento e nella versione riserva. I profumi sono quelli dei frutti rossi, e al naso il vino è intenso ed etereo. Al palato sapore dei vini è secco, giustamente tannico, armonico e vellutato.

Controguerra

La zona geografica della denominazione DOC Controguerra comprende le aree collinari di soli cinque comuni dell’alto teramano (Controguerra, Torano Nuovo, Ancarano, Corropoli e Colonnella), al confine con le Marche. Il vitigno Montepulciano è alla base dei vini rossi, rosato, novello e passito. Nella zona, accanto ad una presenza abbastanza omogenea su tutto il territorio dei vitigni Montepulciano e Trebbiano Abruzzese, base rispettivamente dei vini rosso e bianco, si rileva la presenza altrettanto diffusa di altri vitigni quali la Passerina, il Pecorino, il Cabernet, il Merlot, che utilizzati in uvaggio con i vitigni principali caratterizzano i vini dell’area della Controguerra DOC. Il vino passito, sia bianco che rosso, se invecchiato per 30 mesi a decorrere dal 31 marzo dell’anno successivo alla vendemmia in caratelli di capacità massima di 500 litri, può portare in etichetta la menzione “Annoso. I vini spumanti metodo classico devono subire un periodo minimo di permanenza sui lieviti di diciotto mesi, mentre per il millesimato il periodo minimo è di ventiquattro mesi. Il vino rosso riserva può essere immesso al consumo dopo un periodo di invecchiamento non inferiore a 24 mesi, di cui 6 mesi di affinamento in bottiglia.

Serrapetrona

Nelle colline dell’entroterra in provincia di Macerata, attorno al comune di Serrapetrona, si coltiva la Vernaccia nera, un vitigno autoctono di questa località che viene utilizzato per la produzione del vino DOCG Vernaccia di Serrapetrona. La Vernaccia nera ha una superficie totale dei vigneti di appena 45 ettari. Anche se di recente riscoperta, è stata la prima nelle Marche a ottenere il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG). Il vino Vernaccia di Serrapetrona è uno spumante rosso prodotto nelle versioni secco e dolce, utilizzando un sistema piuttosto particolare. Infatti, dopo la vendemmia, una parte delle uve sono vinificate in rosso, mentre una parte viene lasciata ad appassire in modo da concentrare la quantità di zuccheri. Le uve appassite sono quindi pigiate e il mosto si aggiunge al primo vino, provocando una seconda fermentazione. La spumantizzazione della Vernaccia di Serrapetrona con il metodo Charmat dona al vino la caratteristica spuma rosa e i suoi aromi inconfondibili.

Piceno e Offida

Il Piceno è l’ampia zona vinicola a sud di Ancona, che abbraccia la provincia di Ascoli Piceno, nella quale si coltivano i vitigni a bacca nera Montepulciano e Sangiovese, che danno vita alla denominazione Rosso Piceno DOC, e quelli a bacca bianca Passerina e Pecorino, che caratterizzano le tipologie dei vini delle denominazioni Offida DOCG, Terre di Offida DOC e, assieme al Trebbiano toscano, Falerio DOC, con il vino Falerio dei Colli Ascolani, nelle tipologie bianco o Pecorino in purezza.

Morro d’Alba

Morro d’Alba è un comune in provincia di Ancona, nel territorio del quale si coltiva il vitigno autoctono a bacca nera Lacrima, caratteristico di questa zona e chiamato così per la forma leggermente allungata degli acini maturi. Il Lacrima è un vitigno dalla forte aromaticità fruttata e vinosa, assolutamente unica e riconoscibile nei vini anche quando esso rientra nell’uvaggio per una piccola percentuale. Dal vitigno Lacrima in purezza si ricava il vino Lacrima di Morro d’Alba DOC, disponibile in tre tipologie, base, superiore e passito.

Castelli di Jesi e Matelica

Il Verdicchio, sicuramente l’uva più celebre delle Marche è la protagonista assoluta delle zone dei Castelli di Jesi e di Matelica. La DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi prevede la definizione della zona classica, cioè quella più tipica e tradizionale, mentre la tipologia Riserva, insieme al Verdicchio di Matelica, si fregia della DOCG. Il Verdicchio è un’uva estremamente versatile e oltre alla produzione di vini secchi, è utilizzata anche per vini passiti e spumanti. A seconda dello stile di vinificazione le caratteristiche dei vini da Verdicchio sono piuttosto varie, da leggeri e freschi, fino a robusti e strutturati, adatti anche alla maturazione in botte.

Conero

Il monte Conero è un rilievo dell’Appennino umbro-marchigiano, alto 572 m s.l.m. e situato sulla costa del mare Adriatico, nelle Marche. Fa parte della provincia di Ancona e il suo territorio è compreso nel comune del capoluogo e di quello di Sirolo. La costa di questo monte è chiamata Riviera del Conero e su tutto il promontorio che esso delinea si estende il Parco regionale del Conero. La zona vinicola del Conero si trova sulle retrostanti colline, caratterizzate da una morfologia dolce ed omogenea, ove insistono i vigneti. Sono presenti vitigni anche non autoctoni ma che hanno eletto come habitat questa parte delle colline del Monte Conero grazie al clima temperato ed ai terreni che contribuiscono ad esaltare le loro intrinseche potenzialità. I vitigni più caratterizzanti che vi si coltivano sono il Montepulciano e il Sangiovese, che vinificati e assemblati danno vita al vino DOC Rosso Conero. La versione riserva, con un periodo di maturazione di almeno due anni costituisce il vino della denominazione Conero DOCG.

Colli del Trasimeno

L’area dei Colli del Trasimeno si trova ad ovest di Perugia, attorno ai comuni limitrofi al Lago Trasimeno. Come uve a bacca bianca troviamo il Grechetto, il Trebbiano Toscano, la Malvasia del Chianti, il Verdello e il Verdicchio. Il Grechetto è l’unico vino monovarietale bianco della zona. Fra le uve a bacca nera si coltivano il Sangiovese, il Gamay, il Ciliegiolo, il Cabernet Sauvignon e il Merlot. Il Gamay, introdotto nella zona del Trasimeno oltre un secolo fa, oggi è così diffuso da essere considerato quasi un vitigno autoctono. I Gamay dei Colli del Trasimeno sono da considerarsi fra i migliori vini rossi DOC di quest’area.

Orvieto

Orvieto nel passato rappresentava uno dei pochi grandi nomi dell’enologia Italiana, ma la sua fama era dovuta più alle quantità prodotte e alla diffusione del vino che alla sua qualità. Negli ultimi anni il territorio sta progressivamente recuperando il terreno perduto ed i suoi vini, soprattutto i bianchi e i “Muffati“, passiti prodotti con uve attaccate dalla muffa nobile, la “Botrytis Cinerea“, sono ovunque conosciuti ed apprezzati. Il Procanico è il nome con cui è noto nella zona il Trebbiano Toscano, ma anche il Verdello, il Grechetto, il Drupeggio (Canaiolo Bianco) e la Malvasia Toscana sono i vitigni coltivati nel territorio. I bianchi sono prodotti anche nelle versioni Classico, Superiore e Classico Superiore. I rossi (Rosso Orvietano DOC), sono presenti sia come assemblaggi che come vini monovarietali, con il Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Pinot Nero, Ciliegiolo, Canaiolo Nero e Aleatico.

Montefalco

L’area di Montefalco si trova a circa 40 chilometri ad est di Perugia e, come la vicina Torgiano, anch’essa condivide sia la denominazione DOC che DOCG. Ai vini prodotti esclusivamente con Sagrantino, nelle versioni secco e passito, è riconosciuta la Montefalco Sagrantino DOCG. Il Sagrantino è un vino robusto e possente, con una carica tannica notevole e una rilevante ricchezza organolettica, capace di produrre vini apprezzati in tutto il mondo. A Montefalco si producono anche vini DOC nelle tipologie bianco e rosso. Il Montefalco Bianco è prodotto con Grechetto e Trebbiano Toscano, mentre il Montefalco Rosso è prodotto con uve Sangiovese e Sagrantino e disponibile anche nella tipologia riserva.

Torgiano

Torgiano si trova a pochi chilometri a sud di Perugia in un’area riconosciuta sia come DOC sia come DOCG. Torgiano è stata la prima zona dell’Umbria a raggiungere il traguardo della DOC, riconosciuta nel 1968 e della DOCG nel 1990. Il Torgiano Rosso Riserva è l’unico vino DOCG di questa zona, e viene prodotto prevalentemente con uve dei vitigni Sangiovese e Canaiolo Nero. I vini DOC di Torgiano sono molti, sia bianchi, che rossi, rosati e spumanti. Il Torgiano bianco è prodotto con Trebbiano Toscano e Grechetto e si affianca ai monovarietali a base di Chardonnay, Pinot Grigio e Riesling Italico. Il Torgiano rosso DOC è prodotto con Sangiovese, Canaiolo Nero e in piccola parte Trebbiano Toscano. Vi sono poi i vini monovarietali da Cabernet Sauvignon e Pinot Nero. Il rosato è prodotto con lo stesso uvaggio del Torgiano Rosso.

Scansano

La fama del comune di Scansano, situato in Maremma nella provincia di Grosseto, è dovuta al vino Morellino di Scansano DOCG che vi viene prodotto. Il Morellino è un vino di grande intensità e struttura prodotto sulla base del vitigno Sangiovese, chiamato in questa zona Morellino. Può essere prodotto anche nella tipologia riserva, nel qual caso deve venir sottoposto almeno a due anni di invecchiamento, di cui almeno uno in botti di rovere.

Carmignano

La zona di produzione della denominazione Carmignano DOCG corrisponde ai terreni collinari dei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano, in provincia di Prato. Essa è riservata al vino rosso, fermo, ottenuto a partire da uve del vitigno Sangiovese (min.50%), Canaiolo nero (max.20%), Cabernet Franc e Cabernet sauvignon (10-20%) e una eventuale aggiunta di uve bianche (max.10%) dei vitigni Trebbiano toscano, Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti. Il Carmignano è un vino rosso da invecchiamento, strutturato e al tempo stesso elegante ed armonico con un bouquet fine ed intenso.

San Gimignano

A San Gimignano, in provincia di Siena, oltre ai vini del Chianti si produce la Vernaccia di San Gimignano, vino bianco prodotto con le uve del vitigno autoctono omonimo, unico vino bianco DOCG della Toscana. E’ un bianco fresco ma corposo, disponibile nella tipologia base e in quella riserva, che viene sottoposto ad un affinamento, anche in legno, di almeno 11 mesi prima della sua messa in commercio.

Bolgheri

Bolgheri è una frazione del comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, venuta alla ribalta sulla scena dell’enologia italiana per la produzione del Sassicaia, creato dal marchese Mario Incisa della Rocchetta, in collaborazione con il famoso enologo Giacomo Tachis, a partire dai vitigni Cabernet sauvignon e Merlot. La risonanza mondiale di questo vino fu tale che nel 1994 venne insignito di una denominazione a lui dedicata in esclusiva, la Bolgheri Sassicaia DOC. Fu il Sassicaia, assieme ad altre creazione di Tachis come il Solaia e il Tignanello, a dare vita al fenomeno dei Supertuscans, ini robusti e complessi prodotti in prevalenza con uve “internazionali” quali Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Nero, alle quali in alcuni si unisce il Sangiovese. La DOC Bolgheri, separata dal Sassicaia, comprende vini sia rossi che bianchi, i primi basati sui vitigni Cabernet sauvignon e franc, Sangiovese, Melrot, Gamay e Syrah, i secondi sulle uve Vermentino e Trebbiano toscano.

Montepulciano

A Montepulciano, in provincia di Siena, Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG è prodotto con l’uva Prugnolo Gentile (nome con il quale viene chiamato il Sangiovese Grosso), al quale si aggiunge del Canaiolo Nero e facoltativamente ed in minor misura il Mammolo e il Colorino, oltre ad altre uve permesse dal disciplinare. Il Nobile di Montepulciano era noto già nel 1500 per la sua qualità, e fu anche ampiamente decantato da Sante Lancerio, il bottigliere di Papa Paolo III Farnese (1534-1559). Negli anni 1960 si iniziò a riscoprire il Nobile ed iniziò un processo di recupero dell’immagine che ebbe il suo compimento nel 1980, quando il Vino Nobile di Montepulciano fu riconosciuto come DOCG.

Montalcino

Il comune di Montalcino, in provincia di Siena, è famoso perché vi si produce il Brunello, il più prestigioso tra i vini toscani prodotti sulla base del Sangiovese. Brunello si chiama a Montalcino l’uva Sangiovese Grosso con la quale viene prodotto, inizialmente ad opera di Ferruccio Biondi Santi, che può a tutti gli effetti considerarsi il creatore di questo vino. Il Brunello di Montalcino, oggi riconosciuto come DOCG, viene prodotto con Sangiovese grosso in purezza e può essere immesso al consumo solo dopo 5 anni dalla vendemmia (6 per la riserva), con un periodo minimo di maturazione in botte di due anni.

Romagna

La Romagna è una zona storica posta ad est di Bologna, che comprende parte dei territori di quattro province, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Vi possono individuare due zone principali, una pre-collinare, che si estende dalle falde delle ultime formazioni collinari degli Appennini fino alla via Emilia, e una più prettamente collinare. La Romagna è famosa per il vino rosso prodotto con le uve del vitigno Sangiovese. Il Sangiovese di Romagna è un vino che può presentarsi in tipologie diverse da vini leggeri fino a vini di buona struttura, dal gusto secco e deciso. L’Albana di Romagna è stato il primo vino bianco italiano a ricevere il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (DOCG). Il riconoscimento del più alto livello di qualità a questi vini è dovuto soprattutto ai i migliori vini prodotti con questa uva, ottenuti con rese molto più basse di quelle previste dal disciplinare, una scelta adottata solamente dai migliori produttori. Di particolare interesse è la versione passita, che si impone come una delle migliori a livello nazionale.

Colli Bolognesi

L’area geografica dei Colli Bolognesi include la zona pedocollinare e di media collina compresa tra il fiume Panaro a Ovest e il torrente Idice a Est. La zona è attraversata dall’ampia vallata del fiume Reno e da quelle minori dei torrenti Samoggia, Lavino e Idice. Il vino più famoso è qui il Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOCG, un vino bianco, secco fine, armonico e caratteristico, prodotto con le uve del vitigno Pignoletto, autoctono di questa zona. I vini rossi sono prodotti con vitigni internazionali quali Cabernet Sauvignon e Merlot o la più tipica Barbera e hanno reso negli anni ’80 la zona dei Colli Bolognesi famosa in Italia e nel mondo. Ancora oggi la Barbera è giustamente considerata il vino storico dei Colli Bolognesi dove è ancora possibile trovare una produzione d’eccellenza, ricercata dai mercati internazionali.

Terre dei Lambruschi

Le province di Modena e Reggio Emilia devono la loro fama al Lambrusco, vino frizzante e immediato. I vitigni più importanti impiegati per la produzione di questi vini sono il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Grasparossa e il Lambrusco Salamino, ai quali si aggiungono il Lambrusco Marani e il Lambrusco Maestri. I vini frizzanti che se ne ricavano, secchi o amabili, si sposano a meraviglia con i piatti della cucina Emiliana, soprattutto con i tipici salumi locali. Importante è il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, prodotto nelle aree collinari nei pressi del borgo medievale di Castelvetro, in provincia di Modena.

Piacentino

La zona di produzione dei vini Colli Piacentini DOC comprende le colline poste a sud di Piacenza, nella zona dove fu ritrovato il Gutturnium, boccale d’argento che ha dato il nome al più celebre vino di questa zona, il Gutturnio, prodotto con uve Barbera e Croatina, qui detta Bonarda. La buona fertilità dei terreni delle colline piacentine produce uve caratterizzate dall’elevata acidità, che le rende ideali per la di vini frizzanti, che per il territorio oggi costituiscono la maggior produzione. Vi si producono comunque anche vini fermi atti anche ad affinamenti più o meno lunghi. Interessante anche il Vin Santo di Vigoleno, prodotto in quantità limitate da uve bianche aromatiche e non aromatiche.

Carso

La zona del Carso comprende la provincia di Trieste e in parte quella di Gorizia. I vini del Carso presentano caratteristiche organolettiche particolari, sicuramente sono dovute per una buona parte al territorio. Nel Carso il terreno è caratterizzato dalle “terre rosse”, strati argillosi che coprono anche di pochi centimetri il terreno calcareo sottostante. Le famose “doline” sono tipici avvallamenti carsici di forma circolare con sezione a ciotola o imbuto. La parte inferiore è piatta per cui nel fondo delle doline possono si possono praticare coltivazioni diverse, tra cui anche la vite. Le condizioni morfologiche e la pendenza dei versanti giocano qui un ruolo importante, creando situazioni di microclima molto diverse tra loro. Le modeste precipitazioni, la forte permeabilità del terreno e i forti venti (Bora) fanno sì che il deficit idrico sia piuttosto elevato, soprattutto nel periodo estivo. Nel Carso si coltivano soprattutto vitigni autoctoni, tra i quali la Vitovska è il più rappresentativo tra quelli a bacca bianca, mentre il Terrano, uva a bacca nera caratteristica per il suo tannino deciso e la spiccata acidità, dà il vino rosso più tradizionalmente legato al territorio.

Friuli Grave

La zona delle Grave coincide con quella della denominazione Friuli Grave DOC, la più vasta della regione, che si estende dalla provincia di Udine verso ovest, fino a quella di Pordenone. Il suo nome deriva dal terreno, ricco di sassi e ghiaia, ideale per produrre ottimi vini. Essa rappresenta oltre due terzi della produzione regionale di vino. I vini delle Grave hanno in generale minore complessità rispetto a quelli del Collio o dei Colli Orientali del Friuli, tuttavia il livello medio di qualità dei vini della denominazione è tra i più alti in Italia. Nelle Grave si producono vini bianchi da uve Chardonnay, Sauvignon Blanc e Tocai Friulano, mentre la produzione di vini rossi si basa prevalentemente sulle uve internazionali Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc e sul vitigno autoctono Refosco dal Peduncolo Rosso.

Colli Orientali del Friuli e Collio

Il Collio è situato nella parte orientale della regione, in provincia di Gorizia, fino al confine con la Slovenia, ed è particolarmente famoso per i suoi vini bianchi. Tocai Friulano e Ribolla gialla sono i vitigni più importanti che vi si coltivano, affiancati da vitigni internazionali come Chardonnay e Sauvignon. Con queste uve si producono sia vini varietali che interessanti assemblaggi, che permettono di fondere armoniosamente le caratteristiche delle diverse varietà di uva. Nel Collio si producono anche vini rossi, in particolare con uve Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. La zona dei Colli Orientali del Friuli è la seconda per fama ed importanza del Friuli-Venezia Giulia, e si trova più a nord-ovest, in provincia di Udine. Qui si produce uno dei vini passiti più ricercati e celebri d’Italia, il Picolit. Un altro vino dolce si produce dalle uve del Verduzzo Friulano, sia passite che di vendemmia tardiva. Come nel Collio, la produzione dei Colli Orientali del Friuli riguarda prevalentemente vini bianchi, in modo particolare da uve Tocai Friulano, Sauvignon e Chardonnay.  I vini rossi dei Colli Orientali del Friuli provengono da uve di vitigni internazionali, come Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero, mentre fra le uve autoctone a bacca nera risultano molto interessanti lo Schioppettino, il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Tazzelenghe e il Pignolo.

Conegliano-Valdobbiadene

Conegliano Valdobbiadene rappresenta la zona storica del Prosecco, che qui si identifica con l’omonima DOCG. Il Prosecco, da quando è stata creata la DOC che ingloba la maggior parte dei territori del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, è rapidamente arrivato a raggiungere primati da record in termini di quantità sui mercati mondiali. Se si ricerca la qualità, il Conegliano-Valdobbiadene Prosecco DOCG è il vino da scegliere, soprattutto quello proveniente dalla limitatissima sottozona di Cartizze, nel tradizionale stile extra-dry. Con la denominazione Colli di Conegliano DOCG, questa zona vinicola di eccellenza ci propone vini rossi di grandissima struttura, basati su vitigni internazionali, e i due passiti Refrontolo e Torchiato di Fregona, vini dolci rispettivamente rosso, dal vitigno Marzemino, e bianco, prodotto a partire dalle stesse uve del prosecco.

Breganze

In questa zona, collocata subito a nord della città di Vicenza, si coltiva il vitigno autoctono Vespaiola, con il quale si produce il ricercato passito Torcolato, oltre ad un bianco fermo di notevole freschezza e sapidità. I vini rossi, intensi e strutturati, sono prodotti a partire da uvaggi di vitigni internazionali, primi fra tutti il Cabernet Sauvignon e il Merlot.

Veronese

Le zone vinicole della provincia di Verona si estendono ad est e ad ovest di quella della Valpolicella. Esse includono Bardolino, con i vini rossi leggeri e rosati delicati prodotti a partire dagli stessi vitigni della Valpolicella, Custoza, leggermente più a sud, con i vini bianchi basati su un particolare uvaggio di uve locali, Lugana, con i vini banchi fermi a base del vitigno Trebbiano di Lugana, ed infine Soave, con i vini fermi e il dolce recioto, basati sul vitigno Garganega.

Valpolicella

La Valpolicella è un’ampia area vinicola che circonda su tre lati la città di Verona. La zona è costituita da una serie di vallate e di colline che entrano nella pianura disegnando una caratteristica forma di una mano, con caratteristiche comuni e proprie della Valpolicella come il clima ed il suolo. I vini della Valpolicella sono caratterizzati dall’uso di varietà autoctone dal territorio. La Corvina è la varietà più importante presente nell’uvaggio del “Valpolicella” e conferisce struttura e corpo. La Rondinella risulta invece particolarmente importante per l’apporto di colore che riesce ad assicurare al vino. Con questi vitigni vengono prodotti vini di diverse tipologie, dal Valpolicella base, più semplice ed accessibile, al Ripasso, prodotto con un’originale tecnica di rifermentazione che utilizza le vinacce dell’Amarone, allo stesso Amarone, vino di grande struttura e complessità prodotto con uve passite, al Recioto, vino dolce di grande intensità.

Trento

La denominazione Trento DOC, dedicata alla spumantizzazione con il metodo classico, come territorio si sovrappone alla DOC Trentino, comprendendo l’area dei comuni ubicati nella Valle dell’Adige, nella Valle di Cembra, nella Vallagarina, nella Valle del Sarca, nella Valsugana e nelle Valli Giudicarie. La zona di produzione della Trento DOC incide per un’area vitata di circa 800 ettari all’interno di questo territorio. Negli ultimi cento anni in Trentino la produzione di spumante è ininterrottamente progredita sia per numero di produttori, sia per quantitativi di bottiglie ottenute. Il Trento DOC è prodotto utilizzando le varietà di vite localmente più idonee alla spumantizzazione con il metodo della rifermentazione in bottiglia, Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero e Pinot Meunier. Il processo di elaborazione prevede un periodo minimo di permanenza sui lieviti della durata di 15 mesi, elevato a 36 mesi per la tipologia “riserva”.

Campo Rotaliano

La zona denominata “Campo Rotaliano” rappresenta l’area di produzione del vino Teroldego Rotaliano DOC e comprende un’area di circa 1.200 ettari sulla destra del fiume Adige, di fronte pareti montuose che sovrastano gli abitati di Mezzolombardo e Mezzocorona, attraversata dal torrente Noce. I vigneti sono ubicati ad una quota d 200 – 250 m s.l.m. Il vitigno idoneo alla produzione del vino Teroldego Rotaliano DOC è quindi rappresentato dalla varietà Teroldego. Di colore rosso scuro con riflessi granati, il Teroldego Rotaliano DOC presenta al naso fragranze di frutta matura che richiamano la mora selvatica, il mirtillo e il lampone. Al palato risulta forte, possente, quasi carnoso e avvolgente nella struttura solida e compatta.

Trentino

Per Trentino si intende l’intero territorio della provincia di Trento. All’interno di essa, la zona di coltivazione della vite comprende il territorio della Valle dell’Adige, della Valle di Cembra, della Vallagarina, della Valle del Sarca, della Valsugana e delle Valli Giudicarie. L’area vitata, di considerevole estensione , è prevalentemente montuosa o collinare. In Trentino vengono coltivati sia vitigni autoctoni, quali Lagrein, Marzemino, Moscato giallo, Moscato rosa, Müller-Thurgau, Nosiola, Rebo e Traminer aromatico che varietà internazionali, quali Cabernet, Chardonnay, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Riesling e Sauvignon.

Alto Adige

L’Alto Adige corrisponde al territorio della provincia di Bolzano, situata a nord di quella di Trento, e si estende fino al confine con l’Austria. La zona di produzione dei vini dell’Alto Adige insiste sulla una piccola parte del territorio che per altitudine ed esposizione è idonea alla coltivazione della vite. Essa si estende lungo la valle superiore percorso dal fiume Adige e lungo la Valle Isarco nella parte inferiore. Solamente l’8% della superficie della provincia è collocato nella fascia altimetrica compresa tra i 200 e gli 800 m.s.l.m., dove può crescere la vite. Il 14% dei vigneti si trova ad un’altitudine superiore ai 500 metri e il 30% dei vigneti si trova in zone di pendenza oltre il 30%, favorite da insolazione diretta e prolungata. La viticoltura dell’Alto Adige si è sviluppata partendo dalle varietà tradizionali come Lagrein, Schiava, Moscato giallo, tuttora presenti, a cui si sono aggiunte nell’Ottocento le varietà bordolesi (Cabernet, Merlot, Sauvignon), alcune varietà derivanti dalla Borgogna (diversi Pinot) e del Reno (Riesling, Sylvaner, Traminer aromatico). Da circa 50 anni sono stati introdotti Müller-Thurgau e Kerner. I vini bianchi coltivati ad altitudini oltre i 300 m, spiccono per la loro freschezza, e, dato l’ottimo irraggiamento solare si presentano fruttati ma allo stesso tempo con buona struttura. I vini rossi, prodotti per di più sotto le 400 m s.l.m., approfittano delle condizioni di più alte temperature e si presentano corposi, con tannini morbidi.

Valcalepio

La zona geografica della DOC Valcalepio comprende il territorio dell’area collinare a nord-ovest della città di Bergamo, delimitato a nord dalle Orobie, ad est dal lago d’Iseo ed a ovest dal monte Canto. I vitigni della DOC Valcalepio affiancano al tradizionale Moscato di Scanzo, utilizzato per la produzione di vini dolci passiti (Moscato dio Scanzo DOCG), vitigni a bacca nera internazionali (Merlot, Cabernet) e a bacca bianca quali Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio, per dare origine alle tipologie bianco, rosso e rosso riserva.

Franciacorta

La Franciacorta si trova sulla fascia collinare situata tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, in Lombardia. Il territorio di questa zona, anticamente cosparso di boschi, è stato ultimamente trasformato con l’impianto di numerosi vigneti che ne caratterizzano la peculiarità. Pur vantando una lunga storia, le cui radici risalgono all’epoca romana, il nuovo corso della vitivinicoltura della Franciacorta inizia a tutti gli effetti al principio degli anni sessanta, con la nascita delle prime cantine moderne. L’impulso alla viticoltura è arrivato grazie agli imprenditori del settore industriale che investirono e puntarono sulla coltivazione della vigna.  Oggi la Franciacorta è divenuta riferimento nazionale per quanto attiene la produzione di spumanti con il metodo classico e la Franciacorta DOCG è stata la prima a venir dedicata interamente agli spumanti metodo classico. I vitigni che costituiscono la base di questi vini sono lo Chardonnay, il Pinot bianco e il Pinot bianco. I vini fermi prodotti nella zona, perlopiù a sulla base di vitigni internazionali, rientrano nella denominazione Curtefranca DOC.

Oltrepò Pavese

L’area della Oltrepò Pavese DOC si inserisce nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge verso l’Emilia-Romagna, un lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. I vitigni tradizionalmente coltivati nell’area sono la Barbera, il Riesling, la Croatina. Il Pinot Nero è però il vitigno più conosciuto tra quelli coltivati nell’Oltrepò Pavese. Vinificato in rosso, dà vita alla tipologia Oltrepò Pavese Pinot Nero DOCG, mentre vinificato in bianco o in rosato costituisce la base per gli spumanti Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG. I vini bianchi vengono invece prodotti con i vitigni Riesling (soprattutto Italico), Cortese, Moscato, Malvasia, Chardonnay e Sauvignon.

Canavese

Il Canavese è un’area geografica collocata a cavallo delle province di Torino, Biella e Vercelli. L’omonima denominazione (Canavese DOC) comprende vini prodotti con le numerose varietà di uva che vengono coltivate in quest’angolo del Piemonte. Tra quelle a bacca bianca, spicca l’Erbaluce, mentre tra quelle a bacca nera le principali sono il Freisa, la Bonarda piemontese e l’uva rara. L’Erbaluce di Caluso DOCG è il vino più famoso, prodotto sia come vino secco che come passito, il prezioso Caluso passito DOCG, una delle massime espressioni dell’enologia di questo territorio.

Gattinara e Ghemme

Rispettivamente collocate nelle province di Vercelli e Novara, queste due zone vinicole dell’Alto Piemonte sono confinanti e vocate alla produzione di vini DOCG a base di Nebbiolo, qui chiamato Spanna. Entrambne le denominazioni locali, Gattinara DOCG e Ghemme DOCG prevedono l’utilizzo del Nebbiolo per un minimo del 90%, e la rimanente parte può essere basata sui vitigni Vespolina e/o Uva rara. I vini prevedono lunghi affinamenti prima della loro immissione sul mercato (minimo 35 mesi) dei quali una buona parte in botti di rovere.

Astigiano

L’Astigiano rappresenta, dal punto di vista vitivinicolo, uno dei più importanti distretti italiani focalizzati sulla spumantizzazione. E’ il regno del Moscato bianco, protagonista della Asti DOCG, lo spumante dolce italiano più conosciuto al mondo, e del Brachetto d’Acqui DOCG, uno dei pochi spumanti rossi, anch’esso dolce e basato sul profumatissimo vitigno autoctono da cui prende il nome.

Monferrato

Il Monferrato è una regione storico-geografica del Piemonte, che si estende tra le province di Alessandria ed Asti, sino a giungere ai piedi dell’Appennino ligure e le province di Genova e di Savona. Confina poi anche con le Langhe e il Roero, e a ad ovest, si estende fino alle Colline Torinesi. Il Monferrato è suddiviso in tre aree principali, Il Basso Monferrato, o Monferrato Casalese, ossia la parte della provincia di Alessandria consistente nei paesi che gravitano attorno a Casale Monferrato, una delle capitali storiche di questo territorio, il Monferrato Astigiano (provincia di Asti) e l’Alto Monferrato, che si estende verso sud a partire dalla Val Bormida sino a lambire i piedi dell’Appennino Ligure. Dal punto di vista vinicolo è una zona ben caratterizzata, con la Barbera come vitigno a bacca nera più importante (Barbera del Monferrato DOC e del Monferrato superiore DOCG), seguita dal Grignolino e dal Ruchè (Grignolino del Monferrato Casalese DOC e Ruchè di Castagnole Monferrato DOC). Il più importante vitigno a bacca bianca è il Cortese (Cortese dell’Alto Monferrato DOC).

Langhe

Le Langhe sono le colline attorno ad di Alba, poste alla destra del fiume Tanaro. Questa importante zona vitivinicola include anche quelle del Barolo e Barbaresco. L’area di produzione del Barolo DOCG è rappresentata dai cinque celebri comuni che costituiscono altrettante zone della denominazione, Barolo, Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba. I vini che vi vengono prodotti hanno caratteristiche diverse, ad esempio i vini del comune di Barolo e La Morra hanno carattere più morbido e aromatico, mentre quelli di Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba sono più robusti e intensi e maturano più lentamente. Il Barbaresco DOCG, sempre basato sul vitigno Nebbiolo, è uno straordinario vino che prende il nome all’omonima città in cui si produce, non lontano da Barolo. La fama del Barbaresco è certamente più recente di quella del Barolo.  Negli anni ’60 furono soprattutto e Giovanni Gaja e Bruno Giacosa ad investire nel Barbaresco, che è ormai diventato uno dei vini più ricercati al mondo. Il Barbaresco è in genere più immediato e gentile rispetto al Barolo e si produce nelle località di Barbaresco, Treiso e Neive, ognuna delle quali, grazie alle tipicità della zona, conferisce specifiche caratteristiche al vino. Nelle Langhe non si coltiva solo il Nebbiolo, ma anche il Dolcetto e la Barbera. Dogliani e Diano d’Alba sono famose per il loro Dolcetto, quest’ultima con ben 77 cru diversi nel suo territorio. Si tratta di un vino dalle spiccate note fruttate, con una buona tannicità ma bassa acidità, cosa che non consente lunghi periodi di maturazione in botte. La Barbera fino a qualche decina di anni fa era considerata adatta a produrre vini meno pregiati, ma grazie a vinificazione attente e di qualità ha recentemente sfatato questo mito. Il Pelaverga è un vitigno spesso dimenticato, ma capace di produrre vini di notevole interesse. Con la Favorita e l’Arneis, si producono la maggior parte dei vini bianchi delle Langhe e del Roero. Il Roero si trova sulla riva sinistra del fiume Tanaro ed anche qui l’uva a bacca nera più diffusa è il Nebbiolo.

Chianti

Il Chianti è la più grande zona vinicola toscana, che oltre alla zona più storica del Chianti Classico DOCG, a cavallo tra  in provincie di Siena e di Firenze, comprende anche territori delle province di Firenze, Arezzo, Pisa, Pistoia e Prato. Questi territori sono rappresentati da altrettante sottozone della denominazione Chianti DOCG, ossia Colli Aretini, Colli Senesi, Colli Fiorentini, Colline Pisane, Rufina, Montalbano e Montespertoli. I vini del Chianti sono prodotti prevalentemente con Sangiovese e Canaiolo Nero, una piccola parte di Malvasia Bianca e Trebbiano Toscano, oltre ad altre uve ammesse dal disciplinare, in genere Cabernet Sauvignon e Merlot. Nonostante la presenza di uve “internazionali” nel Chianti sia sempre più comune sono ancora molti i produttori che preferiscono utilizzare nell’uvaggio esclusivamente i vitigni tradizionali del luogo.

Valtellina

La Valtellina è la regione vinicola più a nord della Lombardia. Essa corrisponde al bacino del fiume Adda, a monte del lago di Como e assieme alla Valchiavenna forma la provincia di Sondrio. I vini della Valtellina, principalmente rossi vengono prodotti soprattutto con le uve Nebbiolo, localmente detta Chiavennasca. I vigneti sono posti su terrazzamenti esposti verso sud, lungo le pendici della media e bassa valle, ad altitudini che possono arrivare a 700 m.s.l.m. Le denominazioni più prestigiose sono il Valtellina superiore DOCG con le sue sottozone (Inferno, Grumello, Sassella, Valgella, Maroggia) e lo Sforzato di Valtellina DOCG (ottenuto con uve Chiavennasca lasciate appassire).