Nerello mascalese

Il Nerello mascalese è un vitigno a bacca nera che cresce prevalentemente su terreni costituiti per la gran parte da sabbie vulcaniche, nella zona dell’Etna e di Torre Faro, frazione del comune di Messina. Viene detto anche Negrello e Niuriddu mascalisi in siciliano. Il nome Nerello è legato al colore intenso delle sue uve, mentre “mascalese” deriva dal fatto che da secoli viene coltivato nella Contea di Mascali.  Il Nerello mascalese concorre per l’80-100% all’uvaggio del vino Etna rosso DOC e per il 45-60% a quello del vino Faro DOC. Autoctono delle pendici dell’Etna, l’origine del Nerello Mascalese si perde nella notte dei tempi.  Il nome Nerello è legato al olore intenso delle sue uve, mentre “mascalese” deriva dal fatto che da secoli viene coltivato nella Contea di Mascali. Nella zona etnea tra Mascali e Randazzo si possono ancora trovare antichissime vigne ad alberello di Nerello Mascalese, aggrappate alla montagna su terrazze nere di pietra lavica, senza un sesto d’impianto geometrico delle viti. Questo avveniva perché sull’Etna in passato era molto diffusa la pratica di allevamento della vite per propaggine, che consisteva nell’interrare un tralcio della vite per ottenere la moltiplicazione per propagazione della pianta. Questo metodo antico ci permette di ammirare ancora oggi in questi vigneti una cospicua presenza di viti a piede franco. I vini prodotti con il Nerello mascalese hanno gradazione alcolica elevata (13-14°) e hanno una particolare predisposizione all’invecchiamento. I vini hanno poi una grande variabilità di caratteristiche organolettiche a seconda della zona di coltivazione. Il Nerello mascalese, infatti, come anche il Nebbiolo e il Pinot nero, ha una notevole sensibilità all’annata e al territorio di provenienza.