Raboso Piave

Il Raboso Piave è un vitigno autoctono a bacca nera della provincia di Treviso, derivato presumibilmente dalla addomesticazione di viti selvatiche che crescevano spontaneamente sulle colline attorno al fiume Piave. Le origini del nome Raboso sono incerte. Esso potrebbe derivare dall’omonimo torrente che scorre nell’area del Piave, oppure derivare dall’espressione dialettale “rabbioso”, impressione che si poteva avere assaggiando il vino tradizionalmente prodotto da quest’uva, il cui contenuto spicca per acidità e tannini, che combinati assieme danno un effetto decisamente astringente. Proprio per questa ragione il Raboso è stato da sempre considerato un vitigno “rustico”, adatto per la produzione di prodotti di qualità minore e vini da taglio. Questa interpretazione “tradizionale” del Raboso viene attualmente affiancata da interpretazioni “ingentilite” del vino, prodotte utilizzando attente tecniche di vinificazione, incluso l’appassimento. Oggi il Raboso è alla base delle DOC Piave e Venezia e della DOCG Malanotte del Piave. Il Raboso Piave è coltivato anche nella bassa padovana, attorno al comune di Bagnoli, dove è noto col sinonimo di “Friularo“. Il Raboso Piave non ha nulla a che vedere col Raboso Veronese, se non il nome e l’essere originari della stessa regione, il Veneto. Il colore dei vini Raboso Piave vinificati secondo la tradizione è un rosso rubino intenso, con al naso profumi vinosi che evolvono in note di frutta rossa e di frutti di bosco. Al palato si distingue per la tagliente acidità e la forte carica tannica, più che per la struttura, sostenuta ma non impressionante. Il Raboso dà vini dalla buona predisposizione all’invecchiamento, che vengono spesso affinati a lungo in grandi botti di rovere. La sua caratteristica forte acidità rende il Raboso Piave particolarmente adatto alla produzione di basi da spumantizzare, previa l’accurata vinificazione in bianco delle uve. La tipologia Piave Malanotte invece verte invece su un’altra caratteristica di quest’uva, ovvero la sua predisposizione all’appassimento, per dare vini più corposi, ma anche eleganti, dal tannino più maturo e meno aggressivo, austeri e longevi.